Rendere l’invisibile..visibile/ Make the invisible..visible.

by simonacampli

“L’idea era che se davamo ad un’entità invisibile una faccia umana sarebbe stato più facile per il paziente conversare con essa”. Con queste parole il prof. Leff della University College di Londra spiega il suo esperimento con l’ausilio di avatar virtuali in casi di pazienti affetti da schizofrenia.

La terapia con l’uso di avatar consiste quindi, attraverso l’ausilio di un software costruito ad hoc, nel dare un viso alla voce che tormenta il paziente, rendendola sempre più caratterizzata grazie ad una serie di opzioni di personalizzazione della voce, del viso, dei capelli ecc.. Una volta stabilito il viso e la voce il software anima la faccia. Il terapeuta a questo punto impersonifica oltre al suo ruolo – terapeutico, per l’appunto- anche quello della voce ma il software proietta l’avatar in movimento sul suo viso  e cambia le caratteristiche della voce in base a quelle scelte, rendendo più verosimile l’impersonificazione tra voce e terapeuta. Il software fa muovere l’avatar in real time accordandolo con i movimenti delle labbra (del terapeuta) e la voce stabilita.

Attraverso l’uso di questo trattamento i pazienti riuscivano gradualmente a combattere le voci che si intromettevano nel loro pensiero, aggredendoli e minacciandoli o istigandoli a compiere atti violenti contro se stessi o altri. Con l’aiuto del terapeuta (nella sua normale voce) riuscivano a difendersi meglio parlando ad una voce esterna. Alla fine la voce gradualmente cambiava atteggiamento arrivando infine a scusarsi col paziente e a mettersi dalla sua parte.

I pazienti che arrivavano alla fine del trattamento riportavano un’incidenza diminuita delle voci e una minore aggressività del contenuto. Di conseguenza atteggiamenti depressivi o suicidari diminuivano. Questo è particolarmente importante in casi di schizofrenia dove addirittura 1 paziente su 10 tenta il suicidio a causa della sintomatologia definita “attiva” (deliri, allucinazioni uditive o visive, eloquio disorganizzato).

Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi -V. Woolf

Che altri trattamenti sono maggiormente indicati con patologie schizofreniche?

Esistono farmaci detti antipsicotici che dovrebbero calmare i sintomi diminuendoli o abbassandone la frequenza. Purtroppo 1 su 4 tra i pazienti affetti da schizofrenia con sintomatologia attiva riscontra che queste medicine sono inefficaci subito o in breve tempo: i sintomi resistono.

Tra le psicoterapie, la terapia cognitivo comportamentale è molto raccomandata nei pazienti che soffrono di schizofrenia. In inghilterra, secondo l’articolo sopracitato, è lo strumento terapeutico d’elezione. In casi di allucinazioni uditive per esempio il trattamento con questa terapia mira a fornire al paziente una serie di risorse per rilassarsi o distrarsi dalle voci.

Questi scopi sono in linea con quella che in passato era la posizione generale della psichiatria; si mirava, nel trattamento della schizofrenia, a tecniche di distrazione per arrivare ad ignorare le voci e piano piano metterle a tacere.

Ma, come nel caso del trattamento farmacologico, molti (la maggior parte?) erano i casi resistenti al miglioramento.

Il Dott. Rufus May, psicologo clinico specialista in allucinazioni auditive, sostiene proprio che ignorare le voci significa perdere un’occasione di comprensione del disturbo. Sarebbe più indicato l’opposto: stimolare un dialogo tra il paziente e le voci. “Le voci sono una specie di ambasciatrici dei conflitti emotivi delle persone” egli sostiene.

Si va quindi verso uno scopo terapeutico di integrazione che dovrebbe sostituire la posizione “distraente” della vecchia psicoterapia e psichiatria.

In questo nuovo filone di ascolto si inserisce anche la psicoterapia strategica che considera la definizione del problema nei casi di schizofrenia come quei casi in cui il paziente mette in atto una difesa massima contro il mondo esterno, staccandosene e sostituendolo a tutti gli effetti con un altro, interno. Per riallacciare questo rapporto e poter scendere di complessità in un terreno comune in cui si può cercare di risolvere o migliorare il disturbo, bisogna entrare nel mondo del paziente, parlando, quindi, simbolicamente un’altra lingua e accompagnarlo gradualmente verso un terreno comune, sempre più vicino al mondo da cui si è allontanato.

Per compiere questo complesso viaggio è necessario dialogare quindi con i sintomi.

Renderli visibili ma soprattutto dargli voce.

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Fonti:

BBC news- “Avatars help schizophrenia patients talk back to voices” By Lorna Stewart, 31 May 2013

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