Promuovere Benessere / Enhancing Wellness

by simonacampli

One month ago, during the Responsible Business Week, a report on the mental health situation in the job environment has been published. The interesting title of the document was “Mental Health: We’re Ready to Talk.” What is beneath this choice of words is that, when it comes to work environment, psychological wellness can be still a sort of taboo.

To consider the argument in this specific historical and economic time, we need to reflect on the amount of stress that recently everyone has experienced around the work sector, as a result of the global economic crisis; that is why, in fact, the psychological problems have been more and more considered as one of the principal threats for social wellness. In the last 4 years precisely we’ve been witnessing a dramatic increase of stress, anxiety and depression cases.

Reading the report some interesting numbers on the English context draw immediately the attention:

1 in 4 individuals in the English adult population experiences every year psychological problems; translating that into actual costs for the country global economy, we’ve £70bn for year, approximately 4,5% of the GDP. Mental health would then cost £26bn every year, an average of £1,035 for employee.(source: Organization for the Development and the Cooperation).

How come such a high cost? These are mainly absences from the job place caused by psychological problems.

Despite this notable impact on the life of each, around the thematic an embarrassed silence stands still. “Today’s culture of silence around mental health is suffocating the productivity and the competitiveness of the English firms.” And we all know, productivity in England is surely a factor capable to raise general alarmism.

What is truly interesting is the social aspect involved, properly described in the report: discrimination, sense of isolation, generalized suffering. It looks like less than half the people involved in mental health problems feels able to ask for help before the problem reaches severe levels of impact in the private and working life.

What can be done to promote a radical change in the general approach and culture around psychological wellness?

Inform is the primary imperative to follow. More knowledge on the problems, but more crucially on the solutions, is the first step to do. This represents a challenge from the moment that in the British context, similarly as in the Italian, the public that would like to address a psychological difficulty, struggle often to decide where to go and who to speak to, standing before a sea of offers. Different approaches, several theories behind them, public or private services or charities. An overwhelming situation, clearly.

If this abundance can be positive because offers more than a way to follow for each case, when it comes to explain the service in this field what sadly happens so often it that things are not easily explained, and the main language used is highly techincal and sometimes poorly comprehensible (a bit of self-criticism sometimes is useful for everyone!).

And the individual story disappears behind a mess of theoretical approaches.

“Customized” therapy  is, on the other hand, when the story of each can find a calm place to be said and managed, in a functional and therapeutic relationship, to find the best solution for that specific problem; a relationship where the person can, not only trust, but also, in the beginning, put him/herself into the hands and the reliability of the professional.

That is most certainly true and possible in the working environment, where this flexible and specialized approach can offer a strategic key resolution, briefly and efficiently, promoting wellness for everyone and professional success as a result of that.

The report that we have quoted could represent some kind of “called to action” to change the business approach to psychological wellness. Big companies (quoted in the same document) have already approached the prevention and the early intervention, as soon as difficulty arise and has been shown, then, accordingly, immediate and tangible benefits(psychological and economic) have been added to the global wellness of the firm. The key factors were specifically: strategic interventions to psychologically support the employees.

Something in the air is hopefully changing. With the help of documents like this one could be finally possible to work together and establish a new culture for psychological wellness in the work enviroment.

Sources:

http://www.theguardian.com/sustainable-business/mental-health-taboo-workplace-employers?CMP=new_1194

http://www.bitc.org.uk/our-resources/report/mental-health-were-ready-talk

 

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Circa un mese fa, in occasione della Responsible Business Week, è stato pubblicato in UK un report sulla salute mentale nei luoghi di lavoro, dal titolo “Mental Health: We’re Ready to Talk”. Interessante scelta di parole per questo documento quando l’argomento del benessere psicologico nel contesto lavorativo sembra essere ancora una sorta di tabu.

Nel considerare l’argomento in questo specifico momento storico bisogna considerare che il contesto lavorativo è sicuramente uno dei luoghi fonte di maggiore stress negli ultimi anni, con l’avvento della crisi economica globale e, infatti, i problemi psicologici vengono al giorno d’oggi considerati come una delle minacce principali al benessere della società. In particolare, stress, ansia e depressione hanno visto un drammatico aumento di casi negli ultimi 4 anni.

Nel report sono elencati alcuni numeri interessanti, riguardanti il contesto inglese:

1 su 4 nella popolazione adulta inglese ha un’esperienza di problemi psicologi ogni anno, con stime di costi per l’economia globale del paese che si aggirano intorno a £70bn per anno, diciamo il 4,5% del GDP, il nostro PIL. La salute mentale costerebbe £26bn ogni anno, una media di £1,035 per impiegato (1.242 €) (fonte: Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione).

Come mai un costo così alto? Bè principalmente i problemi psicologici possono causare assenze dal lavoro; nonostante questo impatto notevole sulla vita di ognuno, intorno alla tematica aleggia ancora un silenzio imbarazzato. ” L’odierna cultura del silenzio intorno al tema della salute mentale sta soffocando la produttività e la competitività delle aziende inglesi”. E si sa, la produttività in Inghilterra è sicuramente la molla che fa scattare l’allarmismo generale.

Per fortuna nel report si parla anche dell’aspetto sociale del problema: discriminazione, senso di isolamento, sofferenza generalizzata. A quanto pare meno della metà delle persone coinvolte in problemi di salute mentale si sente in grado di chiedere aiuto prima che il problema raggiunga livelli di impatto severi sulla vita privata e lavorativa.

Cosa si può fare per promuovere un cambiamento radicale dell’approccio generale e della cultura riguardante il benessere psicologico?

Informare è l’imperativo primario da seguire. Avere una conoscenza delle problematiche, ma soprattutto delle possibili soluzioni presenti è il primo passo da compiere. Questo rappresenta una sfida dal momento che nel contesto inglese, esattamente come in quello italiano, il pubblico che vorrebbe rivolgersi ad un servizio per affrontare una difficoltà psicologica, si trova davanti ad un vero e proprio mare di offerta. Diversi approcci, svariate teorie di riferimento, servizi pubblici, para-statali e privati. Una situazione a dir poco travolgente.

Se questa molteplicità ha del positivo nel poter offrire più di una soluzione ad ogni specifica situazione, spesso nel presentare i servizi purtroppo il vizio principale dei professionisti di questo settore (è bene fare un po’ di autocritica ogni tanto) è di usare un linguaggio difficile, molto specifico, di poca comprensibilità anche a chi si specializza in queste materie di studio. E la persona con il suo problema sparisce dietro una moltitudine di pilastri teorici di riferimento, purtroppo spesso eccessivamente rigidi.

Un approccio alla terapia “su misura” dove la storia di ognuno possa trovare un luogo sereno di esposizione e gestione, all’interno di una relazione terapeutica funzionale alla risoluzione del problema; un rapporto dove la persona possa non solo fidarsi, ma anche, in un primo momento, affidarsi alla serietà e capacità del professionista che ha davanti.

Nel contesto lavorativo questo approccio flessibile e specializzato può offrire una chiave di risoluzione strategica in tempi brevi per la promozione del benessere di tutti. Il report che abbiamo citato potrebbe quindi rappresentare una “chiamata alle armi” per cambiare l’approccio aziendale al benessere psicologico. Esistono già grandi compagnie (citate nello stesso documento) che si sono già organizzate per facilitare la prevenzione e l’intervento precoce, non appena le difficoltà si presentano, ed è stato dimostrato che, di conseguenza, si sono avuti benefici immediati e tangibili nella salute globale dell’azienda (psicologica ed economica). Questo grazie proprio a : interventi strategici di salute e supporto mentale per gli impiegati.

Qualcosa nell’aria forse sta cambiando. Con l’aiuto di documenti come questo e del lavoro del team che si promuove dietro a studi intelligenti di settore, si può veramente lavorare insieme per instaurare una nuova cultura del benessere psicologico nel mondo del lavoro.

Fonti:

http://www.theguardian.com/sustainable-business/mental-health-taboo-workplace-employers?CMP=new_1194

http://www.bitc.org.uk/our-resources/report/mental-health-were-ready-talk

 

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