Un no al giorno.. / One NO each day

by simonacampli

“Le due parole più brevi e più antiche, sì e no, sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora, VI-V sec. a.e.c.

Quanto è difficile dire di No?

E’ sicuramente molto più facile rispondere con un Sì. Ma come mai? Dietro al desiderio di rispondere Sì ci possono essere diversi bisogni emotivi come voler piacere agli altri, volere aiutare gli altri, evitare qualsiasi forma di conflitto.

Possono esserci anche delle aspettative riguardanti il nostro successo lavorativo: “se dico di sempre di Sì a ciò che mi viene richiesto sarò considerata efficiente e verrò ripagata dei miei sforzi con un avanzamento di carriera”. Non dicendo mai No nello stesso tempo, però, evitiamo di imporre il nostro punto di vista e contribuiamo a non costruirci un ruolo forte, di possibile leader, agli occhi dell’altro.

“Sembra così ovvio che a volte bisogna dire di no, eppure l’opinione più comune è che, se appena è possibile, si debba dire di sì. Esiste una tacita regola secondo cui le persone gentili, ammodo educate e premurose non dicono di no.
Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, 1999

Sia che si tratti, quindi, di un eccesso di accudimento verso l’altro o di una spiccata tendenza al sacrificio per soddisfare l’altro, dire sempre di Sì è decisamente un’abitudine che nel tempo può diventare nociva al nostro benessere psicologico e relazionale. Vedremo tra poco come.

Ma cosa ci spaventa così tanto del rispondere No? Degli studi neuroscientifici sostengono che il No venga tradotto dal cervello più rapidemente e più intesamente del Sì, risultando quindi più potente.

In generale il No è confuso con un’attitudine negativa in generale, con la volontà di nuocere all’altro, quando, invece, ha molto più a che fare con il voler bene a sè stessi e, di conseguenza, all’altro. Dicendo No quando ci sentiamo di non accogliere la richiesta che ci viene dall’esterno dimostriamo onestà verso i nostri valori, i nostri desideri, rispettiamo la nostra individualità. L’altro che ci è davanti ha così modo di conoscerci in maniera più autentica, di mille Sì detti falsamente e controvoglia.

Inoltre dicendo No mettiamo delle priorità alle nostre scelte, selezionando le proposte e le informazioni che, soprattutto nel mondo moderno dove siamo costantemente immersi in un mare di input, rischiano di confonderci altrimenti (per approfondire questo aspetto leggi qui).

La relazione che si basa sulla possibilità di esprimere onestamente il proprio punto di vista, è una relazione più funzionale.

A questo punto già immagino che le prime perplessità verranno da chi immagina di applicare questo principio di rivalsa del No a due contesti in cui esso risulta particolarmente difficile: il lavoro e la famiglia.

Nel primo caso i legami del potere gerarchico sentiamo che spesso ci constringono a rispondere in conformità con ciò che ci viene chiesto. Nell’altro caso è la gerarchia familiare a fare da spinta alla conformità.

A quest’ultimo riguardo mi sembra utile citare una riflessione dello psicologo Paolo Ragusa che da un punto di vista storico vede uno spartiacque nel Sessantotto e nel suo “Il est interdit d’interdire!” (“Vietato vietare”): “Si è passati da un no autoritario a un sì accomodante, insomma da un radicalismo a un altro. Non si è elaborata abbastanza una strategia che ci spingesse a valutare ogni volta se è un no o un sì a far evolvere il rapporto con i colleghi o con la famiglia”.

In entrambi i contesti, famigliare e lavorativo, cercare di dire sempre di Sì impedisce al rapporto di stabilire i giusti confini e quindi di evolvere, seguendo la citazione di Ragusa. Quello che succede è che dicendo sempre di Sì, anche quando non vorrebbe, l’individuo in una certa misura sacrifica se stesso e le sue volontà.

E’ il mito dell’impossibile disponibilità totale per l’altro. Impossibile perchè?

La prossima settimana capiremo meglio come non è utile (a noi e agli altri) dire sempre Sì e come possiamo fare per rinconquistare qualche decisivo No.

Fonti:

“Stavolta ti dico No” di Daniele Castellani Perelli, D di Repubblica-30.12.2013

“Si può dire di No -sbattersi di meno per ottenere di più” di Mike Clayton, De agostini 2013

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NO

“Two of the briefest and more ancient words, yes and no, are those that ask for great reflection.”

Pitagora, There-V sec. to.and.c.

How difficult is to say No?

It’s so much easier to answer with an open Yes, of course. But how come? Behind our will to answer affirmativaly there can be several emotional needs at stake, as wanting to be liked by others, wanting to be helpful, avoiding any form of conflict.

There can be also some expectations concerning our success at work: “if I’ll always say Yes to what is asked, I’ll be considered efficient and I’ll be repaid of my efforts with an advancement of career.”  At the same time, never saying No, we avoid to impose our point of view and we lack in building a strong role, a possible leader appearance, in front of the others.

It seems so obvious that at times we need to say No, yet the most common opinion is that, if possible, we should prefer saying Yes. A tacit rule exists according to which kind, polite, thoughtful people, don’t say No.”

Asha Phillips, The No that help us growing 1999

An excess of caring toward the other or a strong tendency to sacrifice, satisfying the other, in both cases always saying Yes is undoubtedly a habit that in the time can become harmful to our psychological and relational comfort. We’ll soon see how.

But what is that scares us so much when we must say No to anyone? Some neuroscientifics studies sustain that rejections are translated faster and stronger by the brain than a Yes, resulting, therefore, more powerful.

In general the rejection is confused with a negative attitude, with the will to harm the other, when, instead, it says much more about how much we care about ourselves and, therefore, the others. Saying No when we feel not to welcome the request that comes from the outside world, we show honesty toward our values, our desires, we respect our individuality. It’ll be easier, to whom is in front of us, knowing which kind of individual we are, than saying a thousand of false and unwilling Yes.Besides, saying No, we put some priorities to our choices, selecting the proposals and the information that risk to disorient us, especially in the modern world where we constantly are sorrounded by  a sea of input (to read more on this click here).
The relationship that benefits  from the possibility to be honest about our point of view, is a more functional relationship.At this point I ‘m guessing the doubts regarding this “No recovery principle” will arrive when it comes to apply it inside two contexts where it can result particularly hard: the job and the family.In the first case the hierarchical power can be perceived as binding, pushing us to answer in conformity with what is asked. In the other case it’s the family hierarchy to serve as pressure to conformity.Regarding this, it seems useful to me to quote psychologist Paolo Ragusa who, from an historical point of view, sees a watershed in the ’68 revolution and in its “Il est interdit d’interdire!” (” It’s forbidden to forbid!). “We’ve shifted from an authoritarian No to an easy-going Yes, from a radicalism to another. Without elaborating a strategy that pushes us to appraise each time if it is more adequate a No or a Yes to evolving the relationship, with the colleagues or with the family.”

In both contexts, family or work, trying always to say Yes prevents the relationship to establish the correct  boundaries and, therefore, to evolve, following  Ragusa’s words. What happens is that always saying Yes, also when we would say the opposite, we sacrifice a part of our wishes.

It’s the myth of the impossible total availability for the others. Why impossible?

Next week we’ll discuss why it is not useful (to us and the others) answering always Yes and how we can struggle to achieve some firm No.

 

Sources:

Fonti:

“Stavolta ti dico No” di Daniele Castellani Perelli, D di Repubblica-30.12.2013

“The Yes/No Book: How to Do Less… and Achieve More!”- Mike Clayton, Paperback 2013

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