Rifiutati / Rejected

by simonacampli

paura del rifiuto

 

A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di ricevere un rifiuto. Può essere il caso di una delusione di amore, o un lavoro per cui non siamo stati scelti o un club esclusivo che non vuole ammetterci come membri.. le occasioni per essere rifiutati nella vita non mancano mai.

Nella maggior parte dei casi le reazioni principali che le persone hanno davanti ad un rifiuto sono:

– chiedersi perché

– riflettere sull’accaduto per cercare di capire dove si è sbagliato e cosa dobbiamo, quindi, imparare da questo piccolo dolore

– sentirsi arrabbiati, feriti, indignati con chi ci ha rifiutato

– parlarne con gli altri per sfogarsi.

Ovviamente, preservando l’unicità di ognuno e la creatività illimitata dell’essere umano, ci sono tantissimi altri modi in cui si può reagire ad un rifiuto, questi rappresentano solo i principali e più comuni.

Cosa distingue una difficoltà a digerire un rifiuto da un vero e proprio problema invalidante per l’individuo? Quando una persona dovrebbe e potrebbe chiedere aiuto se ha bisogno di gestire un rifiuto? Come può la terapia aiutare un problema del genere?

Come spesso mi piace ricordare il momento giusto per cercare un supporto psicologico è il momento in cui questa opzione ci viene in mente. A differenza di quanto spesso si pensa, non ci sono effetti collaterali; il rischio più grande che si corre è di non trovare la situazione o la persona adatta a noi e quindi perdere un po’ di tempo e un po’ di soldi senza beneficio alcuno. Non è certo un problema da poco ma non vuol dire che non dobbiamo provarci! Ci sono dei modi per cercare di individuare e scegliere bene.

Per difendersi da questo rischio il modo migliore è di chiedere un onesto e aperto contratto iniziale, dove si stabiliscono gli obiettivi e, con una certa flessibilità dovuta a questo tipo di professione, una tempistica per raggiungerli. Questo dovrebbe essere possibile, a mio avviso, in tutte le discipline di supporto alla mente, dal coaching al counselling, dalla psicoterapia alla psicoanalisi. Purtroppo ogni tanto i professionisti non sono d’accordo con questo tipo di approccio pragmatico alla terapia, ma se voi siete dei pazienti pragmatici dovete andare alla ricerca dello specialista che condivide il vostro approccio!

Tornando al nostro problema del rifiuto, questo può essere discusso in una seduta di counselling dove si vanno a studiare le strategie disfunzionali che vengono messe in atto dalla persona, le emozioni derivanti dal rifiuto e le tecniche migliori per gestire queste emozioni e rendere il loro impatto sulla vita individuale più positivo che avverso.

Può esserci anche il caso in cui davanti ad una forte difficoltà nel confronto del rifiuto la persona si senta bloccata nelle sue relazioni e non riesca a viverle più in maniera spontanea e soddisfacente. Ci possono essere dei sintomi anche fisici conseguenti a questa difficoltà emotiva. Siamo qui nell’ambito di un problema riguardante la psicoterapia.

Come vedete, quindi, si tratta pur sempre di un continuum.

Cosa si può fare per alleviare la difficoltà emotiva e sbloccare la persona per permetterle di recuperare un equilibrio relazionale soddisfacente? Dipende, ovviamente, dal caso e nello specifico dal tipo di reazione emotiva che sentiamo essere prevalente (dolore, paura, rabbia); il primo obiettivo sarà quindi di rilasciare questo eccesso emotivo che si è creato, far diminuire la pressione e ristabilire un equilibrio emotivo più sereno. Una volta fatto ciò si può finalmente lavorare di strategia per individuare le tentate soluzioni relazionali che non funzionano e costruirne delle altre che permettano alla persona di raggiungere dei successi in quest’area.

Ed essere in grado di digerire un rifiuto come parte della nostra esperienza e non come un fallimento.

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To all of us has happened, at least once in life, to feel rejected. This can be the case of a disappointment in love or missing a job opportunity or have been left out from an exclusive club .. the occasions to be rejected can be various.
In the majority of these scenarios among the most common reactions we see:

  • obsessively wondering WHY
  • reflecting on what happened over and over, trying to understand where we did wrong and what we need to learn for this mistake
  • feeling angry, wounded, indignant with the people who rejected us
  • talking with others in a desperate search of emotional relief.

Obviously, keeping the peculiarity of each story aside, there are many other ways we can pursue when suffering from a rejection, these are only the principals and most common reactions.

What is that distinguishes a simple difficulty to digest a rejection from a real, invalidating problem created from it? When is that a person should and could ask for help after a rejection? How can therapy help with such a problem?

The moment to seek a psychological support it is the moment when this option comes up to our mind. Unlike what is often thought, there are no collateral effects; the greatest risk that can occur is to be unable to find the right situation or the proper person for us and therefore to waste some time and some money with no benefit at all.
Obviously is no small risk but that doesn’t mean we should not try if we feel the need! There are some tips we can follow to try maximizing our chances to choose well, though.

One of the best way is asking for an honest and open initial contract, where the goals are established together with the therapist along with a flexible timeframe. This should be possible, in all the disciplines that support the mind, from coaching to counselling, from psychotherapy to psychoanalysis. Unfortunately professionals in this field don’t always agree on this pragmatic approach to therapy, but if you are a pragmatic patient you must look for a professional that shares your point of view!

Going back to our rejecting issue, this can be discussed during a counselling session studying dysfunctional strategies, consequential negative emotions and the best techniques to manage these, creating a positive impact on daily life.

It can also happen that after a bad rejection people feel blocked in their relationships and can’t pursue them in a spontaneous and satisfactory way. Or there can even be some physical symptoms. We are here facing a problem that should be addressed in a psychotherapeutical setting.

What can be done to relieve this emotional difficulty and let the individual re-discover or re-build a more satisfactory balance? It depends, obviously, from the single case and its specific prevailing emotion (pain, fear, anger); anyway the first goal should be to release the emotional excess, this high-pressure, to reestablish a more calm inner balance.

Once that has been achieved, it is finally possible to work on strategies, finding the attempted solutions and change them into better behaviours, allowing people to feel relaxed and at ease with others, again.

Being finally able to digest a rejection as part of our living experience and not as a personal failure.

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