Parliamo di Crisi- Talking About Crisis -p.2

by simonacampli

Nel nostro ultimo incontro abbiamo definito la crisi, ogni crisi -anche quella che stiamo vivendo noi- come un momento dinamico, di svolta, di scelte, di crescita quindi, definibile in senso positivo o negativo più dai suoi esiti comportamentali che dall’essere fonte di stress per definizione.

Parlare delle reazioni comportamentali individuali è un riduttore di complessità potentissimo, così come ci è stato insegnato in quel fondamentale libro che è “Change” (P. Watzlawick, J.H.Weakland, R.Fisch, Astrolabio, 1974) attraverso il concetto di tentata soluzione: tutti gli sforzi effettuati per risolvere un problema che in realtà non fanno altro che mantenerlo o crearne uno ex novo.

La reazione patologica più diffusa in questa situazione critica, stando almeno a ciò che viene pubblicizzato dai media, è la depressione, che già nel 2009 era stata definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il “male del secolo”.

La Psicoterapia Breve Strategica nella sua organizzazione più evoluta è incline a considerare la risposta depressiva, più che come malattia indipendente, come una sofferenza effetto di disagi diversi, che si manifesta con molte facce, tutte accomunate da uno stesso atteggiamento, una principale tentata soluzione: la rinuncia.

Questa risposta comportamentale viene individuata come effetto di un processo di formazione dell’ideazione depressiva che si articola in tre momenti: illusionedelusionedepressione.

La rinuncia è infatti l’atteggiamento che possiamo ritrovare anche nell’isolamento sociale che sempre più gli studiosi della crisi –sociologi, psicologi, antropologi- ritrovano connesso alle storie di chi, questa crisi la vive in prima persona.

Se quindi ci troviamo a vivere un periodo di profondo disagio contrapponendo ad esso un atteggiamento non di reazione attiva, per coglierne le sue possibilità di evoluzione, ma bensì con una risposta rinunciataria, le spiegazioni possono essere ovviamente molteplici, tante quante, osservando la questione da un’ottica costruttivista, sono le realtà che ogni individuo può creare e  portare nella propria esperienza.

Per comprendere meglio quali difficoltà si possono costruire a livello individuale, della persona, in risposta ad una situazione pervasiva di crisi, abbiamo già proposto, seguendo un approccio di intervento strategico, una riflessione sulle tentate soluzioni.

Nei precedenti post ( vedi in Gestire la precarietà) abbiamo analizzato come funziona il problema e cosa viene fatto per mantenerlo, vedendo come le reazioni comportamentali si legano a delle emozioni. Abbiamo quindi preso ad esame, per semplificare la vastissima gamma delle emozioni umane, quattro emozioni di base che possono raccoglierle tutte : paura, rabbia, dolore e piacere.

Semplificare non è rendere semplice qualcosa che è profondamente complesso. Spesso, le reazioni emotive si mescolano tra di loro, accompagnando la persona insieme, nel vivere le esperienze di tutti i giorni. A volte può essere difficile dividerle tra di loro.

Può essere, quindi, utile, al fine di riflettere sulla crisi odierna e sulle difficoltà emotive che vivono gli individui protagonisti di questa crisi, utilizzare dei macro contenitori, delle grandi “scatole di emozioni” che hanno al loro interno moltissime sfumature, sensazioni diverse che però possono essere ricondotte all’emozione di base.

Le emozioni e i modi per peggiorare che abbiamo raccontato in Gestire la precarietà , vengono popolarmente ricondotte ad una depressione in senso generico.

La Terapia Breve Strategica lavora sul funzionamento del problema, più che sul suo nome.

Il funzionamento di queste difficoltà nella maggior parte dei casi ruota intorno alla rinuncia. La rinuncia del cambiamento che mi ricorda una particolare immagine creata da Kafka nella rivisitazione del mito di Prometeo.

gli dei si stancarono, le aquile si stancarono, la ferita si richiuse, stancamente”.

Seguendo l’interpretazione di Byung-Chul Han sembra quasi che Kafka parli di una stanchezza che cura.

Potrebbe quindi essere possibile partire dalla rinuncia, utilizzandola, per sbloccare creativamente la stasis in cui viviamo?

“Una stanchezza che non deriva da un riarmo sfrenato, ma da un cordiale disarmo dell’Io”.

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In our last meeting we have defined crisis, every crisis -also the one we are living now- as a dynamic moment, a situation of choices, of growth, therefore definable in positive or negative sense more from the behavioral outcomes than from being source of stress for definition.

Speaking of individual behavioral reactions is a powerful reduction of complexity, as it has been taught in that fundamental book that is “Change” (P. Watzlawick, J.H.Weakland, R.Fisch, Astrolabe 1974) through the concept of attempted solution: all the efforts tried to resolve a problem that in reality maintain it.

The more diffused pathological reaction in this critical situation, as said by the media, is depression, that already in 2009 had been defined by the World Health Organization the ” illness of the century.”
The Strategic Brief Psychotherapy in its more recent evolution is inclined to consider depression a reaction, more than as independent illness as a suffering effect of different problems, that manifests itself in different ways, all united by the same attitude a main tempted solution: giving up.

A behavioral reaction as effect of a building process of the depressive ideation that articulates in three moments: illusion – disappointment – depression.

Giving up is in fact the attitude that we can also find again in social isolation that more and more the researchers studying the crisis -sociologists, psychologists, anthropologists – find connected to the histories of whom is main characters in this difficult situation.

If therefore we find us to live a period of depth uneasiness contrasting it not with an attitude of active reaction, to gather our own possibilities of growth, but on the contrary with giving up, the explanations can obviously be different.
So many as many are the realities that every individual can create and to bring in his/her own experience, observing the situation from a costructivist point of view.

To understand better which are the difficulties that more often can be built from individuals, in reaction to a deep situation of crisis, we have already proposed, following a strategic approach, a reflection on attempted solutions.

As you can read in Managing Uncertainty, we talked about how the problem works and what we can do to maintain it or make it worse, considering how the behavioral reactions are tied to emotions.
We have taken therefore to examination, to simplify the vast range of the human emotions, four basic emotions: fear, anger, pain and pleasure.

To simplify is not to make simple something that is deeply complex. The emotions often mix among them, living with the person together, in everyday life. Sometimes can also be difficult to isolate them.
Can be, therefore, useful,to reflect on today’s crisis with an emotional perspective, to use some macro areas,some big “boxes of emotions” that have inside a lot of tones, different feelings that can be brought back to the basic sensation.

These emotions and the ways to worsen our situation were the topic we have handle in Managing Uncertainty, and are popularly brought back to a depression, in generic sense.

Brief Strategic Therapy works on how the problem works, more than on its name.

These difficulties, in the greatest part of the cases, rotates around giving up.
This remembers me a particular image created by Kafka in his review of the myth of Prometheus.

“the gods got tired, the eagles got tired, the wound healed, tiredly.”

Following the interpretation of Byung-Chul Han almost seems that Kafka speaks of a tiredness that heal.

Can it be possible to start from giving up, using it creatively to turn over the stasis in which we live?

“A tiredness which doesn’t bring to an uncontrolled rearmament but instead build a  pleasent disarmament of Id ”.

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