Problemi col passato / Troubles with the past

by simonacampli

Ognuno di noi è un insieme di storie diverse.

Le esperienze che abbiamo vissuto, le persone che abbiamo avuto vicino, i luoghi che abbiamo visitato rappresentano una grande parte di ciò che diventiamo e di come impostiamo il nostro presente e il futuro.

A volte succede che il passato diventi però un fardello doloroso.

Qualcosa che abbiamo vissuto sembra non passare mai ed il presente è completamente invaso fino al punto che si crea un blocco.

Una strada da percorrere nell’affrontare una difficoltà simile è sicuramente quella di chiedersi “cosa mi tira indietro?” . In un certo senso qui ci chiediamo il perchè della difficoltà che stiamo vivendo. Sfortunatamente non è sufficiente però per rimuovere il blocco, in quanto spesso anche dopo aver messo a fuoco la fonte di dolore, rabbia, insicurezza e disagio non siamo in grado di rimandare nel passato questi fantasmi per continuare con la nostra vita.

Come mai? Come funziona una difficoltà simile? E soprattutto cosa facciamo per mantenerla senza rendercene conto?

Facciamo un esempio più concreto. Una delle situazioni in cui può essere arduo rimettere il passato nel passato è quando viviamo una perdita. Può esserci stato un lutto oppure la fine di una storia d’amore, in ogni caso ciò che si sperimenta è una assenza forte e spesso improvvisa.

All’inizio si può sperimentare una sorta di effetto shock, non ci si rende conto del tutto di ciò che è accaduto o si fatica ad accettarlo e quindi in questo primo momento si può avere la tentazione di distrarsi e fare “come se” nulla fosse successo.

Poco dopo sopraggiungono le prime forti sensanzioni di dolore, angoscia, disperazione, ancora miste ad incredulità e spaesamento.

Il dolore spesso lascia spazio o si mescola alla rabbia, al senso di delusione ed a forti sentimenti di ingiustizia.

A questo punto con il passare del tempo la ferita potrebbe rimarginarsi e lasciare una cicatrice che sarà il simbolo di ciò che abbiamo vissuto e arrichirà la nostra storia personale, nella migliore delle ipotesi saremo in grado di selezionare alcuni tra i migliori ricordi di questa esperienza per portarceli dietro nel nostro bagaglio di vita.

A volte però in un momento qualsiasi di questo percorso di cicatrizzazione può esserci un ristagno e quindi il bagaglio si trasforma in una sorta di gobba pesante che ci impedisce di continuare il nostro percorso se non con enorme fatica, come un Quasimodo che non riesce a camminare guardando negli occhi il proprio presente e futuro.

Le spiegazioni di una difficoltà a lasciar andare il passato possono essere molte. Ci può essere il timore di perdere definitivamente qualcuno o un’epoca importante della nostra vita. Possono esserci sensi di colpa non metabolizzati o al contrario una rabbia irrisolta verso qualcuno che ci ha feriti lasciandoci vittime e insoddisfatti.

Qualunque sia la spiegazione vivere un presente coperto del proprio passato è un’impresa ardua, piena di ostacoli e di sofferenze. Non ci si dà la possibilità reale di andare avanti e costruire un nuovo capitolo della propria storia e spesso si priva di questa possibilità anche chi ha condiviso con noi quel passato.

Ogni storia ha la sua chiave di volta ma ci sono dei comportamenti che mantengono la difficoltà con il proprio passato e questi comportamenti si ritrovano molto spesso nelle diverse esperienze di vita.

Il passato viene mantenuto vivo nel presente attraverso la parola. Parlare e raccontare ciò che si è vissuto, non solo per ricordare i momenti migliori ma per sfogarsi, recriminare e rivivere quel senso di dolore e di insoddisfazione fa si che la ferita non possa rimarginarsi. E’ come buttare sale su di essa.

Distrarsi e comportarsi “come se” nulla fosse, come se tutto fosse risolto è in maniera opposta un precursore di molti breakdown, ad un certo la calma lascia il posto alla tempesta.
Nel frattempo siamo perseguitati da flashback, sogni, rivisitazioni dolorose di alcune esperienze vissute che costruiscono un vero e proprio stato psicofisico di trauma minando profondamente la nostra emotività.

Ogni tentativo di andare avanti e costruire nuovi rapporti o nuove esperienze si poggia su un terreno accidentato e quindi non riesce a crescere e a svilupparsi.

Come possiamo fare uscire fuori in maniera più sicura e costruttiva qualcosa che ancora ha il sapore di amaro, tristezza e a volte rabbia, senza venirne travolti come dall’esplosione di un vulcano?

Riconoscendo onestamente a noi stessi di aver bisogno di un pò di tempo per rimettere il passato nel passato e a questo scopo scegliendo dei momenti della giornata per riviverlo in maniera privata attraverso la scrittura.

Non sarà inizialmente un compito semplice ma maggiore è la costanza più veloce sarà il miglioramento.
Ricostruire il racconto delle nostre esperienze più difficili da superare può restituire senso al nostro vissuto, permetterci di attraversare un passo per volta questo fiume di ricordi densi di sensazioni per poi ritrovarci dall’altra sponda magari più stanchi ma più leggeri, con un bagaglio più sereno di ricordi selezionati mentre tutto il resto è rimasto di là o è stato assorbito dall’acqua e non verrà dimenticato ma avrà una volta per tutte ritrovato il suo posto.

Avremo così rimesso il passato nel passato e saremo pronti per continuare il nostro viaggio.

 

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Each of us is a collection of different stories.
The experiences that we lived, the people we got close, the places that we visited are a big part of what we are and how we set up our present and future.

Sometimes it happens that the past becomes a painful burden.Something that we lived seems to never go and the present is completely flooded with it to the point that it creates a block.

A way to go in solving a difficulty like this one could certainly be wondering ‘ what pulls me back? ‘. In a sense, here we ask ourselves “why” we are experiencing some difficulties. Unfortunately it is not enough, however, to remove the block, as often even if having discovered the source of pain or anger or insecurity, we can’t put off in the past these ghosts, to go on with our lives.

What is the logic behind a problem like that? And especially what are we doing to maintain it, even without realizing it?

Let’s take a concrete example.
One of the situations in which it may be difficult to put the past in the past is when we experience a loss. It may have been a grief or the end of a love story, in any case what one experiences is a powerful and often sudden absence.
At the beginning you can experience a kind of shock effect, without fully realizing what happened or is difficult to accept it and then you might have the tendency to get away and do ‘ as if nothing had happened”.  Shortly after some feelings emerge such as strong pain, anguish, despair, blended  with disbelief.  The pain often leaves room or stirs into anger, sense of disappointment and strong feelings of injustice.

At this point in time the wound may heal and leave a scar that is the symbol of what we experienced and it could enrich our personal history, in the best case scenario we will be able to select some of the best memories of this experience to carry them behind in our luggage.
Sometimes, however, at some point of this healing path there can be a stagnation and then your baggage turns into a sort of heavy hump that impede us from continuing the path if not with enormous effort, as a Quasimodo who cannot walk looking straight ahead his present and future.

There can be many explanations of having a hard time letting go of the past.
There may be fear of losing someone or an era that was definitely important in our lives. There may be feelings of guilt not metabolized or otherwise an unresolved anger towards someone who hurt us.  
Whatever the explanations are, living a present covered of its past is a daunting task, full of obstacles. There is no real possibility to go ahead and build a new chapter of our history and often we deprived of this chance even the others who shared with us that past.  
Each story has its own key but there are behaviors that create struggles with the past and these behaviors are similar quite often in many stories.

The past is kept alive in the present through the use of word. Talk and tell what it is that we lived, not only to remember the best times but to blow off steam, recriminating and relive that sense of pain and dissatisfaction impede the wound to heal. It’s like throwing salt on it. 

Relax and behave ‘ as if ‘ nothing had happened, as if everything was resolved, is, even in an opposed way, the first step to many breakdown, at a certain point calm gives way to the storm.

Meanwhile we are haunted by flashbacks, dreams, painful reinterpretations of some experiences that build a real psycho-physical state of trauma deeply undermining our emotions.  Any attempt to go ahead and build new relationships or new experiences rests on a rugged terrain and therefore fails to grow and develop.

How can we vent in a more constructive and safe way something that still has the taste of bitterness, sadness and anger, without getting swept away as by the explosion of a volcano?
Honestly acknowledging to ourselves that we need a little time to put the past in the past and to do this by choosing some moments of the day to relive it privatly through writing.

It won’t be a simple task to begin with but the more we do it, consistently, the faster the improve will be.
Rebuild the story of our challenging experiences can give back meaning to them, allow us to cross one step at a time this river of memories and then find ourselves on the other side maybe more tired but lighter, with a positive luggage of selected memories while the rest remained there or has been absorbed by the water and will not be forgotten but let go.  
We have finally put the past in the past and we are ready to continue our journey.

 

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