Cambiamento: resistenza

by simonacampli

Avevamo lasciato in sospeso la seconda parte del nostro discorso sul tema del cambiamento.

Per chi si fosse perso la “scorsa puntata” abbiamo introdotto il tema accennando alle diverse tipologie di cambiamento che nella nostra vita possiamo facilmente incontrare o vivere, sottolineando come l’essenza di queste esperienze sia poi l’essenza dell’esistenza umana, ovvero la dinamicità.

Prima di parlare dei modi per affrontarlo in maniera più costruttiva, vorrei oggi approfondire il tema della resistenza al cambiamento. Se ne parla tanto in psicologia, è stato un tema chiave della teoria psicoanalitica, ma troppo spesso questo concetto viene utilizzato come capro espiatorio di tutto ciò che difficilmente riusciamo a spiegarci.

Vediamo come la resistenza ha a che vedere con il cambiamento.

Spesso al cambiamento viene naturale opporre una resistenza, in quanto, seppure individui dinamici, noi esseri umani tendiamo a costruirci un equilibrio intorno,  convincendoci, giorno per giorno, della sua illusoria stabilità. Perchè illusoria? Perchè in realtà questo equilibrio rimane dinamico e prima o poi ci presenta un cambiamento più o meno grande da affrontare.

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi. (Simone de Beauvoir)

Facciamo qualche esempio concreto. Mettiamo il caso di cambiamenti voluti e desiderati, quindi anche parzialmente pianificati, ma non per questo semplici, anzi sostanziali. Ad esempio potremmo parlare dell’arrivo di un figlio oppure di un trasferimento in un’altra città. Questo genere di esperienze, desiderate, rappresentano indubbiamente le sfide più belle e più spaventose che ci capita di affrontare nella nostra vita.

E’ comprensibile e anche un pò scontato che situazioni del genere provocheranno nella persona un senso di spaesamento e di confusione. Sensazioni positive e negative potranno andare per un pò a spasso a braccetto nella nostra mente (e nel nostro cuore), soprattutto se abbiamo avuto poco tempo per abituarci all’idea del cambiamento prima di metterlo in atto.

Potremmo sentirci per un pò di nuotare controcorrente, affrontando diversi ostacoli; questo causerà un senso di stanchezza che a volte potrebbe rasentare il sentirsi esausti. Ma cosa c’è sull’altra sponda? qualcosa che desideriamo e che ci attira, quindi, andremo avanti.

Gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell’antico. (Marcel Proust)

In questo processo il senso di affaticamento sarà maggiore quanto maggiore è la resistenza che poniamo al cambiamento che stiamo affrontando. Magari, pur essendo desiderato, ci spaventa, oppure ogni tanto cadiamo nel pensare al passato che adesso sembrerà una condizione ideale che non sappiamo se abbiamo fatto bene a lasciare.

Quando la nostra attenzione è ancora ferma al passato, non vediamo che cosa la vita sta preparando per noi, così le opportunità ci sfuggono sotto il naso, senza contare che, nello sforzo di risalire la corrente, la ferita che abbiamo vissuto nel cambiamento si lacera ancor di più e ci fa sempre più male.

In questo senso la resistenza è una sorta di tentata soluzione che mettiamo tra noi come siamo oggi e ciò che stiamo diventando. Perchè l’ignoto, si sa, crea paura e la paura, essendo una sensazione primaria e basica dell’essere umano, viene spesso vissuta come molto forte, a volte anche paralizzante. Così la resistenza rappresenta il tentativo di controllo dell’incerto.

E’ la parte di noi che scalpita per cercare di tenere fermo il mondo che gira intorno a noi aggrappandosi a ciò che trova intorno a sè.

Adesso che abbiamo conosciuto meglio il controllo che ci frena e ci ingabbia, nel nostro prossimo appuntamento concluderemo parlando delle indicazioni e delle logiche più costruttive per tranquillizzare il piccolo demone del controllo e metterlo una volta per tutte a tacere.

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