No!

by simonacampli

strategic No

Nella nostra conquista di un decisivo No, ci siamo lasciati con una domanda fatidica:

“E’ il mito dell’impossibile disponibilità totale per l’altro. Impossibile perchè?”

Mentre ci sentiamo appagati dal sentirci “buoni ed efficienti” e, di volta in volta, rinforziamo il nostro sacrificio, reprimiamo una parte della nostra volontà e dei nostri desideri. Questa repressione può, nel tempo ed in una situazione di crisi, quando spesso viene meno la convinzione alla base del sacrificio, portarci ad esplodere, scaricando all’esterno tutta la rabbia accumulata nel tempo con una sforza distruttiva totalizzante.

Come potremmo, quindi, educarci al No, educando meglio gli altri che ci sono accanto, evitando così di costruire per lunghi periodi dei rapporti che poi vengono spazzati via dall’esplosione di un momento?

La psicologa Judith Sills ha elencato una serie di accorgimenti molto utili, di cui vorrei citare i più illuminanti:

  • -Rimpiazza il tuo sì automatico con un “Ci penso su”. Aiuta a riprendere il controllo, a riflettere e a preparare il terreno per un no ragionato, che fa meno male di quello impulsivo
  • -Ammorbidisci il linguaggio, indora la pillola. Usa espressioni come “Preferirei di no”, “Non sono a mio agio con…”, “È molto interessante ma non sarei capace di…”
  • -Contieni le tue emozioni. Un no arriva meglio a destinazione se accompagnato da un’aria di calma zen, anche se finta. È molto più efficace di uno tsunami di rabbia
  • -Se insistono, ripeti il tuo no. Davanti a un capo che pretende un certo lavoro da te o un familiare sempre bisognoso, ripeti con calma la frase con cui li stai respingendo. E se non cedono, rimani in silenzio, finché non capiscono che non c’è niente da fare. Il tuo no è no

Ovviamente cominciare a dire di No dopo essersi abituati a dire sempre Sì (ed essersi fatti conoscere così dagli altri) non sarà facile, anzi, porterà a delle resistenze. State calmi, come si dice: Roma non è stata costruita in un giorno!

Sarà più facile aggirarle cominciando da situazioni semplici e non decisive: un piccolo No al giorno, di intensità crescente, che si libererà dalla schiavitù del Sì.

 

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In our battle to achieve a firm No, we leave the discussion at the prophetic question:

“It’s the myth of the impossible total availability for the others. Why impossible?”

While we are feeling satisfied to be “good and efficient” and, each time we strengthen our sacrifice, we are also repressing a part of our wishes and desires. This repression is able, especially in a situation of crisis when the basic principle of sacrifice disappear, to bring us to an explosion, unloading a strong destructive anger, everything we’ve accumulated with the repression.How could we be able, therefore, to educate us to the rejection, educating also the others, avoiding this process of building relationships that are then swept away by the explosion of a moment?

Psychologist Judith Sills has listed a series of very useful suggestions; I’d like to quote you the most illuminating:

  • Replaces  your automatic Yes with a “I’ll think about it”. It helps to take back the control, to reflect and prepare the ground for a reasoned No, that harms less than an impulsive one.
  • Soften the language, it gilds the pill. Uses expressions as “I would Prefer no”, “I’m not at ease with…”, “It is very interesting but I would not be able of…”
  • Contain your emotions. A No reaches better destination if accompanied by an air of calm zen, even if it is an act. It is far more effective than an anger tsunami.
  • If they insist, repeat your No. In front of a boss that always pretends a certain job from you or a needy relative, repeat with calm the sentence with which you are rejecting them. And if they don’t surrender, just remain in silence, until they get that there is anything left to do. Your No is No.

Obviously  starting to say No after having gotten used to always saying Yes (and having let others being used to it) it won’t be easy, rather it will bring out some resistances. Stay calm: Rome wasn’t built in a day!

It’ll be easier to bypass them, starting from simple situations and not decisive ones: a small No a day, of increasing intensity, that will free you from the slavery of the Yes.

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