Timore, dubbio e profezia

by simonacampli

Abbiamo già parlato del concetto di profezia che si autoavvera in alcuni precedenti post (per esempio qui).

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Oggi vorrei approfondire un pò di più il potere suggestivo di questo meccanismo in situazioni di stress emotivo.

Facciamo un esempio. Mettiamo il caso che in una data situazione il nostro desiderio è di fare una buona impressione su qualcuno.A complicare la nostra performance però è magari accaduto uno o più eventi che temiamo ci abbiano messo sotto una cattiva luce.

Si parte spesso da un timore così semplice, nel campo della possibilità, senza alcuna prova tra le mani, ma se lo scopo ci interessa davvero (per questo parlavamo di “desiderio”), il timore non andrà via facilmente dai nostri pensieri.

Per rendere ancora più complessa la situazione ipotizziamo che dobbiamo aspettare un pò di tempo per poter scoprire, deducendo dai fatti, se effettivamente la nostra immagine agli occhi di questa persona (o persone) importanti sia effettivamente stata compromessa o meno.

Nel frattempo cosa può succedere nella nostra testa?

Se non riusciamo a distrarci e il timore di aver perso una possibilità è molto forte, può innescarsi un meccanismo di rimuginio sul dubbio. Questo timore o dubbio potrebbe anche essere sotto forma di domanda esplicita nei nostri pensieri. Una domanda a cui non è possibile per il momento rispondere con certezza.

Lasciando aperta la porta al dubbio questo si amplifica e prende sempre più forza nella nostra mente rendendo impossibile al pensiero di distrarsi e concentrarsi in nient’altro, con evidenti ripercussioni sul nostro rendimento giornaliero e sul nostro umore.

Vorrei quindi portare il nostro esempio al momento dell’incontro decisivo in cui inizialmente avremmo avuto desiderio di fare una buona impressione. Mettiamo sia un appuntamento romantico oppure una riunione di lavoro o semplicemente un incontro con un nostro superiore.

Stanchi ed afllitti dal rimuginio provocato dal tarlo del dubbio che abbiamo lasciato entrare e poi invadere completamente la nostra mente come pensate che ci comporteremo una volta arrivati all’appuntamento? E’ possibile ipotizzare che la nostra postura sarà un pò curva, il nostro sguardo tenderà ad evitare quello della persona che ho davanti, l’espressione sul nostro viso sarà tesa e accigliata e nel momento di comunicare potrebbe succederci di essere goffi, magari con un tono di voce basso e sommesso oppure innervosito e sul “chi va là”.

Tutto ciò per effetto di una convinzione che inizialmente era solo un’ipotesi senza prove, un timore profondo ma non comprovato, una profezia negativa.

Una profezia che adesso noi stiamo realizzando provocando all’esterno un effetto domino: la persona che ci vedrà così come descritto con molta probabilità non avrà un’impressione molto positiva di noi e potrebbe anche sentirsi in imbarazzo o infastidita interpretando male questo nostro atteggiamento.

Ora, cosa cambierebbe se nonostante il timore, sospendessimo il dubbio in attesa di poterlo confermare ed arrivassimo all’incontro cercando di comportarci in modo da aumentare le nostre possibilità di successo, invece che diminuirle? Camminando a testa alta, sorridendo, parlando con voce calma, chiara, guardando dritto negli occhi chi abbiamo davanti alla ricerca di conferme (o smentite) alla nostra profezia?

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We’ve already talk about the self-fulfilling prophecy in some previous posts (for example, read here).

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Today I would like to go a little deeper in the suggestive power of this mechanism in situations of emotional stress.

Let’s make an example, a situation where our desire is to make a good impression on someone. To complicate our performance, we’ve experienced one or more events that we fear have put us under a bad light.

It often starts from such a simple fear, in the field of “what’s possible” (but unsure), without any evidence in our hands, but if our goal is important (for that we’re talking about “desire”), fear won’t easily go away from our thoughts.

The situation is made even more complex if we imagine that we must wait some time to be able to find out, if indeed our reputation has been compromised for this person (or people).

In the meantime what can happen inside our head?

If we don’t succeed in distracting us and the fear to have lost some big chance is very strong, it is possible to establish a mechanism of constant worry or doubt.

This fear or doubt could also be in the form of explicit questions in our thoughts. A question to which is not possible, for the time being, to find a certain answer.

Leaving the door open to the doubt only amplifies it because it takes strength in our mind making impossible to the thought to be distracted or to be focused into something else, with evident repercussions on our daily performance and on our mood.
I’d like now to push our example into the decisive meeting where we initially had the desire to make a good impression. Let’s say it could be a romantic date or a job meeting or simply a meeting with a boss or a supervisor.

Tired and afflicted from the overthinking provoked by the seeds of doubt that we have allowed to enter in our thoughts and then we’ve let invade completely them, in which shape we will reached the appointment? It’s possible to imagine that our posture will be a little bent, our eyes will avoid contact with that important person, the expression on our face will be tense and frowning and in the moment to speak it could happen us to be awkward, even with a low tone of voice or an attitude of being upset  or on the lookout.

All of this because of a belief that, when it starts, was only an hypothesis without evidence, a deep fear but unsure, a negative prophecy.

A prophecy that now we are realizing provoking a domino effect on the outside: the person that will see us as described won’t probably have a very positive impression of us and he/she could also feel awkward or annoyed receiving badly our attitude.

In this scenario, would things change if, despite the fear, we suspend the doubt waiting for the moment we’ll be able to confirm it and doing so, we arrive at the meeting trying to behave us in a way to increase our possibilities of success, instead of decreasing them? Walking with our head held high, smiling, talking with a calm and clear voice, looking straight into the eyes of the other person we have in front of us, searching evidence (or denial) to our prophecy?

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