Buon senso o mito? / Common sense or myth?

by simonacampli

Un mito è una narrazione investita di sacralità, ovvero una credenza riguardo qualcosa o qualcuno inattaccabile dalla persona.

A volte alcuni miti passano nel “sapere popolare” e diventano quindi credenze ancora più radicate perchè condivise con gli altri. Un atteggiamento conformista è infatti molto comune nel campo del buonsenso popolare: “mia nonna/mia madre/mio padre diceva sempre..”. Chi è che non ha mai pronunciato o sentito pronunciare queste parole in vita sua?

Succede quindi che si danno per scontate alcune credenze anche senza andare mai a controllare nella vita quotidiana che esse siano corrispondenti a realtà.

Posto poi che, seguendo un approccio costruttivista, la realtà è il risultato nel nostro continuo “fare esperienza di essa” e quindi influenzata dal nostro personale modo di viverla, perciò soggettivo, la situazione della attendibilità dei miti popolari si fa sempre più complessa.

“La ricerca deve partire dalla critica dei miti” K. Popper

Il potere del buonsenso e delle credenze popolari è un fenomeno molto presente nella storia della psicologia, branca della conoscenza per tanto tempo tenuta lontana dalle “scienze” ovvero dalle discipline in cui ogni teoria deve essere accompagnata da esperimenti e conferme empiriche, ma molto confusa con la riflessione filosofica.

Questo perchè la mente umana come oggetto di studio è difficile da sottoporre ad esperimento, in parte proprio per quella caratteristica di soggettività di cui accennavo prima, a proposito del costruttivismo.

Perciò nel corso degli anni si sono succedute molte teorie, molte mai comprovate nella quotidianità e altre addirittura contraddette nei fatti, ed alcune di queste teorie, quelle più “forti”, sono comunque passate di bocca in bocca nei secoli fino ad oggi, quando si danno ormai per scontate.

S. O. Lilienfeld, S.J. Lynn, J. Ruscio, B. L. Beyerstein hanno raccolto un po’ di questi falsi miti della psicologia nel loro libro “I grandi miti della psicologia popolare. Contro i luoghi comuni” (Milano: Cortina, 2011).

Così scopriamo ad esempio che parlare ai bambini usando un linguaggio infantile (meglio noto come baby talk) non è vero che ne rallenta lo sviluppo linguistico, anzi, molte prove scientifiche sostengono al contrario che lo faciliti. Potremmo quindi evitare tante situazioni comuni in cui a bambini di pochi anni si cerca di spiegare -invano- con termini adulti quanto un determinato comportamento sia pericoloso o sbagliato.

Un altro falso mito molto calzante nel definire la potenza -spesso negativa negli effetti- del credere ciecamente al buonsenso è: “meglio manifestare la rabbia anzichè tenerla dentro” e da qui molti risvolti terapeutici in cui il paziente arrabbiato, in cerca dell’effetto catartico, urla, colpisce cuscini ecc. La pratica clinica, invece, porta sempre più all’attenzione come la rabbia sia un’emozione che, se manifestato all’esterno, invece di raggiungere catarsi si autoalimenta.

Realizzare qualcosa semplicemente credendo che sia vero

echofish-credere

L’accettazione cieca del buonsenso popolare mi fa pensare, nei suoi effetti all’interessante concetto definito “profezia che si autodetermina” (Watzlawick et al. 1971). L’abbiamo già citata in questo altro post.

A parole semplici possiamo spiegarla così: avere una credenza positiva o negativa su una circostanza, evento, persona, che può influenzare il mio comportamento a riguardo senza che io possa rendermente conto (in quanto la credenza è data per scontata) e quindi realizzando la profezia delle aspettative iniziali.

Questo fenomeno molto potente nel distorcere la nostra percezione ha delle chiare influenze sui rapporti. Per esempio una persona crede di reagire a una determinata realtà quando invece la realtà non esiste se non nelle sue credenze, nella sua soggettività.

Facciamo degli esempi comuni che possono portare a creare un problema dal nulla: una situazione è pericolosa quindi devo difendermi-> il mio corpo percepisce ansia prima ancora di giungere nella situazione specifica; il mio compagno/a mi tradisce quindi devo trovare le prove -> lo riempio di domande e lui/lei balbetta, risponde in maniera vaga, col risultato di confermare il mio timore iniziale; le persone mi guardano male perciò mi sento a disagio quando sono in mezzo a loro, abbassando lo sguardo, mettendomi in un angolo -> gli altri vedendomi a disagio evitano di parlarmi, quando lo fanno sono imbarazzati e diffidenti.

Vogliamo lasciare un mito in sospeso su cui riflettere? “Ho una mancanza di autostima e di fiducia nelle mie capacità…”

 

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A myth is a “narration invested of sanctity” or a belief, respect something or someone, considered as unassailable from the person.

At times some myths pass in the “popular knowledge” and become, therefore, rooted because shared with the others. An conformist attitude is, in fact, very common in the field of common sense: “my grandmother / my mother / my father always said..”. Who is that has never pronounced or listened to these words in his/her life?

It happens, therefore, that is some beliefs are taken for granted, without ever going to check, in the daily life, for correspondences that they are reality.

Considering that, following a costructivist approach, the reality is the result of our unstoppable “having experience of it” and therefore influenced by our personal way to look at it, therefore subjective, the situation of the reliability of popular myths become more and more complex.
“Every search must start from the criticism of myths” K. Popper

The power of the common sense and popular beliefs is a very present phenomenon in the history of psychology, sector of knowledge considered separate for so long from “sciences” or from those disciplines in which every theory must be accompanied from experiments and empirical confirmations, but so much confused with philosophical reflection.

That is mostly because the human mind as object of study is something difficult to submit to experiment, especially for that characteristic of subjectivity that I mentioned before, speaking of the constructivism.

Therefore through years a lot of theories have succeeded, a lot of them were never proved in the daily life and others were, even worst, clearly contradicted on facts but, nonetheless, some of these theories, the “strongest”, passed from mouth to mouth through centuries, until today, when they are already taken for granted.

S. O. Lilienfeld, S.J. Lynn, J. Ruscio, B. L. Beyerstein have picked up some of these Psychology false myths in their book “The great myths of the popular psychology. Against the fallacies” (Milan: Cortina 2011).

So we discover, for instance, that talking to a child using a childish language (better known as baby talk) is not something that retard  linguistic development; a lot of scientific tests sustain quite the opposite, thatcan facilitate it. We could avoid for sure all those common situations in which we try to explain to children of few years – in vain – with adult terms how a specific behavior is dangerous or wrong.

Another forgery, in my opinion, very fitting  in defining the power of  trusting blindly the common sense- often negative in its effects – is: “it is always better manifesting the anger rather than to hold it inside” . From here many therapeutic exercises in which we find the angry patient, looking for cathartic effect, howling, striking pillows, etc..
The clinical practice is bringing  more and more to the attention how the anger is an emotion that, if manifested to the outside, instead of reaching catharsis, can be self-improved.
“How simply is realizing something only believing that it is true”.

echofish-credere

The blind acceptance of the common sense makes me think, in its effects, to the interesting concept defined “self-fulfilling prophecy” (Watzlawick et to the. 1971). We have already quoted it in this other post.

Putting it in simple words we can explain it this way: having a positive or negative belief on a circumstance, event, person, that can influence my behavior toward it without that I am able to realize it (because the belief is taken for granted) and therefore realizing the prophecy of my initial expectations.

This very powerful phenomenon can distort our perception and has some clear influences on relationships. For example a person believes to react to one determined reality when instead the reality doesn’t exist if not in its beliefs, in its subjectivity.

We can present some common examples that can explain how “creating a problem from nowhere” (from a simple belief):

a situation is dangerous therefore I must defend me – > my body perceives anxiety even before arriving in the specific situation;

my partner is cheating on me, therefore I must find proof – > I oppress him/her with questions and him/her stammers or answers in vague way, with the only result of confirming my initial fear;

the people look badly at me therefore I feel awkward being around others, lowering my eyes to the ground, escaping in a corner – > others seeing my discomfort and avoid to speak to me or when they do they are embarrassed and cautious.

Do we want to leave a myth in supence to reflect on it? “I have a lack of self-esteem and trust in my abilities…”

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Sources:

Scott O. Lilienfeld, Steven Jay Lynn, John Ruscio, Barry L. Beyerstein, “I grandi miti della psicologia popolare: contro i luoghi comuni, Milano: Cortina, 2011.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mito

http://it.wikipedia.org/wiki/Costruttivismo_%28psicologia%29

http://it.wikipedia.org/wiki/Conformismo#L.27atteggiamento_conformista

http://www.urbandictionary.com/define.php?term=self%20fulfilling%20prophecy

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