Il business del lutto / Bereavement business

by simonacampli

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Lo scorso dicembre il Washington Post ha pubblicato una notizia di uno scandalo che lega l’industria farmaceutica all’APA- l’associazione psichiatrica americana che pubblica il DSM, il manuale delle malattia psichiatrica che detta le linea guida in materia di diagnosi.

” i collegamenti finanziari che legano i creatori del manuale dell’APA e l’infustria (farmaceutica) superano di molto i limiti raccomandati nel 2009 dall’Instituto della Medicina, una branca dell’Accademia Nazionale delle Scienze”.

Il DSM è conosciuto in tutto il mondo e usato come “bibbia” delle psicopatologie da molti professionisti medici (psichiatri) ma anche da quegli psicologi che credono nel potere diagnostico delle etichette aprioristiche stabilite da questo team di esperti americani che è ormai giunto alla quinta versione del libro, in uscita proprio nella primavera del 2013.

Tra le novità di questa nuova edizione c’è il fatto scottante che l’esperienza della perdita di una persona cara viene per la prima volta inserita nelle patologie depressive. Fino all’edizione precedente, invece, la stessa esperienza di lutto era considerata “normale” ovvero un evento legato alla vita di ognuno che poteva portare alla comparsa di sintomi simil depressivi ma se essi rimanevano nella soglia di due mesi dall’evento di lutto allora non si poteva parlare di patologia vera e propria. Non trattandosi di malattia psichiatrica non erano dunque indicati farmaci per trattarla.

Nella nuova edizione invece questo clausola di tutela dei due mesi cessa di esistere e l’esperienza di lutto che porta alla comparsa di sintomi depressivi entra completamente nel range dei disturbi dell’umore e gli psichiatri di tutto il mondo potranno -secondo coscienza- prescrivere antidepressivi al paziente in pena per la perdita di una persona cara.

Ma quali sono questi collegamenti denunciati dal quotidiano americano? Ecco i numeri che sbriciolano l’imparzialità dell’APA : 11 membri del comitato scientifico dell’APA hanno dichiarato rapporti economici (consulenze retribuite, possesso di pacchetti azionari, fondi di ricerca ricevuti) con le industrie farmaceutiche produttrici di antidepressivi. Inoltre è emerso che l’autore della giustificazione scientifica per modificare le linee guida in materia di lutto è stato uno degli autori di un piccolo studio che nell’ormai lontano 2001 proponeva l’utilizzo in questi casi di un nuovo antidepressivo -il Wellbutrin sponsorizzato dalla GlaxoWellcome (ed in vendita anche in Italia). Questo studio riportava il “miglioramento” nei sintomi depressivi di 22 (…) persone che avevano vissuto un’esperienza di lutto.

In America il business legato agli antidepressivi vale attualmente (in tempi di crisi) 10 miliardi di dollari. Ma anche in Italia non è da meno, come già dicevamo nel nostro precedente post https://simonacampli.wordpress.com/2012/08/18/anti-davvero-depressivi/

Alla notizia del cambiamento delle linee guida del DSM V risponde anche una prestigiosa rivista medica britannica -The Lancet- che commenta:

“La medicalizzazione del cordoglio, per cui viene legittimato il trattamento regolare con antidepressivi, per esempio, non è solo pericolosamente semplicistica, ma è anche scorretta. Non c’è una base di conoscenze per trattare le persone colpite da un recente lutto con un normale protocollo antidepressivo”.

Inoltre, più in linea con una visione personale della perdita e legata al caso specifico, la rivista sottolinea “Stabilire un lasso di tempo per il cordoglio è inadeguato. A volte si sviluppa un disturbo da lutto prolungato o una depressione che potrebbe richiedere un trattamento, ma la maggior parte delle persone che sperimentano la morte di qualcuno che amano non ha bisogno di trattamento da parte di uno psichiatra o di un medico. A coloro che sono in lutto, i medici farebbe meglio a offrire tempo, compassione, ricordo ed empatia, piuttosto che pillole”.

In altre parole, un sostegno psicologico.

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Fonti:

http://articles.washingtonpost.com/2012-12-26/business/36015527_1_drug-companies-antidepressants-wellbutrin

http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2812%2960248-7/fulltext

La Repubblica- 28/12/2012 “Big Pharma rompe l’ultima frontiera: basta una pillola anche per il lutto” di Paolo G. Brera

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Last December the Washington Post has published news of a scandal that ties the pharmaceutical industry to the APA – the American Psychiatric Association- publisher of the DSM, the manual of the psychiatric diseases that sets the guidelines on mental health diagnosis.

“The financial ties between the creators of the APA handbook and the industry far exceed limits recommended in 2009 by the Institute of Medicine, a branch of the National Academy of Sciences”.

The DSM is known all over the world and used as “bible” of mental illness from many medical (psychiatrists) professionals but also from those psychologists who believe in the diagnostic power of labels established by this team of American experts. The book has by now reached the fifth edition, that will be ready in the spring of the 2013.

Among the innovations of this new edition there is a burning fact: the experience of the loss of a dear person comes for the first time inserted in the depressive pathologies. Up to the preceding editions, the same experience of mourning was considered “normal”, as part of life of anyone that COULD bring depressive symptoms; if those symptoms remained confined in a two months span the problem would have not be considered as a pathological response. Therefore not suitable to be treated with drugs.

In the new edition this guardianship clause of two months has been deleted and the experience of mourning that brings to the appearance of depressive symptoms enters immediately in the range of mood diseases; therefore psychiatrists of the whole world  will be able – according to conscience – to prescribe antidepressants to patients suffering the loss of a loved one.

Going back to the beginning, which are these unacceptable connections reported by the American newspaper? Here are the numbers that crumble the impartiality of APA: 11 members of its scientific committee have declared economic (remunerated consultations, possession of stock packets, received funds for research) relationships with the manufacturing pharmaceutical industries of antidepressants.

Besides that has emerged that the author of the scientific justification that has modified the guidelines in subject of mourning has been one of the authors of a small study that in 2001 proposed the use in these cases of a new antidepressant – the Wellbutrin patronized from the GlaxoWellcome (and in sale also in Italy). This study brought the “improvement” in the depressive symptoms of 22 (…) people that had lived an experience of mourning.

In America the antidepressants business is currently (in times of crisis) worth 10 million dollars. But also in Italy it is not so much less, as we already discuss in the past.

The new DSM V guidelines have also been commented by a prestigious British medical magazine – The Lancet – that said:

“Medicalising grief, so that treatment is legitimised routinely with antidepressants, for example, is not only dangerously simplistic, but also flawed. The evidence base for treating recently bereaved people with standard antidepressant regimens is absent”.

Besides, more in line with a private and case specific view of bereavement, the magazine underlines:

“Putting a timeframe on grief is inappropriate. Occasionally, prolonged grief disorder or depression develops, which may need treatment, but most people who experience the death of someone they love do not need treatment by a psychiatrist or indeed by any doctor. For those who are grieving, doctors would do better to offer time, compassion, remembrance, and empathy, than pills”.

In other words, a professional, psychological support.

 

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