Burocrazia e ingiustizie

by simonacampli

La burocrazia che “impazzisce”.

C’è un cartone animato della serie Asterix che rilegge in chiave ironica il mito delle 12 fatiche di Ercole cambiandone l’ambientazione. Asterix si trova nella Roma di Giulio Cesare che lo sfida a superare 12 prove per dimostrare la sua forza.

burocrazia folle

Il protagonista supera le prime 7 prove facilmente, quindi verso la fine del percorso ad ostacoli i romani preparano per lui un nuovo avversario da sfidare: l’amministrazione pubblica.

Asterix ed Obelix devono farsi rilasciare il lasciapassare A38 presso la “casa che rende folli”; come previsto i due personaggi si ritrovano schiacciati da una burocrazia illogica che li spinge sull’orlo della perdita della ragione.

Questo è quello che penso ogni volta che mi ritrovo a contatto con la burocrazia rigida, raramente logica, che spesso gioca sui nostri nervi una pressione difficilmente sostenibile. Il senso generale di incompresibilità delle regole, a volte anche contraddittorie, si accompagna alla sensazione di essere sottoposti ad una serie di ostacoli così ardui che sembrano essere stati messi, come nel cartone animato di Asterix, per farci “perdere”, per farci desistere dalla nostra richiesta.

La sensazione che ne deriva è spesso un senso di esasperazione che può sfociare principalmente in due esiti: la disperazione accompagnata dalla volontà di fuga e rinuncia e la rabbia, la voglia di prevalsa a costo di sfociare nell’aggressività.

Cosa succede prima di arrivare a questi esiti infelici e come potremmo trovare una strategia alternativa?

Il percorso ad ostacoli burocratici vede la persona scontrarsi con un limite -definiamolo genericamente di “pazienza”- che è diverso per ognuno di noi e spesso cambia a seconda della situazione (possono esserci aggravanti situazionali come il caldo, l’antipatia del funzionario di fronte a noi, l’importanza del risultato che si rende più tesi, ecc.).

Poco prima di giungere al “punto di non ritorno” si comincia ad avvertire il senso di oppressione tipico delle situazioni in cui “non si vede la luce alla fine del tunnel”. Il senso di speranza è minimo o assente, ci sentiamo vittime di un sistema ingiusto. Il nemico spesso non è davanti a noi o addirittura non è individuabile (non sappiamo chi ha fatto una determinata legge) quindi l’oppressione diventa ancora più difficile da sopportare: non possiamo prendercela con nessuno.

Come un vulcano che si prepara all’esplosione, la pressione interna sale, la nostra razionalità diminuisce a favore degli impulsi, spesso si cominciano anche a sentire dei cambiamenti corporei ben definiti: la testa gira, il senso di calore è fisico, gli arti formicolano e il respiro si affanna.

La distruttività è una piccola apocalisse: di fronte all’impotenza si vuole distruggere“. (V.Andreoli, Corriere della Sera, 20/05/2013).

Il nemico senza identità si generalizza: tutti sono possibili nemici.

Come si può evitare di arrivare al punto di non ritorno dove le uniche possibilità di reazione al panico sono la fuga o l’attacco distruttivo?

La forza del vulcano è una forza propulsiva che se incanalata può sfogare senza distruggere. Un altro simbolo potrebbe essere la diga che permette alla forza potenzialmente distruttiva dell’acqua di diventare positiva, irrigando i terreni che avrebbe allagato, rendendoli, invece, fertili.

Incanalare e dosare per sfogare in maniera funzionale.

Come finisce la storia di Asterix? Con un pizzico di fortuna (l’incontro casuale col Prefetto) e di ingegno. Il furbo protagonista usa l’arma del paradosso contro una burocrazia paradossale: richiede un lasciapassare “nuovo” (inventato da lui) A39. Gli impiegati spiazzati, impazziscono (siamo pur sempre nella “casa che rende folli”) lasciando i protagonisti vittoriosi. Il labirinto della burocrazia implode su se stesso.

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The bureaucracy that “goes crazy.”

There’s a cartoon of the Asterix collection that tells in an ironic tone the myth of the 12 Hercules’ efforts, just changing the background of the story.

Asterix is in the ancient Rome of Julius Caesar who challenges him to overcome 12 tests to show his strength.

The funny character easily overcomes the first 7 tests, therefore toward the end of the crooked run, the Romans prepare for him a new enemy to challenge:

The public administration.

Asterix and Obelix must have released the A38 pass from the “house that makes insane”; as expected the two characters find themselves crushed by an illogical bureaucracy that pushes them on the edge of losing it.
This is very close to what I feel every time that I find myself having to contact with the stiffness of bureaucracy, rarely logic, the type that push hardly against our nerves.

The general sense of obscurity of some rules, sometimes even contradictory, the feeling to be submitted to a series of so arduous obstacles that seemed created in the aim, as in the Asterix story, of making you “lose it”, or to desist from our application.

The consequential feeling is often a sense of exasperation that can mainly end in two directions: the desperation, the will to escape and to renounce, or the anger, the desire to prevail at the cost of acting out.

What happens right before reaching these unhappy results and how could we find an alternative strategy?

The route to bureaucratic obstacles sees the person facing a limit – let’s call it generically “patience” – that it is different for each of us and it often changes according to the situation (there can be aggravating cases from the hot weather to the aversion of the officer in front of us, the importance of the outcome, etc.).

Just before reaching the “point of no return” we start feeling the sense of oppression typical of the situations where we can’t see “the light at the end of the tunnel.” The hope is least or absent, we feel victims of an unfair system.

The enemy is not in front of us or it is not easy to point (we don’t know who set that law or principle) therefore the oppression becomes even more difficult to bear:
we can’t blame anyone.
As a volcano that prepares the explosion, the pressure inside is growing, our rationality decreases in favour of our impulses, we often start feeling even some well defined alarms in our body: the head spins, we feel warm, the limb tingles and the breath is troubled.

“Destruction is a small apocalypse: facing impotence, we want to destroy.” (V.Andreoli, Corriere della Sera, 20/05/2013).

The enemy without face is now generalized: everyone is a possible enemy.

How can all of that be avoided? How can we avoid reaching the point of no return where the only possibilities of reaction to the panic are the escape or the destructive attack?

The power of the volcano is a propellant strength that -if well-directed- can discharge without destroying. Another symbol could be the dike that potentially allows the destructive power of water to become positive, irrigating the grounds that would have flooded, making them, instead, fertile.

Well-directing and dosing to discharge in a functional way.

How does Asterix story end? With a pinch of luck (the casual meeting with the Prefect) and talent. The cunning protagonist uses the weapon of paradox against a paradoxical bureaucracy: it asks for a “new” pass (invented by him): A39.

The employees staggered, go crazy (don’t forget, we are in the “house that makes insane”) leaving the characters as winner. The labyrinth of the bureaucracy implodes on himself.

 

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