Difficoltà di concentrazione- Attention difficulties

by simonacampli

La concentrazione, al giorno d’oggi, sembra una capacità sempre più rara?

Questo dato -raccolto da numerosi studi– è da affiancarsi ad un atteggiamento comune di prigrizia nei confronti dei contenuti che -per scelta o per casualità- ci troviamo a voler comprendere.La complessità, quindi, diventa nemica del lettore pigro che predilige un’ infarinatura superficiale e soprattutto veloce, per poi distrarsi con rapidità.

Nick Laird, scrittore e poeta che pubblica con regolarità sul quotidiano The Guardian, conferma questa crescente impopolarita della difficoltà: “da quando ci aspettiamo di comprendere tutto immediatamente?” si chiede con preoccupazione. Lo sottolinea anche Jeff Bezos, il creatore di Amazon, che parla di “snack di informazioni” rispetto a ciò che ci viene fornito dai nostri personal computer.

Li appoggia la dottoressa Maryanne Wolf, che nel suo libro “Proust e la seppia: storia e scienza del cervello che legge” ci allarma riguardo all’importanza che l’abitudine di leggere ha per aiutare il nostro cervello a costruire delle capacità concrete di immagazzinamento delle informazioni e relativa memoria. Diminuendo la percentuale di lettura, di conseguenza, diminuiscono queste capacità nelle persone. Per gli adulti (ormai formati da una cultura pretecnologica) il danno sarebbe parziale, ma come la mettiamo per le nuove generazioni che con internet ci sono nate?

Si trovano quindi tutti d’accordo gli studiosi che puntano il dito contro le tecnologie -l’uso dei motori di ricerca come Google, in primis- basate su una modalità costantemente multitasking. A conferma di questa posizione arriva anche uno studio della University of College di Londra che conclude: chi usa massicciamente motori di ricerca rimbalza per lo più da un punto ad un altro della rete, mettendo a volte da parte informazioni, che di rado torna ad approfondire, cosi come raramente si torna al punto di partenza per concludere la ricerca.

Ovviamente esistono anche pareri contrari di personaggi illustri della scienza (citiamo ad esempio il matematico Odifreddi) che difendono google e le possibilità che internet in generale ha dato alla ricerca in termini di velocità e disponibilità immediata di testi e confronti tra studiosi.

concentrazione distrazione

La nostra è o no una società di persone affette da ADD (Attention Deficit Disorder- una delle diagnosi più in voga, specialmente nel mondo dell’infanzia)?

Possiamo difenderci da una dose massiccia di Ritalin -il farmaco maggiormente prescritto contro questa presunta “malattia”-?

E’ sicuramente vero che leggere aumenta la nostra immaginazione e, quindi, la nostra flessibilità mentale nel conoscere il mondo.

A parte questa considerazione che mi spinge a difendere coloro che cercano di invogliare alla lettura, bisogna considerare che ormai le tecnologie fanno parte della nostra vita quotidiana e difficilmente un atteggiamento allarmista farà qualche differenza nel loro utilizzo.

Piuttosto sarebbe utile organizzare il materiale che viene raccolto o letto superficialmente in ordine di importanza, per esempio, cercando di fare spazio tra la quantità di informazioni per un pò di qualità delle stesse.

Non possiamo pretendere di leggere tutto e comprenderlo subito ma possiamo esercitarci a ricordare ogni volta almeno un paio di nuove scoperte.

E rivalutare il processo di svuotamento della nostra mente. Se mettiamo tutto da parte, in breve tempo non avremmo più spazio per le nuove acquisizioni.

Ed anche una buona concentrazione ci sarà poco d’aiuto.

 

Fonti:

Paura della Complessità – di Mara Accettura comparso su D di Donna della Repubblica del 18-10-2008

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