Comunicazione Efficace: mirroring

by simonacampli

Mirror-Piece-I

Vi capita mai di avere una discussione con una persona cara basata su un semplice malinteso?

Ad esempio prendiamo una situazione della vita quotidiana: dopo una giornata stancante di impegni lavorativi e non si torna a casa innervositi e con un po’ di mal di testa. Parlando del più e del meno la persona che avete di fronte dice una frase che vi infastidisce e prima che ve ne possiate accorgere siete nel bel mezzo della discussione! Ponendovi in una posizione difensiva, giustificate la vostra tesi : “hai cominciato tu! se non avessi detto: ” seguite con il ripetere a parole vostre la frase imputata come causa del fastidio iniziale.

L’altra persona allora attonita vi risponde: “ma io non ho mai detto queste parole!”

Ci troviamo in una situazione di malinteso comune in cui le parole dette da qualcun altro, seppur con un proprio significato, vengono ricevute dall’interlocutore diversamente. Si salta spesso a conclusioni immediate e da lì può nascere una impasse comunicativa, fino ad una vera e propria lite.

Se poi questo accade con qualcuno che conosciamo bene, figuriamoci quanto è più probabile che si possa costruire un malinteso quando partecipiamo ad una comunicazione con qualcuno di meno conosciuto.

Le tecniche per una comunicazione efficace sono moltissime, soprattutto se si analizza la comunicazione nei suoi vari aspetti, verbali e non verbali.

Oggi vorrei parlarvi di una di queste tecniche: il “mirroring” o ricalco.

Ricalcare l’altra persona significa prima di tutto osservarla nella comunicazione, partendo dal contenuto di ciò che ci sta dicendo ma, parallelamente, notando anche COME sta parlando; intendo osservare il linguaggio che usa, ma anche gli aspetti para-verbali come la postura, le espressioni del viso, il tono della voce.
Una volta osservati tutti questi dettagli – che ci guideranno già verso una maggiore comprensione dell’interlocutore- possiamo ricalcarli nell’interazione. Assumere un tono di voce simile o una postura uguale a chi ci è di fronte crea, per dirla con le parole di Milton Erickson, un “rapport” immediato. Si costruisce così un punto iniziale di partecipazione reciproca, di condivisione che potenzia positivamente lo scambio comunicativo.

Tornando ora alla nostra vignetta esemplificativa, una metodologia di applicazione del concetto di ricalco, per esempio al contenuto della comunicazione, potrebbe essere la seguente:

la persona che mi sta davanti pronuncia una frase che mi infastidisce nel suo contenuto. Prima di rispondere in maniera difensiva, saltando a conclusioni affrettate, costruendo un territorio ideale per un malinteso, ripeto al mio interlocutore la sua frase, questa volta però a parole mie, preceduta da “Correggimi se sbaglio, mi stai dicendo che..”.

Alla mia richiesta di conferma il mio interlocutore potrà trovarsi d’accordo o smentire -evitando il temuto malinteso- ma in entrambi i casi si creerà una situazione di collaborazione tra noi due.

“Si suggella così una sorta di sacra alleanza : i due interlocutori sono uniti nel combattere il nemico comune rappresentato dai precedenti equivoci ed errori commessi”

(G.Nardone- “Correggimi se sbaglio”)

 

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Did you ever have a discussion with a loved one on a stupid misunderstanding?

For instance, let’s take a situation from daily life: after a stressful working day, I come back home with a bit of  headache. Chatting with my wife or husband, she/him says something that bothers me and before I can realize it we are in the middle of an argument! Defensively, I justify my idea: “you started it! it’s your fault! if you had not said those words..” bla bla bla followed by your personal interpretation of your partner’s words.

Then the other person replies astonished: “but I never said those words!”

We find ourselves in a common situation of misunderstanding in which the words said by someone else, even though with a specific meaning, are very differently received by the listener, the other person in the dialogue. We often jumps to immediate conclusions and from there we can build a communicative impasse, or even a really bad argument.

If it happens easily with someone we know very well, it comes without saying that a misunderstanding is even more probable with someone we know very little.

There are lots of techniques for an effective communication, especially if we consider each and every aspect of the process: verbal and not verbal.

Today I’d like to talk about one of these techniques: “mirroring”.

This technique consists of observing the other person during the conversation, starting from the content of what he/she is telling us but, at the same time, also paying attention to HOW he/she is speaking; I mean observing the language that uses, the choice of the words, but also the non verbal aspects as the posture, the expressions of the face, the tone of the voice.
Once observed all these details – that have already driven us toward a much higher understanding of the person speaking – we can mirror them during the interaction. Assuming a similar tone of the voice or an equal posture to whom is talking to us, creates, with the words of Milton Erickson, an immediate “rapport”.

We build an initial point of exchange, a moment of sharing that positively strengthens the communication first and, consequently, the relationship.

Now going back to our example, a possible application of the concept of mirroring, let’s say to the content of the message, could be the following:

The person that is  talking to me says something that bothers me. Before answering defensively, jumping to hasty conclusions, building an ideal territory for a misunderstanding, I repeat his/her sentence, to my interlocutor, this time putting the sentence into my words, preceded from “Correct me if I am wrong, you are saying that..”.

To my words the other person can agree or disagree – both ways avoiding the so dreaded misunderstanding – in a situation of collaboration, we’ll find together the missing meaning.

So you seal a sort of sacred alliance: the two interlocutors are united into fight the common enemy represented by the past misunderstandings and mistakes

(G.Nardone – “Correct me if I am wrong”)

 

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