Ipocondriaci oggi. / Today’s hypochondriacs.

by simonacampli

“Gli ipocondriaci possono soffrire in molti modi, ma mai in silenzio”. (Anonimo)
E mai da soli, aggiungerei.

La nascita di internet e il suo utilizzo sempre più diffuso e generalizzato, ha rappresentato indubbiamente uno dei cambiamenti cruciali del nostro stile di vita negli ultimi anni.

Ne abbiamo già parlato nel post “Molto connessi ” ; avere un contatto costante con gli altri ed accesso ad un’inesauribile sorgente di nuova conoscenza è sicuramente la caratteristica chiave che fa di internet uno strumento così utile e così magnetico, a volte fino al punto di diventare irresistibile.

Ciò che contraddistingue il passaggio da un comportamento funzionale ad uno disfunzionale per l’individuo è spesso la rigidità di questo comportamento. Quando si entra nell’ambito della difficoltà psicologica, anche prima che essa si cristallizzi in una patologia, cominciamo, infatti, a riscontrare una serie di comportamenti ripetuti che non migliorano la condizione psicologica della persona in difficoltà, ma nonostante ciò, continuano ad essere messi in atto. Si tratta del concetto di tentate soluzioni, di cui potete ritrovare la definizione qui.

Provare un’ irresistibile attrazione per la ricerca di risposte attraverso internet, a costo del proprio equilibrio mentale, è proprio una tentata soluzione di una problematica che durante la stagione invernale aumenta la sua popolarità : l’ipocondria.

Con i primi malanni stagionali attorno a noi si viene, infatti, a creare una sorta di profezia, alimentata spesso dai media che puntualmente fanno pubblicità all’ ultima tipologia di influenza, elencandone dettagliatamente i suoi sintomi più peculiari.  Ovviamente si tratterebbe di un servizio di informazione utile alla popolazione, se non fosse ripetuto cosi tante volte e con una nota di allarmismo a tratti molto calcata.

Si può, quindi, gradualmente passare, in alcuni casi, da una preoccupazione eccessiva ad una certezza della malattia. In questo senso l’eccesso di informazione può alimentare una problematica ipocondriaca e questo è sicuramente più evidente nel caso dell’utilizzo di internet: vediamo come.

Prima di tutto specifichiamo meglio cosa vuol dire “ipocondria”.  Comunemente essa viene definita “una preoccupazione eccessiva e infondata di una persona riguardo alla propria salute, con la convinzione che qualsiasi visita medica di routine possa rivelare qualche patologia”. Chiunque di noi può essere preoccupato per sè o per gli altri al punto di temere una malattia, ma l’ipocondriaco ad un certo punto si convince di questa condizione di malattia; la paura diventa una certezza.

La certezza viene poi alimentata da tutta una serie di tentate soluzioni, ovvero di tentativi di tranquillizzarsi che, però, aumentano la certezza invece di smontarla. Una di queste tentate soluzioni è la ricerca di informazioni tramite internet. La caratteristica di inesauribilità di questo mezzo fa si che esso diventi una continua fonte di dubbio (c’è sempre un nuovo sintomo da scoprire o un nuovo quadro medico da approfondire nell’immenso oceano di informazioni presenti nella rete) e il dubbio viene costantemente tramutato in certezza mano a mano che il germe dell’ipocondria viene alimentato dalle informazioni.

Accanto alla ricerca di informazioni in internet, ci sono altri comportamenti chiave che mantengono e peggiorano l’ipocondria. Uno di questi, molto simile, è rappresentato dalle costanti visite mediche, anche quando si tratta di procedimenti fastidiosi ed invasivi. Questo ci dà anche un importante elemento di definizione del problema: finchè esiste la paura dell’esito di un esame medico ci troviamo davanti ad un problema più vicino al versante del panico; quando la paura non blocca più la ricerca di risposte siamo davanti ad una vera e propria ipocondria, una ossessione della malattia collegata alla compulsione di ricerca di informazioni.

Come possiamo interrompere questo circuito di ossessione e compulsione ipocondriaco?

A differenza delle informazioni che si trovano spesso sulla rete (anche internet non è infallibile!) esistono diversi metodi terapeutici di approccio al problema. Ovviamente esistono ricerche sull’efficacia, ancora non comprovata, dell’utilizzo di farmaci nei casi di ipocondria. Questi farmaci sono essenzialmente antidepressivi che mirano a risolvere un sottostante problema di depressione, difficile da riscontrare, ma quasi sempre considerato presente.

Esistono poi le psicoterapie, più o meno mirate, che lavorano per smontare il problema per quello che è oggi; altri approcci lavorano sulla ricerca della causa sottostante (molto spesso considerata, come dicevamo, una causa depressiva) e sull’azione calmante nei confronti dell’ansia evidente del paziente nei confronti della malattia. Si mettono perciò in atto delle terapie calmanti e rilassanti per attenuare la sintomatologia ansiosa.

Se vogliamo, però, prendere in considerazione in maniera più completa il meccanismo di ossessione e compulsione che, come spiegavamo prima, ad un certo punto si realizza, accompagnando quella che ormai è una certezza di essere malato, dobbiamo invece attaccare il germe dell’ipocondria più strategicamente, attraverso delle indicazioni pratiche che aiutino la persona a mandare in tilt, saturandolo, il cortocircuito di “dubbio-ricerca di conferme- certezza”.

Smontando passo passo la certezza in maniera inversa a come si è costruita. Interrompendo le tentate soluzioni, i comportamenti che la mantengono.

Inserendo il dubbio all’interno della convinzione degli ipocondriaci, in maniera sistematica e giornaliera. Fino a che esso non si risolva del tutto.

hypochondria

“La soluzione non può essere farsi analizzare di continuo: visto che la sensazione di sollievo in ogni caso non dura mai a lungo” (Arthur Barsky, MD, of Harvard Medical School)

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“Hypocondriacs can suffer in many ways, but never in silence.” (Anonymous)

And never alone, I dare say.

Internet invention and its more and more generalized use, undoubtedly represented one of the crucial changes in our lifestyle, during the last years.

We have already spoken about this in the post “Very connected “; having a constant contact with others and access to an endless source of knowledge is surely the key characteristic that makes internet a tool so useful and magnetic as well, at times up to the point that it can become irresistible.

The mark of the passage, from a functional behavior to a dysfunctional one, is often the inflexibility of this behavior. When we enter the area of psychological difficulty, even before it is crystallized in a pathology, we start, in fact, finding a series of repeated behaviors that don’t improve the psychological condition of the individual in difficulty, but despite this, the person insists to repeat them. It deals with the concept of attempted solutions, of which you can find a definition here.

Feeling an irresistible attraction towards the search for answers through internet, at the cost of one’s own mental balance, that is really one key attempted solution in cases of hypocondria, a problem that during winter season increases its popularity.

With the begin of seasonal illnesses  it is created a sort of prophecy, fed often by the media which punctually make publicity to the last type of flu, listing one by one all of its peculiar symptoms. Obviously it would be a very useful information service to the population, if it wasn’t repeated so many times and often with a tone of alarmism in most cases very emphasized.

It is, therefore, possible to gradually pass, in some cases, from an excessive worry to a certainty of being ill. In this sense the excess of information can feed a problem of hypocondria and this is surely more evident in the case of the use of internet: let’s see how.

First of all here’s a definition of what we call “hypocondria.” Commonly it is defined “an excessive and unfounded worry of a person respect to his/her own health, with the conviction that any medical visit of routine can reveal some pathology.” Each one of us can be worried for itself or for the loved ones to the point where we fear the illness, but the hypocondriac convinces him/her self of this condition of illness; the fear becomes a certainty.

The certainty is fed, then, by a series of attemptes solutions, dysfunctional strategies to calm down this new conviction, with the opposite result of increasing it. One of these attempted solutions is searching for information through internet.

The endlessness characteristic of it create a continuous source of doubt (there is always a new symptom to discover or a new medical description to analyzed in the immense ocean of information in the net) and each doubt is constantly transformed into certainty while the seed of hypocondria is fed by information.

Close to internet search, there are other behaviors that maintain and worsen the hypocondria. One of these, very similar, is represented by the constant medical examinations, also when it comes to annoying and invasive procedures.

This also gives us an important element to define the problem: until there’s fear of the result of a medical examination we are facing a problem next to the panic area; when the fear is not enough to stop the constant search for answers we are facing a real hypocondria: an obsession for illness connected to the compulsion of searching for information.

How can we stop this vicious circle of obsession and hypocondriac compulsion?

Unlike what can be often proclaimed online (also internet is not always successful!) several therapeutic methods and approaches exist for this problem. Obviously there are various researches on the effectiveness – still without proof-, of the use of drugs for hypocondria.

These drugs are mainly antidepressants that aim to resolve an underlying problem of depression, difficult to demonstrate, but almost always considered present.

There are also several psychotherapies, especially focused oriented, that aim to dismantled the problem for what it is in the present time. Some other approaches work on the search for the underlying cause (very often considered, as we said, a depressive cause)  while they take action towards the superficial anxiety of the patient towards the possibility of illness.

If we want, however, to consider in a more complete way the mechanism of obsession and compulsion that, as we explained before, is built side by side to what is, by now, a certainty to be sick, we have to attack more strategically the seed of the hypocondria, through some practical indications that help the individual to tilt-up, by saturating it, the vicious cicle of “doubt-> search for confirmations -> certainty.

Dismantling, step by step, the certainty, in the inverse way as it was built. Interrupting the attempted solutions, the behaviors that maintain the problem.

Inserting the doubt inside the conviction of the hypocondriacs, in systematic and daily basis. Until it is entirely gone.

“The solution is not to get tested for everything all the time, since that feeling of relief doesn’t last anyway.” (Arthur Barsky, MD, of Harvard Medical School)

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