Facilità e resilienza / Easiness and resilience

by simonacampli

“La facilità ha il suo prezzo”.

Questa frase scritta nell’articolo di Ian Leslie “Psico-Strategie Al cervello piacciono le sfide”, spiega il risultato dello studio condotto nell’Università di Washington  dalla professoressa Virginia Berninger.
Sono stati studiati i risultati di due gruppi di bambini di stesse classi (e con uguali presenza di difficoltà cognitive) comparando la scrittura a mano con quella a computer. E’ stato, quindi, evidenziato dai ricercatori come la scrittura a mano determini risultati qualitativamente e quantitativamente migliori: componimenti più lunghi e di contenuto più completo.
A quanto pare la facilità della tastiera evita di mettere in gioco aree del cervello che si occupano della riflessione, della memoria e del linguaggio.

Allo stesso risultato sono giunti in uno studio comparso nel Journal of Cognitive Neuroscience: anche gli adulti si giovano dell’effetto positivo della scrittura manuale al momento di imparare una nuova lingua. Scrivere a mano aiuta a ricordare meglio i caratteri e quindi il vocabolario.

Quindi il nostro cervello, nella sua plasticità, reagisce bene alle difficoltà e anzi può giovarsene accrescendo, come risultato di queste esperienze di sfida, le proprie competenze.

Ciò corrisponde all’essenza del concetto psicologico di resilienza, parola presa in prestito dall’ingegneria dove significa “la capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi”. In psicologia andiamo oltre sostenendo che la resilienza di un individuo è la sua capacità di resistere a stress senza perdere il proprio equilibrio, migliorandolo addirittura come effetto della difficoltà appena superata.

“E’ possibile vivere bene sotto stress” (Antonovsky,1987)

Lo stress è perciò anche positivo, quando caratterizzato da senso di autoefficacia e soddisfazione, risultato di esperienze a cui la persona si è mostrata resiliente; viene definito dallo psicologo Richard Lazarus “Eustress” (la particella eu in greco significa buono).

Come effetto di un atteggiamento resiliente sono stati evidenziati scientificamente anche  effetti positivi sul sistema endocrino collegato alla risposta allo stress (aumento di produzione di catecolamine), sul sistema psiconeuroimmunitario (incremento dei leucociti e mantenimento di adeguati livelli di citochine e interlauchine) e sul sistema cardiovascolare.

Come possiamo perciò stimolare la nostra capacità di rispondere alle difficoltà della vita in maniera resiliente? Ecco qualche idea:

  • normalizzare l’evento, evitando di cercare colpevoli esterni sentendosi vittima ingiustamente
  • individuare piccoli step di cambiamento che portano al grande cambiamento necessario per far fronte alla difficoltà (che, se visto da solo, spaventerebbe e scoraggerebbe la persona)
  • allenare la flessibilità quando capitano eventi o situazioni nuove e impreviste, rispondendo ad esse con apertura e disponibilità mentale. In una parola con creatività!
  • soggettivizzare successi e insuccessi per aumentare il proprio senso di autoefficacia
  • ripensare al passato per ricordare i propri successi, evitando di rimuginare sulla sofferenza, fissando nella mente cosa ci è servito per promuovere il cambiamento, contrapponendolo al come peggiorare.
  • evitare di ricercare sempre la facilità, affrontando la quotidianità e le sue difficoltà con ironia.

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Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza

http://www.rd.com/advice/parenting/why-handwriting-makes-you-smarter/

http://d.repubblica.it/dmemory/2013/03/02/attualita/attualita/176sfi830176.html

http://www.washington.edu/news/2009/09/16/the-pen-may-be-mightier-than-the-keyboard/

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