Apatia / Apathy

by simonacampli

apathyThere are days when we wake up feeling blue and our routine seem heavier than ever.

What’s the purpose of everything? The results we’re looking for seem to be always unreachable, while in front of us there are still so many obstacles to overcome.

Sometimes this gloomy mood can last for days and level off as apathy, a generalized lack of  enthusiasm and motivation. Everything seems too boring for us, no excitement at all, only boredom. Boredom can become sadness or discouragement or stay firmly the same.

Obviously apathy can be a simple reaction to a real lack of stimuli or goals, therefore the first aspect to be considered is if we can easily spice things up, adding some extra challenge to our routine. When apathy is closer to discouragement, can be the result of an enduring sense of ineptitude.

Once we feel dissatisfied the principal reactions can be:

– feeling angry with someone who we believe is the source of our struggles or generally with the world or society that throws a monkey wrench in our way.

– feeling sad and afflicted, looking back at the past with remorse or melancholy while the future seems just a thick cloud of umpredictable events.

What can be done to take advantage of these moments and make them meditative opportunities, self-discovering situations or just relaxing time to regain strenghts and go on with more grit than ever?

1. The first useful tip is writing. Writing angry letters if we feel so or narrate our failures going backward in the past from the present moment, if sadness is the main mood. Writing must be spontaneous, try to avoid mental orders or rules. The only thing not to be forgotten is never read again what you have written. It won’t be pleasant but it will finally give you an outlet to your feelings, instead of going on putting them under pressure with the risk that sooner or later they’ll explode.

2. Once we finally feel unloaded, we can take a seat (not just a metaphoric seat) with our sadness and stay with it for a while. Let’s give her a name as our own shade, after all she is a part of us and therefore there is no reason of being hostile with it. Listen to it. Getting to know it. When we will have spent ten-fifteen minutes with it let’s escort it to the door. It is time to say goodbye, our shade will probably be back and visit us again but once it does we’ll know how to welcome it and we won’t oppose resistance. Now is time to go on with our day.

3. After having closed the door let’s go freshen up and then, with pen and paper at hand, write down a list of things that you’d like to change or to get, following a chronological order: start with the most urgent things to be closed up by the end of the day; following the weekly task and, finally, just a pair of long term goals.

4. When the list is done ask yourself: If I wanted to reach the objectives I gave myself for the day which could be the smallest, tiniest thing to do or to think, voluntarily, to get them? Once you’ve found your first little step, put it into facts without further thinking.

You’ve got it by now, our strategy here is to act as if we had already reached the goal.

And next time your apathy will come visit, you’ll know how to greet it.

 

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A volte ci sono giorni in cui ci svegliamo con la luna storta e i nostri compiti quotidiani sembrano più pesanti del solito. Qual’è lo scopo di tutto? I risultati sembrano non arrivare mai, invece davanti a noi ci sono sempre tanti ostacoli.

Se poi questo tipo di umore dura un po’ più di qualche ora si può stabilizzare in una sensazione di apatia, una mancanza di motivazione generalizzata. Tutto sembra fare parte di una routine che non ci stimola più e ci fa provare solo noia. La noia si può tingere di tristezza o di sconforto oppure rimanere stabilmente uguale. Ovviamente l’apatia può rappresentare una reazione ad una mancanza effettiva di stimoli o di obiettivi da raggiungere e quindi il primo aspetto da considerare è di poter aggiungere ogni tanto una sfida alla nostra routine. Se invece è più vicina allo sconforto, l’apatia può essere un effetto di un senso di incapacità protratto nel tempo.

In questo caso capita di sentirsi insoddisfatti e le reazioni principali che mettiamo in atto possono essere di due tipi:

– ci sentiamo arrabbiati con qualcuno che riteniamo colpevole delle nostre difficoltà o più generalmente con il mondo o la società sbagliata che ci mette i bastoni tra le ruote

– ci sentiamo tristi e afflitti, guardiamo al passato con rimorso o con malinconia e il futuro ci sembra una nuvola fitta in cui non riusciamo a scorgere nulla.

Cosa si può fare per approfittare anche di questi momenti no e renderli attimi di raccoglimento con noi stessi, situazioni per conoscerci meglio e addirittura “riposarci” per poi ritrovare le forze e andare avanti con più grinta di prima?

1. La prima cosa utile da fare è scrivere. Scrivere lettere di rabbia se ci sentiamo arrabbiati o se invece è la tristezza ad essere principalmente presente in noi raccontarci tutti i nostri fallimenti di cui ci sentiamo colpevoli dal momento presente a ritroso nel tempo. La scrittura deve essere spontanea, evitando di seguire ordini mentali o regole. L’unico aspetto da non dimenticare è di evitare di rileggere lo scritto. Non sarà un compito piacevole ma darà una valvola di sfogo finalmente ai nostri sentimenti, senza continuare a metterli sotto un tappo che prima o poi, si sa, esplode.

2. Una volta che ci sentiamo ben scarichi, possiamo finalmente sederci (non solo metaforicamente) e stare un po’ in compagnia di questa tristezza. Diamole un nome, come un’ombra, dopotutto fa parte di noi e non c’è, quindi, alcuna ragione per sentirla nemica. Ascoltiamola. Conosciamola meglio. Quando avremo trascorso in sua compagnia qualche decina di minuti alziamoci e accompagnamola alla porta. E’  ora dei saluti, la nostra ombra tornerà a trovarci probabilmente ma questa volta sapremo come accoglierla senza opporre resistenza. Ora però è ora di continuare la nostra giornata.

3. Dopo aver chiuso la porta andiamo a sciacquarci il viso e poi, carta e penna alla mano, compiliamo una lista di cose che vorremmo cambiare o ottenere in ordine di tempo: prima le cose più urgenti da concludere entro la fine della giornata, poi quelle della settimana, infine un paio di obiettivi più a lungo termine.

4. Finita la lista il nostro compito è il seguente: Se volessi completare i compiti che mi sono dato per questa giornata quale sarebbe la più piccola cosa da fare o da pensare volontariamente ora? Mettiamola in atto.

L’avete già capito, la nostra strategia ora è di agire come se avessimo già raggiunto l’obiettivo.

La prossima volta che la vostra apatia vi verrà a trovare saprete come andarle incontro.

 

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