Traumi di guerra – andare avanti / War trauma – how to go on.

by simonacampli

Una notizia di qualche giorno fa attira l’attenzione ancora una volta sulla tematica del Trauma. L’associazione per la difesa della salute mentale dei veterani britannici, la Combat Stress, riporta nelle pagine del Guardian un aumento del 57% del numero di ex combattenti che richiedono trattamento psicologico nel 2013. L’associazione allerta i media: “Questo anno bisognerà prepararci ad una nuova escalation”.

Un altro dato interessante è che, seppur la media di tempo che intercorre prima che un veterano chieda aiuto per un supporto psicologico è enormemente lunga raggiungendo persino i 13 anni, nel caso del conflitto presente in Afghanistan l’attesa per la richiesta d’aiuto scende vertiginosamente a soli 18 mesi. Quindi, l’aumento recente di casi del Combat Stress potrebbe essere tutt’altro che un dato negativo.

Cos’è questo misterioso PTSD, l’acronimo inglese di Disturbo Post Traumatico da Stress?

Ne abbiamo in realtà già parlato in passato, ma ricordiamone qui i tratti principali alla luce di questo diverso contesto, quello legato ai traumi di guerra.

In psichiatria il Disturbo Post-traumatico da Stress è definito come : l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono ad un evento traumatico, catastrofico o violento. Generalmente l’evento è un’esperienza in cui si è temuto per la propria vita o per la vita di qualcun altro, ma non necessariamente, così come non è detto che chiunque viva un’esperienza di questo tipo soffra di conseguenza di un disturbo del genere.

Come sempre la mente umana reagisce in maniera unica e personalizzata e si potrebbe dire che la nostra risposta più o meno traumatica la si debba al grado di resilienza personale, nella gestione del trauma.

Una persona a seguito di un evento così pericoloso e traumatico non è  detto che sviluppi immediatamente una difficoltà di tipo post-traumatica, questa può essere preceduta e anche “mantenuta”, in un equilibrio precario, da una problematica più lieve, di tipo ansioso o più simile alla depressione.

Ciò che accomuna i casi in cui, per vari motivi (a volte anche per una terapia psicologica in atto), la problematica post traumatica viene a galla, è la sintomatologia successiva.

La persona spesso si sente totalmente afflitta, può scoppiare in lacrime o essere improvvisamente silenziosa, ma il tono dell’umore precipita visibilmente. Il senso di angoscia è molto comune e accanto ad esso la persona può vivere sintomi più acuti:

  • sintomi simili a quelli del panico come tremori, senso di svenimento, sudorazione aumentata o fredda, respiro corto
  • flashback continui e dolorosi legati all’avvenuto, che possono accompagnarsi nella notte a incubi ricorrenti
  • difficoltà a ricordare l’evento in successione e a parlarne

Le problematiche post-traumatiche possono aggravarsi nel tempo e la persona può sentirsi così sopraffatta dal passato da non riuscire a vivere il proprio presente in maniera vigile e partecipativa. Questo è molto tipico nei casi di traumi di guerra dove è presente anche un certa stigma alle volte riguardo l’ammissione del problema e la conseguente ricerca di aiuto. Molte possono essere le motivazioni che spingono a non voler accettare la difficoltà, tra cui può essere presente sicuramente una parte di senso di colpa per aver partecipato a simili atrocità.

Come mai è molto utile se non necessario il ruolo di un professionista, in una difficoltà del genere? Principalmente per costruire una relazione terapeutica dove la persona, fuori da un contesto intimo e personale, può affidare il contenuto traumatico dei suoi ricordi e riviverlo, sentendosi al sicuro.

Purtroppo il dolore immenso, spesso misto a rabbia e ad altre sfumature emotive, non può essere aggirato per poterlo sciogliere, ma, come un fiume in piena seppure spaventoso, deve essere attraversato.

Ovviamente la resistenza ad un simile compito è, spesso, altissima. Per questo la relazione positiva con il terapeuta si rivela cruciale in questo tipo di difficoltà. Solo attraverso il ricordo, guidato, di ciò che è accaduto si potrà gradualmente aiutare la persona a distaccarsene, rimettendo il passato nel passato e potendo, così, riprendere la propria vita presente;

senza dimenticare, ma potendo finalmente guardare avanti.

 

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A news of some days ago has catched once more the media attention on the thematic of Trauma. The association for the defense of mental health of the British veterans, the Combat Stress, announces through the pages of the Guardian57% increase in the number of ex soldiers that require psychological treatment in the 2013. The association alerts the media: “UK must prepare for escalation”.

Another interesting data is that, even though the average period of time before a veteran asks for help and psychological support is enormously long, with a maximun of even 13 years, in the case of the present conflict in Afghanistan this time decreases to 18 months.

Then, the recent increase of cases in the Combat Stress archive could be even a positive data.

What is this mysterious PTSD, the English acronym of Post Traumatic Stress Disorder?

We have already spoken about it in past, but let’s recall here the general concept under the light of this different context: war.

In psychiatry Post-traumatic Stress Disorder is a problem defined as: an anxiety disorder caused by very stressful, frightening or distressing events.

Generally the event is an experience when the person feels in danger for his/her own life or for the life of somebody else; it is not a necessary or automatic response, for everyone who experiences a traumatic event.

As always, the human mind reacts in its unique and personal way, and we could say that having future problems after trauma is probably connected to our personal level of resilience.

Anyway, after such dangerous and traumatic event, may pass some time before the person develops a post-traumatic problem; this can be preceded and also “maintained”, in unstable balance, by a lighter difficulty or symptoms, such as anxiety or a general feeling of depression.

What unifies cases in which, for many reasons (sometimes even for a current therapeautic program), the post traumatic disorder arises, are the same type of sympotms.

The person often feels as he/she is totally afflicted, can burst in tears or suddenly be silent, but the general mood is undoubtly down. The sense of anguish and despair is very common and maybe accompanied by more acute symptoms:

  • symptoms similar to those present in panic, as tremors, sense of faint, increased or cold perspiration, short breath
  • continuos flashback, painful memories of what happened or even recurring nightmares
  • difficulties to remember the event and speaking of it

Post-traumatic problems can get worse in time and the person can feel so overwhelmed by the past that can’t succeed in living his/her own present actively.

This is very typical in war traumas cases where there could be also a certain amount of stigma acknowledging the problem and the need for support. Various reasons can cause this reaction, one common could be sense of guilt to have been part of similar atrocities.

Why is it very useful if not necessary the role of a professional, in a problem like this?

Mainly to build a therapeutic relationship where the person, out of an intimate and personal context, can experienced again the traumatic content and relieve the pain, feeling safe.

Unfortunately the huge amount of pain, often mixed with anger and other emotional shades, cannot be relieved without having to experience again and again the episode; as a scary, flooding river, must be passed through to feel a better.

Obviously the resistance to a similar assignment is, often, very strong. This is when a positive relationship with the therapist is crucial.

Only through the guided re-experiencing of what has happened, is it possible to gradually help the person to feel detached, putting again the past in the past and taking back his/her own present life;

without forgetting, but being finally able to look over it.

 

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