La psicologia dei suoni- Psychology of sounds

by simonacampli

suoni

“Più audio nei media e meno rumore nella vita offline”. Questo è il motto di Trevor Cox, studioso dei suoni, professore di ingegneria acustica all’università di Salford, Inghilterra.

Cox mette appunto interessanti progetti di ricerca che riguardano l’uso del nostro senso dell’udito per scopi di tutti i tipi, anche sociali. Riguardo la conversazione, per esempio, lamenta come il rumore che troviamo nei ristoranti da quando, negli ultimi anni, tovaglie e sedie imbottite sono state sostituite da tavoloni e sedili di legno nudo, fà si che la conversazione rallenti il suo ritmo e si faccia sempre più semplice. Uno scambio elementare di “comandi” perchè di più non si riesce a fare; e la nostra voglia di comunicare finisce dietro allo schermo del telefonino.

Un aspetto che ci accomuna in molti, tra le abitudini sonore legate all’ambiente che ci circonda, è il cantare sotto la doccia: il riverbero incrociato di specchi e sanitari facilita, infatti, l’acustica, e di nuovo, ammazza la conversazione. Ma in bagno va bene cosi, in genere, siamo soli.

Altre ripercussioni, dagli studi incrociati tra suono e psicologia o sociologia umana, sono, ad esempio, le ricerche sui suoni da dare alle cose. In questo campo, negli ultimi anni, va di moda la “sonic nostalgia”, telefonini che squillano come i vecchi telefoni grigi di casa della SIP, oppure lo scatto della macchina fotografica digitale che riproduce il suono della vecchia analogica.

Quanto è importante, poi, il senso dell’udito nelle mode dei social media? Abbastanza, visto che la quarta piattaforma di social sharing più utilizzata al mondo (dopo Facebook, Youtube, Google+) è SoundCloud, che scalza dalla medaglia di legno Twitter. Su SoundCloud si condividono esclusivamente file audio, dai contenuti musicali alle lezioni dell’Università di Harvard.

Come può, infine, il sound design, essere al servizio delle persone? Creando le cosiddette “generative soundscape”, colonne sonore personalizzate per i luoghi dove devono essere utilizzate. Degli esempi? L’aeroporto di Glasgow, gli uffici di San Francisco. Si tratta di “paesaggi sonori” che funzionano perfettamente per diminuire lo stress e aumentare la produttività. Seguendo l’antica saggezza degli orientali che mettevano un grillo sotto al vestito perchè produce un suono rilassante, così si utilizzano spesso suoni della natura misti ad altri locali, legati al luogo dell’impianto sonoro. Il trucco è ancora una volta la diversificazione, il tailoring, come dicono gli anglosassoni.

E così nei centri commerciali, per attrarre i consumatori medi e scacciare i diciassettenni che potrebbero creare caos o microdelinquenza, si usano sempre più tappeti musicali pop o addirittura musica classica, così come è stato sperimentato in un Mc Donald di Southampton o nella stazione di Copenhagen. Insomma ormai anche i suoni sono decisi a tavolino, impostati dalle leggi del marketing. Il rischio? Che la domanda “come vogliamo che suonino le cose?” fatta dalla pubblicità ci influenzi più di quanto ci possiamo rendere conto. Quindi? Apriamo le orecchie ma rimaniamo vigili, i suoni non sono, quasi mai, disposti a caso.

 

Fonti:

D de La Repubblica – 1 MARZO 2014

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“More audios in the media and less noise in the offline life”. This is Trevor Cox motto, expert of sounds, teacher of acoustic engineering at the university of Salford, England.

Cox realizes interesting projects concerning the use of our hearing sense for diverse purposes,  also social. About conversation, for example, he complains of how the noise that we find in the restaurants since, recently, tablecloths and stuffed chairs have been replaced by large tables and seats of naked wood, let the conversation slow its rhythm, becoming more and more essential. An elementary exchange of “commands” because we can’t do more than that; and our desire to communicate is stuck behind the screen of our smartphones.

An aspect that is common among many of us, when it comes to sonorous habits in the environment that surrounds us, it singing in the shower: the cross reverberation of mirrors and sanitary facilitates, in fact, the acoustics, and, again, kills the conversation. But in the bathroom is all right, generally, we are alone.

Other re-percussions, from the cross studies between sound and human psychology or sociology, are, for instance, the researches on the sounds to be given to things. In this field, during last years, there’s a “sonic nostalgia” fashion; cellular phones that ring as the old house telephones or the click of the digital camera that reproduces the sound of the old analogical cameras.

How crucial is, then, the sense of hearing in social media trends? Well enough, considering that the fourth social sharing operating systems most used in the world (after Facebook, Youtube, Google+) is SoundCloud, that steals the spot from Twitter.

On SoundCloud it is possible to share exclusively file audios, from musical contents to Harvard University lessons.

Even more interesting could be the use of sound design at the service of people. How?
Creating the so-called “generative soundscape”, sonorous soundtracks personalized for the places where they must be used. Some examples? Glasgow airport, several offices in San Francisco. We are in front of “sonorous landscapes” made for decreasing the stress and increasing the productivity. Following the ancient oriental wisdom to put a cricket under the suit because it produces a relaxing sound, in the same way the mix of natural and local sounds are realized different in every place. The key factor is once again the diversification: tailoring.

And so in the malls, to attract the middle consumers while reducing the seventeen year-old clients that could create chaos or small crimes, pop musical carpets are the most used or even classical music, as experimented in a Mc Donald in Southampton or at Copenhagen train station.

In short by now also the sounds are planned by the laws of marketing. What’s the risk? That the question “how do we want that the things to sound?” put by advertising companies could influence us much more that we can actually realize. And then what? Let’s stay with ears open but vigilant, the sounds around us are , almost never, casual.

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