Effetti Collaterali /Side Effects

by simonacampli

“Effetti Collaterali” è il titolo tradotto del nuovo film di Steven Soderbergh in uscita questo mese nei cinema italiani.

La storia è un giallo psicologico che si sviluppa attorno alle vicende che coinvolgono una giovane donna che soffre di depressione e che per curarla si rivolge ad uno psichiatra il quale per aiutarla le somministra un nuovo farmaco chiamato Ablixa. Il nome racchiude in sè la promessa del farmaco di “rimuovere chirurgicamente” (ablazione : rimozione di materiale dalla superficie di un oggetto) la depressione e, secondo lo slogan, riprendersi il domani. Dopo un primo periodo di miglioramento dell’umore la protagonista comincia a sviluppare una serie di effetti collaterali che, in un percorso di gravità sempre maggiore, porteranno la sua vita ad una serie di tragiche situazioni. Il trailer italiano del film si chiude con un agghiacciante punto interrogativo: “basta una pillola per cambiare la tua vita?”

Il regista del film ha definito il tema su cui si costruisce la trama con queste parole “la mancanza di trasparenza dei rapporti tra medici e le industrie farmaceutiche delle quali prescrivono i prodotti”.

Altri (Vittorio Lingiardi in “Di cosa parliamo quando parliamo di cura”- Il Venerdi di Repubblica-12 aprile 2013) definiscono la storia come non “un film sugli psicofarmaci, ma è un film sugli psichiatri”.

All’interno di questo blog abbiamo già trattato sotto diversi aspetti il tema complesso e ampio della scelta di somministrare e assumere psicofarmaci (l’ultimo post in ordine cronologico è “il Business del lutto”), vorrei per oggi limitarmi a segnalare l’uscita di questo film come un segnale.

Che il tema sia di attualità è simbolicamente sottolineato da una cinica casualità: nei giorni in cui è uscito il film nelle sale americane una corte tedesca ha riconosciuto le prove che un farmaco antidepressivo -la Paroxetina- causa comportamenti violenti.

Si potrebbe guardare ottimisticamente la trasposizione cinematografica -e quindi inevitabilmente caricata e romanzata- di quella che potrebbe essere una storia di attualità, come un sintomo positivo di interesse popolare verso un tema -la cura esclusivamente farmacologica del disagio psicologico- che per tanto tempo non ha destato interesse.

Tutt’ora la messa in discussione dell’obbligo di uso e abuso di psicofarmaci come unica soluzione ad una difficoltà emotiva della persona è qualcosa che a livello comune e popolare è spesso difficile. Purtroppo ancora è radicata l’illusione e la predilizione di una cura immediata a sfavore della cura come processo, come esperienza di crescita e percorso da costruire passo per passo. Si potrebbe ricordare un pò cinicamente, per rimanere in tema di cinema,  Mary Poppins e la sua melodica “basta un poco di zucchero e la pillola va giù” .Alexander Scheitinger, Ashley Brown

Gli effetti collaterali cominciano -finalmente- a godere di più notorietà dei farmaci che li causano.

 

 

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“Side effects” it is the title of the new Steven Soderbergh’s movie, premiering this month in the Italian movie theaters.

The plot is a psychological noir developing around the story that involves a young woman that suffers from depression; to take care of  it she turns to a psychiatrist who decides to help her prescribing a new medicine called Ablixa. The name contains in itself the promise of the medicine to “surgically remove” (ablation: removal of material from the surface of an object) the depression and, according to the slogan, to regain tomorrow.

After a first period of improvement of her mood the protagonist starts to develop a series of collateral effects that, in a run of amplified gravity will bring her life to a series of tragic situations.

The director of the film has defined its theme with these words “the lack of transparency of the relationships among physicians and the pharmaceutical industries of which they prescribe the products.”

Others (Vittorio Lingiardi in “Di cosa parliamo quando parliamo di cura”- Il Venerdi di Repubblica-April 12, 2013) choose to define it “not a film on psychodrugs, but on the psychiatrists instead.”

Inside this blog we have already discussed under different angles, the complex and wide theme of psychodrugs (the last post in chronological order is “Bereavement Business“), so I’d like here only to underline this movie as a signal.

That the theme is one of actual importance is symbolically underlined by a cynic contingency: in the days when the movie had its premiere in American theatres, a german court decided to validate tests around connection between an antidepressant – Paroxetina – and violent behaviors.

We could optimistically look at this cinematographic transposition of what could be real life – but inevitably exaggerated – as a positive symptom of a new, popular conscience toward a theme that for so long had not aroused interest.

Right now we are still in a situation where is hard to question the use -and abuse- of psycho-drugs as the only possible solution for a psychological and emotional problem.

Unfortunately is still very strong the belief and illusion of a quick and immediate cure, against the view of the this as a process, as a growing experience to be achieved gradually, step by step.

We can cynically recall, to keep the movie reference, Mary Poppins’ theme “A spoonful of sugar helps the medicine go down”.

Alexander Scheitinger, Ashley Brown

The side effects are -finally- making more news than the medicine causing them.

Side Effects English Trailer

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