Cambiamento: le strategie per viverlo al meglio

by simonacampli

cambiamento - change

Arriviamo alla conclusione di questo nostro viaggio attraverso il processo di cambiamento.

Abbiamo definito precedentemente il cambiamento e abbiamo anche visto come ad esso spesso applichiamo delle resistenze, a seguito della paura che sperimentiamo.Questa paura molto spesso è il bisogno di mantenere il controllo della nostra vita; un bisogno che può irrigidirsi fino a diventare una vera e propria gabbia.

Quali sono quindi i “cambiamenti” di prospettiva che potrebbero aiutarci a vivere meglio il processo del cambiamento?

Per arrivare ad una vera e propria esperienza emozionale correttiva (Alexander & French del 1946), utilizziamo ancora una volta una logica non ordinaria.

I filosofi orientali ci insegnano che “per imparare a raddrizzare qualcosa bisogna prima imparare tutti i modi per storcerla”. Questo precetto lo abbiamo già accennato in altri articoli chiamandolo “come peggiorare” .

  • Nel caso del cambiamento un modo per peggiorare sarebbe sicuramente quello di rispondere al bisogno di controllo dettato dalla paura, aumentandolo, aggrapandoci ad esso, ritrovandoci ben presto ancora più in gabbia, bloccati o addirittura paralizzati.
  • Nel caso di quei cambiamenti complessi -nel senso di composti da tanti piccoli cambiamenti- che abbiamo accennato la scorsa volta (es. un trasferimento o la nascita di un figlio) un modo per peggiorare sarebbe sicuramente contemplare il cambiamento nella sua interezza, nella sua maestosità, aumentando di conseguenza il senso di ansia e di sopraffazione.

In una situazione del genere sarebbe molto più funzionale, al contrario, suddividere il cambiamento grande in piccole sfide più gestibili, considerandole come piccoli compiti da risolvere, uno dopo l’altro.

  • Potremmo peggiorare cullandoci per troppo tempo nel ricordo del passato, in fastidiose emozioni negative (es. rancori, rimpianti): esse sono il segnale che – usando una metafora che abbiamo cominciato la scorsa settimana- stiamo andando contro corrente e stiamo utilizzando la nostra energia in modo improprio.

Cos’è il peggio che può accadere? Ricordiamoci che le emozioni -qualsiasi esse siano- per renderle meno spaventose vanno vissute; a volte però la loro forza ci destabilizza e allora per viverle al meglio le dobbiamo incanalare, poco per volta, contenerle attraverso la scrittura, per esempio.

  • Un altro modo per peggiorare è vivere il cambiamento pensando solo al futuro. Riempendoci la testa di aspettative perdiamo la possibilità di vivere il presente e sperimentarlo a pieno, come dei veri e propri esploratori.

Solo guardandoci attorno potremmo raccogliere le informazioni necessarie per una nuova conoscenza.

Passiamo, quindi, a parlare di “obiettivi”.

  • Se teniamo a mente che il cambiamento è l’essenza della vita, un obiettivo più a lungo termine potrebbe essere quello di scoprire e ricordarsi di volta in volta le nostre risorse che ad ogni mutamento ci aiutano a rimanere a galla, prima, e a ritrovare un nuovo equilibrio, poi.

Chiedersi quindi alla fine di un processo di cambiamento: cosa posso portarmi dietro come strumenti di adattamento?

  • Una prospettiva più funzionale sarà quella di evitare di essere impulsivi e vedere nel cambiamento una possibilità di miglioramento; avere il coraggio di aspettare per valutare senza affrettarsi ad etichettare una situazione come positiva o negativa. Allargare i propri orizzonti significa darsi delle nuove opportunità di conoscenza, rendendoci sempre più flessibili.

La flessibilità è sinonimo di resistenza: solo ciò che si irrigidisce arriva, poi, a spezzarsi.

Per chiudere l’argomento con una prospettiva meditativa potremmo dire che imparare a seguire il flusso della vita è indispensabile per trovare la nostra armonia interiore.

Considerare, infine, il cambiamento come sfida e non come limite.

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