Riflessioni estive sulla rigidità

by simonacampli

Chiusura e rigidità.

Essendo oggi un giorno di festività vorrei permettermi di usare questo spazio di informazione per riflettere sulla psicologia da un’ottica diversa dal solito, dall’interno dei palazzi che la rappresentano.

A volte nella professione che svolgo ci si trova a dover parlare con queste due colonne granitiche che sostengono spesso -purtroppo- l’infrastruttura amministrativa che stabilisce le regole a cui noi tutti professionisti dobbiamo conformarci per lavorare nell’ambito del “lecito” e del”riconosciuto”.

Succede pure che queste amministrazioni si trovino a dover controllare lo stato dei fatti riguardante la nostra professione e anche quelle nuove carriere che nascono dal passaggio del tempo, dalla modernizzazione della cultura. Trovando nel mondo reale o virtuale segnali di nuovi professionisti vicini al mondo della psicologia, della consulenza alla persona, le burocrazie si irrigidiscono e cercano di chiudere la porta di ingresso.

Non è chiudendo le porte al sapere che si aumenta la conoscenza. (U.Galimberti)

Quanto, a noi che siamo dentro la stanza, ci aiuta questo atteggiamento di rigida esclusione?

E cosa succede quando un professionista riconosciuto, nel corso della propria vita privata, si trova a dover cambiare e vorrebbe che la sua professione potesse cambiare con lui?  Accade che spesso le regole diventano opprimenti e scoraggianti.

La sapienza orientale ci insegna da secoli che ciò che è rigido nel tempo si spezza e che, se è verissimo le regole sono necessarie a creare un ordine di partenza dove le persone possano crescere ed agire con più facilità, sono solo le regole più morbide e con un certo grado di adattabilità che nel tempo hanno la miglior resa in termini di efficacia.

Sarebbe saggio quindi rispondere con un dialogo aperto ai nuovi sviluppi della psicologia, soprattutto a quelli per ora non riconosciuti, per stabilire il terreno comune che può essere ordinato insieme e sottolineare le diversità che “specializzano” nel nostro lavoro, ognuno di noi in maniera unica e speciale.

Per utilizzare i nuovi modi di comunicazione senza paura o chiusure rigide, ma con creatività, se essi possono aiutarci ad ampliare le nostre possibilità di azione terapeutica, con il costante riguardo della persona, da sempre protagonista indiscussa del lavoro psicologico.

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