Bloccati / Stuck

by simonacampli

Artisti bloccati. Scrittori, artisti, registi, musicisti, chi ha sposato una passione e ne ha fatto un lavoro ha come unico obiettivo di produrre un’opera dopo l’altra. Bisogna far parlare di sè, bisogna migliorarsi sempre di più e, nel migliore dei casi, non si può fare a meno di esprimersi nella propria forma d’arte.

Come mai allora alcune volte ci ritroviamo bloccati?

L’ispirazione non si cattura. Quando la si vuole catturare, è andata via.
Agnès Varda

Il principale errore, come intuiamo dalle parole della regista e fotografa francese Agnès Varda, è cadere nel paradosso del : sii spontaneo. Più cerchiamo di attivare qualcosa di spontaneo e più lo inibiamo; dall’inibizione si passa in fretta alla frustrazione e dalla frustazione al blocco.

Se la tentata soluzione principale è, dunque, la forzatura di qualcosa di spontaneo, altri mille come peggiorare possono poi venirsi a creare, a seconda del nostro modo di reagire. C’è chi si spaventa e si blocca nel terrore di non vedere mai più tornare la propria musa inspiratrice, c’è chi si ritrova nel tunnel dei dubbi dove l’incertezza, o meglio, l’incapacità di scelta, prende il sopravvento. E ci sono mille altri modi, ognuno personalizzato per ciascun essere umano.

Ma come possiamo quindi evitare che la nostra vena creativa si interrompa?

Il metodo più immediato e più attivo è sicuramente continuare a nutrirla con stimoli sempre nuovi. Sicuramente non è sufficiente, perchè ogni persona creativa sa che dall’inspirazione non si passa automaticamente all’opera compiuta. Una volta avuta l’idea bisogna pianificarla e per fare questo c’è bisogno di molto metodo e rigore, più che di creatività. Come ben intuiva Scott Belsky con il suo progetto di aiutare i disorganizzati creativi a rimuovere le barriere tra talento ed opportunità (a questo proposito dai un’occhiata a Behance).

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Una buona strategia però, data ancora una volta dal riflettere sul come peggiorare, sarebbe quella di interrompere l’attesa e sbloccare il blocco dedicandosi ad altro.

Facciamo un esempio concreto per capirci meglio. Immaginiamo che una talentuosa novellista si ritrovi nella tremenda situazione di non riuscire a continuare una storia che aveva iniziato con immensa inspirazione. Oltre alla frustrazione creativa, si aggiunge anche la preoccupazione di non riuscire a rispettare la scadenza con il proprio editore. Cosa fa la nostra scrittrice? Si mette alla sua scrivania tutti i giorni, computer acceso, tazza del caffè pronta accanto alla tastiera per sostenere la stanchezza delle ore che passano, fissando lo schermo, attende speranzosa che questo sia il giorno buono in cui il flusso delle idee ricominci a scorrere. Come purtroppo già abbiamo capito tutti, più si forza e meno sbloccherà la sua situazione e quindi la vedremo lentamente passare, nel corso della giornata, dall’illusione, alla delusione, fino alla depressione.. e alla disperazione!

Cosa potrebbe provare di alternativo, magari inusuale, e strategicamente funzionale, la nostra cara narratrice?

  • Prendere carta e penna ed alzarsi dalla scrivania per uscire all’aria aperta
  • Dopo una breve passeggiata fermarsi in un angoletto pacifico e scrivere di qualsiasi cosa che ha accanto o davanti
  • Dopo aver scritto qualche riga interrompersi e rialzarsi per continuare la passeggiata in una direzione diversa
  • Scrivere, camminando, di ciò che sta accadendo intorno a lei, brevi frasi, senza tener conto della logica o della forma

> La regola generale da seguire è scrivere di tutto tranne di quello che dovrebbe, o vorrebbe scrivere.

Avete capito il senso della nostra storia? Sapete riportare la strategia che abbiamo immaginato per la nostra scrittrice ad un delle situazioni creative in cui vi siete sentiti bloccati?

Se avete dei dubbi a riguardo potete contattarmi.

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Stucked artists.

Writers, directors, musicians, who has married to a passion and has luckily done a job of it, lives with the only objective to produce a great work after another. It is crucial to be popular, to always improve and, in the best of the case scenario, the urge to express art is so strong that can be never fulfilled.

If so, how come we find ourselves jammed at times?
“The inspiration can’t be captured. When we want to capture it, then it has gone away”.
Agnes Varda
The principal mistake we can make is to fall in the paradox of : be spontaneous, as we get from the words of the weel-known French director and photographer, Agnès Varda. The more we try to do something spontaneously, the more we inhibit it; with inhibition comes the frustration and from it, finally, the block.

The main attempted solution is, therefore, trying to force something spontaneous, bt others can be created to worsen the situation, depending from our reactions. Someone can be scared, feeling the terror of not seeing the muse coming back ever again, others find themselves trapped in the tunnel of the doubts where uncertainty, or, worst, the inability of choice,  get the upper hand. And there are thousand of other bad strategies, each specific for the human being who creates it.

So how we can avoid these interruptions in our creativity?

The quickest and more active trick is to feed it, constantly, with new inputs. Surely it is not enough, because every creative person knows that, from inspiration, we can’t go directly to the finished work.

Once we get the idea it is required to organize it; to do this we need much more method and rigour, than creativity. That’s what has realized the smart mind of Scott Belsky when created his project to help the unorganized artists removing the walls among talent and opportunity (about that, have a look at Behance).
A good strategy, however, it is, once more, to reflect on power of “how to worsen” the situation, in this case it would be to stop waiting and remove the block doing something else.

Let’s make a concrete example to understand this better. We imagine that a talented novelist finds herself in the awful situation where she can’t go on with the story she once started, out of an initial huge inspiration.

Besides the creative frustration, now she fears she won’t be able to respect the deadline with her publisher. So how she reacts? She sits on her desk, every day, turns on the computer, a fresh cup of coffee at hand to sustain her during the long hours ahead, she stares at the screen waiting, fixing it, hoping that it will be The good day, when the flow of the ideas will be back.

Unfortunately, as we all have already understood, the more she insists, the little she’ll get, and we’ll gradually see her passing through illusion, delusion, depression.. and, eventually, despair!

What could she alternatively try, something unusual maybe, and strategically functional?

  • We want to see her taking pen and paper, get up from the desk, going outside.
  • After a brief walk finding a pacific place to sit down and jot down a couple of words about whatever is around her.
  • After a couple of lines – stop – continuing the walk in a different direction, writing while walking, about what’s happening around her, brief sentences, without taking care of the logic or the style.

> The general rule would be to write of everything except what she would.

Did you get the sense of the story? Do you know how to reverse the strategy we have imagined for the novelist in it, to one of the creative situations in which you found yourself stuck?

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