Parliamo di Crisi -Talking about Crisis

by simonacampli

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

(Albert Einstein)

 

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla centralità del tema della crisi.

Principalmente la crisi economica, iniziata circa cinque anni fa, ha destabilizzato i macro equilibri in cui vivevamo. Da essa si è palesata una profonda crisi sociale che poi, rapportata all’individuo, ha generato situazioni personali di profonda difficoltà.

La cronaca ha riportato diversi casi di violenza estrema, come i suicidi di lavoratori e imprenditori disperati.

Il rapporto Demos del Dicembre 2012 dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza parla di un’insicurezza globale per almeno il 41% degli italiani. Esseri insicuri nella quotidianità per cause diverse e in maniera non specifica ma diffusa.

Non si soffre solo per la mancanza di lavoro però; mentre la disoccupazione aumenta tragicamente, aumentano anche le ore lavorative.

Non è facile trovare lavoro ma chi ne ha uno lavora di più. Basti pensare anche all’evoluzione tecnologica che ci ha dato la possibilità di seguire il nostro lavoro potenzialmente ovunque e comunque. Sempre.

Inoltre, negli anni della precarietà professionale, ci sono sempre meno impieghi flessibili o part-time.

Piccoli – grandi paradossi odierni che spingono “il tempo di vita” ad assottigliarsi in favore del “tempo del lavoro”. (A. Bonomi, E. Borgna, “Elogio della depressione”, Einaudi, 2011)

Lo stress è, di conseguenza, una comune fonte di sofferenza, un fenomeno incredibilmente internazionale, interculturale e interclassista.

Byung-Chul Han nel suo recente saggio “la società della stanchezza” dipinge una società iperattiva, dove l’individuo, ossessionato dalla prestazione, perde la facoltà di contemplare e di riflettere, di ascoltare intorno a sé, perdendosi in un vivere che assomiglia sempre più al sopravvivere.

Citando metaforicamente Melville nel suo racconto “Bartleby”, l’autore rende questo personaggio una sorta di antieroe odierno, protagonista di una “storia dell’esaurimento”.

A mio parere quando si cerca di comprendere meglio un fenomeno è sempre utile partire dal concetto che lo definisce e dalla sua etimologia.

Il termine crisi per questo mi affascina profondamente, perché racchiude al suo interno un’etimologia tutt’altro che funesta:

Crisi: dal latino CRISIS, dal greco KRISIS (κρίσις), che deriva da KRINO separo e in senso figurativo decido (dal verbo CERNERE).

In senso generico momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da un’altra differente.

O anche

Crisi: scelta. E’ un cambiamento stressante o traumatico per l’individuo.

Viceversa, nel mondo ellenico, la crisi politica, sociale e morale interna alla polis, portatrice di conflitti nel popolo, veniva riassunta in un concetto espresso dalla parola STASIS (gr. στασις), inattività, assenza di cambiamento.

***To be continued

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Creativity is born from the anguish as the day is born from the dark night. It is in the crisis that rises the inventiveness, the discoveries and the great strategies. Who overcomes the crisis overcomes itself without being old. Who attributes his/her failures and uneasiness to the crisis, inhibits his/her own talent and gives more value to the problems than to the solutions. The true crisis is the incompetence. The greatest drawback of the people and the nations is the idleness into looking for solutions and way of exit to their own problems.

(Albert Einstein)

 

These recent years have been characterized by the importance of the “crisis” theme.

Mainly the economic crisis, burst around five years ago which has destabilized the macro- balance in which we lived. From it has been revealed a deep social crisis that in the individual system, has produced personal situations of high difficulty.

The chronicle has brought different cases of extreme violence as the suicides of workers and desperate entrepreneurs.

The Demos report of December 2012 of the European observatory on the safety speaks of a global insecurity for at least the 41% , only in Italy. Being insecure in everyday life for different causes and in unspecific and diffused ways.

We don’t suffer only for the lack of jobs however; while the unemployment tragically rises, working hours also are increased.

It is not easy to find a job but once you have it, it is required to work more. Let’s reflect for exemple about the technological evolution that has given us the possibility to potentially follow our job anywhere and at anytime. Always.

Besides, in the years of professional uncertainty, there are less and less flexible employments or part-time jobs.

Small or great today’s paradoxes that push “the time of life” to grow thin for the “time of the job.” ( Bonomi,  Borgna, “Elogio della depressione”, Einaudi 2011)

The stress is, then, a common source of suffering, an incredibly international phenomenon, intercultural and among classes.

Byung-Chul Han in his recent essay “the society of the tiredness” speaks to an hyperactive society, where the individual, obsessed by the performance, loses the faculty to contemplate and reflect, to listen around, losing also himself/herself in a way of living that resembles more and more to mere surviving.

Metaphorically quoting Melville in his “Bartleby”, the author makes this character a sort of today’s antihero, protagonist of one “history of exhaustion.”

In my opinion when trying  to understand better a phenomenon it is always useful to start from the concept that defines it and from the etymology.
That’s why “crisis” fascinates me so deeply, because it holds inside itself an unexpected etymology:

Crisis: from the Latin CRISIS, from the Greek KRISIS (κρίσις), that derives from KRINO: I separate, and in figurative sense, I decide (from the verb CERNERE).

In a generic sense: moment that separates a way to be or a series of phenomena from a previous one.

Or also

Crisis: choice. A stressful or traumatic change for the individual.

Vice versa, in the Hellenic world, the inside political, social and moral crisis in the polis, bearer of conflicts among people, was reassumed in a concept expressed by the word STASIS (gr. στασις), inactivity, absence of change.

 

***To be continued

 

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