Isolati o Soli/ Lonely or Alone

by simonacampli

Sentirsi soli o isolati?

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.
(da http://www.solitudine.org)

E’ affascinante come esista una sottile ma sostanziale differenza tra l’essere soli e l’essere isolati.

La solitudine di per sè ha un accezione neutra (dal latino solus, che sta per sè, non accompagnato da altri, unico). Può rappresentare uno stato di raccoglimento con se stessi, non necessariamente misto ad un senso di vuoto o mancanza.

Nell’isolamento, invece, la condizione di partenza a mio parere è la distanza e la separazione dal resto dell’umanità (vista la derivazione dalla parola isola) e quindi più spesso questo stato si accompagna a un senso di malessere e sofferenza. Ne esistono però diverse sfumature, tante quante sono le possibili sensazioni di base che mantengono l’isolamento.

Come si può esprimere la sensazione che proviamo? La paura del confronto ci tiene separati, ci sentiamo inadatti a stare in mezzo agli altri temendone il confronto?

La rabbia ci blocca e sentiamo un forte giudizio esterno che ci fa preferire l’isolamento?

Il dolore ha creato un guscio intorno a noi che nel tempo è diventato più spesso e la distanza con il mondo esterno sembra ormai incolmabile?

Ognuno di questi isolamenti porta con sè, quindi, significati diversi e la strada per risolverli deve seguire lo stesso vocabolario del vuoto che lo ha generato.

Abbiamo quindi liberato la solitudine dalla negatività implicita che spesso le viene accostata. Un momento di riflessione e di conoscenza di sè senza la distrazione ed il rumore che viene da fuori. La solitudine -come scriveva il cantautore Gaber- «e’ indispensabile per star bene in compagnia». Cosa che è ancora più vera al giorno d’oggi in cui, grazie allo sviluppo tecnologico in cui siamo immersi, spesso da soli non si sta mai. Proprio per come è cambiato il mondo e per le possibilità che si hanno di stare costantemente immersi nel contatto -reale o virtuale- con gli altri, nasce la confusione tra solitudine e isolamento e si tende a considerare entrambi come qualcosa da evitare e magari da nascondere.

Interviene, quindi, una condanna sociale allo stare da soli. Pensiamo ad esempio a quando al ristorante vediamo qualcuno mangiare da solo in un contesto in cui regna il mangiare, una delle attività sociali per eccellenza. Chi di noi non ha mai, seppur per un solo momento, provato disagio e magari compassione per quella persona? Un altro esempio è quando capita, durante un viaggio, di incontrare qualcuno che sta viaggiando da solo. Se il tempo di una cena può creare disagio, cosa dire di un lungo -e magari lontano- viaggio?

Ed invece se ci fermiamo a riflettere la solitudine è lo stato in cui nasciamo e in cui un giorno moriremo, racchiude in sè una profonda naturalezza ed è probabilmente la condizione che, se sfruttata in tutte le sue potenzialità positive, possiamo crescere interiormente e diventare fondamentalmente autonomi e consapevoli della nostra individualità.

Non isolati, ma felicemente soli.

Alone_And_Happy

 

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Feeling alone or lonely?.

“Happiness is born from  loneliness as a flower from the earth. The relationships with the others are the rain that feeds the earth. To seek the happiness avoiding loneliness is as to water the naked rock hoping that there will bloom flowers”.
(from http://www.solitudine.org)

It is fascinating how there’s a thin but substantial difference among being alone and lonely.

Loneliness has a neutral meaning: from the Latin “solus”, that is : for itself, not accompanied by others, unique. It represents a state of concentration with ourselves, not necessarily mixed to a sense of void or lack.

Isolation or Solitude is, on the other hand, a condition that brings along a sense of distance and separation from the rest of humanity (as in the derivation from the word “isle”) and therefore this state is mixed more often with a sense of discomfort, suffering or even despair. There are, however, various shades of it, depending on the basic sensations that creates the sense of isolation we are living.

Is that the fear of comparison that forced us to be separated, do we feel unsuitable among others, unworthy?

Does the anger stop us because we feel there are strong external judgments that makes us prefer being lonely?

Has pain created a hull around us that in time has become so strong that the distance with the external world seem to be immense by now?

Each of these isolations has different meanings and the road to tackle them must follow the same language of the void that has produced it.

Now we’ve separated Loneliss from any implicit negativity that is often added to it. A moment of reflection and self-discovery without the distraction and the noise that usually comes from outside. Loneliness – as the songwriter Gaber wrote – “is essential to stay well with others.” Something that is true even more nowdays when we are almost never truly alone.

There is indeed a “social blame” on being alone. Let’s consider, for instance, a situation when at the restaurant we see someone eating alone. Who hasn’t, even for just a moment, felt not only uneasiness but even a slight sense of pity for that person? Another example is when travelling, we meet someone whom is travelling alone. If the time of a supper can create uneasiness, let’s imagine a long and far journey.

If we stop a minute to reflect on loneliness, it is the state in which we are born and in which one day we will die, it contains in itself a deep authenticity and chance for inner growth.

Not isolated or lonely, but happily alone.

 

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