Dare e Avere / Give & Take

by simonacampli

dare e avere

Our life stands on many balances, one of which is the ” giving VS taking”.

When we are born we are in the loving hands of our family and we receive affection and care, lessons and guide to move the first steps in the world. Little by little we stand on our legs, we become stronger, our knowledge grows and our experiences shape us as independent people. We keep on receiving help and love but we start to give back and our important persons are more numerous: friends, lovers.

In the balance of giving and taking we become more and more”caregiver” of attentions and affection, while we are still counting on receiving the same from some selected people. How much we still receive depends on how much we are open to stable and deep relationships in our adulthood and how we are capable of avoiding constant anticipations towards others’ gestures, of waiting for an attention, a gift, a hug.

Adulthood is often characterized by starting a new family and this is the moment when the “giving” percentage overcomes the “taking”. Repeating caring scripts that we have received when we were kids, or, sometimes banlacing deficits that we feel we have suffered, we take care of our children to help them standing on their feet, growing independent, as we did.
Here there is a risk of creating dysfunctional dynamics as sometimes can be difficult to overcome the individualism that we are used to live on and welcome new people in our life, especially when they require initially the 100% of our devotion and attention.

Social convention sees becoming parents as everybody’s desire and common sense says that even with doubts everyone is spontaneously open to this big change in life. This is only partially true, as in some occasions the birth of a child comes with censored doubts, sense of uncertainty or even a feeling or being trapped.

The most dangerous aspect of these feelings is clearly that, if not resolved in a new and best balance, can negatively influence the relationship with our partner and our children, or even mining more deeply our parenting skills then our fears could do if leaved alone. It’s good to keep in mind this “greater fear” to defeat the smaller one we have when deciding if going to talk to a professional, when parenting becomes some serious unbalancing factor in our inner feelings

Another risk is created by dynamics of opposite sign when having children and helping them grow is very easy but letting them have the right space and independence to build their own individuality and become autonomous persons, is the most impossible task. Here’s when negative consequences are on the children that grow up in the midst of sense of guilt and inadequacy, or on the parent that suffers from un immense void when the son/daughter leaves the house. Is like losing our mission in life.

With the time passing we often live another step in the “giving vs taking” continuum, when we give back cares and affection that we once received from our parents or grandparents as children, because now that they’re older they might have the need of a shoulder to lean on or an extra pair of hands. This metaphoric restitution, is an important moment of growth in the relationships with our loved ones and a further symbolic moment of our existence, to cherish.

Our life stands on many balances; the one of love and cares is one of the fundamental and many changes happen in this balance during the natural and important passages that beat the rhythm of our life. If at anytime this balance suffer from an impairment, we feel there is a problem and we are unhappy.

The good news is that it is never too late to start again; giving or taking.

 

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La nostra vita poggia su tanti equilibri, uno dei quali è il “dare e avere”.

Quando nasciamo siamo nelle mani accoglienti della nostra famiglia e riceviamo cure e attenzioni, insegnamenti e guida per muovere i primi passi nel mondo. Piano piano ci alziamo sulle nostre gambe, diventiamo più forti, il nostro sapere cresce e le nostre esperienze ci formano come persone indipendenti. Continuiamo a ricevere cure e amore ma cominciamo a dare e le nostre figure di riferimento diventano più numerose: gli amici, i primi amori. Andando avanti la bilancia del dare e avere piano piano ci vede diventare più “caregiver” datori di attenzioni e di affetto, mentre continuiamo a riceverne da alcune selezionate persone.

Quanto riceviamo dipende soprattutto da noi, da quanto siamo disponibili ad avere in età matura rapporti profondi con gli altri e da quanto impariamo a non anticipare costantemente i gesti altrui, a saper aspettare un’attenzione, un regalo, un abbraccio.

L’età adulta è spesso caratterizzata dal cominciare una nuova famiglia e questo è il momento in cui la percentuale del “dare” supera quella dell’avere. Riproponendo spesso le cure che abbiamo ricevuto quando eravamo piccoli, o a volte riequilibrando scompensi che sentiamo di aver vissuto, accudiamo i nostri figli per aiutarli a camminare da soli, a crescere come persone independenti a loro volta.

E qui può capitare che si vengano a creare delle dinamiche disfunzionali perchè a volte è difficile superare quell’individualismo a cui ci siamo abituati e accogliere delle nuove persone nella nostra vita che hanno bisogno, inizialmente, al 100% della nostra attenzione.

La convenzione della società è che essere genitori sia un desiderio di tutti e che, seppur mai pronti del tutto, ci si apra a questa esperienza spontaneamente, quando accade. Nella realtà, ad accompagnare la nascita di un figlio, coperto da una buona dose di censura (o autocensura), c’è molto senso di inadeguatezza e a volte addirittura di “sentirsi in trappola”.

L’aspetto più pericoloso di sentimenti del genere è chiaramente che, se non risolti in un nuovo e migliore equilibrio, possono influenzare negativamente il rapporto con il nostro partner e con i nostri figli, andando a minare la nostra capacità genitoriale più profondamente di quanto possano fare i nostri timori. E’ bene tenere a mente questa “paura più grande” per sconfiggere quella più piccola di parlare con un professionista, qualora la genitorialità stia effettivamente minando il nostro equilibrio interiore.

Un altro rischio è rappresentato da dinamiche di segno opposto dove accogliere i nostri figli e aiutarli a crescere è un passo vissuto veramente con la massima spontaneità, ma lasciar loro lo spazio per costruirsi la propria individualità e rendersi indipendenti è un compito impossibile da gestire. Qui capita spesso che le conseguenze negative le vivano i figli, tra sensi di colpa e sentimenti di inadeguatezza verso il mondo, o anche semplicemente il genitore che si sente perso quando si ritrova da solo, svuotato della propria missione di vita.

Un’altra fase di equilibri d’accudimento è quando restituiamo l’amore e le cure ricevute da bambini ai nostri genitori o nonni che con l’avanzare dell’età possono aver bisogno di un paio di mani in più o una spalla a cui appoggiarsi. Questa restituzione metaforica, oltre ad essere un’importante momento di crescita nei rapporti con i nostri cari, è un momento simbolico della nostra esistenza da apprezzare a fondo.

La nostra vita poggia su tanti equilibri; quello dell’amore e delle cure è uno dei fondamentali e molto cambia in questa bilancia durante i passaggi naturali e importanti che scandiscono la nostra crescita. In un qualsiasi momento questo equilibrio si può scompensare creandoci difficoltà e rendendoci infelici. La buona notizia è che non è mai tardi per ricominciare a dare o ad avere dagli altri.

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