Rivoluzione della Cultura Psicologica

by simonacampli

well-being

Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale in psicologia. Mettere il benessere al centro del lavoro e una volta per tutte separare la mente e i suoi equilibri dal mondo della medicina.

Questo significa cambiare definitivamente linguaggio, abbandonare termini come “malattia” che portano naturalmente alla ricerca di “farmaci” e “cura” che implica la guarigione come un processo che deve avvenire dall’esterno.

Significa anche per il mondo dei professionisti della mente abbandonare la ricerca dell’approccio migliore di tutti gli altri, a favore di un umile processo terapeutico “su misura”. Come mai? E’ ovvio che ogni specialista porterà nella terapia ciò che ha studiato, i valori terapeutici in cui crede, ma non bisogna mai smettere di ascoltare cosa ci dice il nostro cliente: come stanno andando le cose? stiamo costruendo i miglioramenti desiderati o decostruendo le sofferenze iniziali? Se le cose sono immobili allora forse c’è qualcosa che non va e abbiamo bisogno noi, professionisti, di chiedere un aiuto. E’ giusto darsi tempo per raggiungere gli obiettivi della terapia ma è vitale tenere d’occhio quel tempo e saper decidere quando l’attesa può diventare controproducente. Il tempo va usato, mai sprecato.

Rivoluzione culturale, significa per i governi cambiare la percezione della sanità mentale, rendendola un insieme di servizi per il benessere, promuovendo un messaggio positivo di crescita e miglioramento dell’individuo, la coppia, la famiglia, il gruppo, e non più di assistenza caritatevole. Soprattutto è necessario che l’offerta terapeutica sia flessibile e sempre al passo coi tempi. C’è bisogno di eliminare le divisioni di poteri che vedono interi servizi dedicati all’uso di un’unica risposta terapeutica, di qualunque approccio si parli. Le persone sono tutte diverse, le difficoltà che si possono costruire sono infinitamente variabili e uniche. Non esistono terapie risolutive per categorie di problemi, al massimo esistono degli studi scientifici di efficacia che DEVONO essere promossi e divulgati in modo che le persone possano aumentare la propria conoscenza critica dei servizi terapeutici promossi. Apriamo i servizi sanitari nazionali al maggior numero possibile di terapie differenti. Sarà il cliente e il suo benessere ritrovato a indicarci la strada.

Bisogna diffidare delle ricettine terapeutiche preconfezionate. Esistono tantissime strategie terapeutiche diverse, l’unico principio che, a mio parere, va seguito è : BASTA CHE FUNZIONI. Ovviamente bisogna stare alla larga da ciarlatani, ma non abbiate paura di provare un nuovo approccio o un altro diverso da quello che vi hanno indicato, a volte la relazione terapeutica efficace che si instaura con un professionista può fare davvero la differenza nel facilitare positivamente il cambiamento

L’equilibrio psicologico si costruisce dall’interno e si può giovare del supporto di professionisti ma non può fare a meno della collaborazione della persona protagonista della difficoltà.

Potrà sembrare eccessivamente positivista a molti, soprattutto a chi soffre magari da tempo di qualche difficoltà psicologica, ma io credo ci sia bisogno oggigiorno più che mai di messaggi positivi come questo: i problemi psicologici possono essere risolti.

  • Se abbandoniamo l’idea che la felicità sia fatta dall’assenza dei problemi
  • Se accantoniamo il concetto medico di cura che ci vede come malati in attesa della soluzione esterna e riprendiamo il controllo delle nostre difficoltà
  • Se consideriamo i problemi come sfide quotidiane

l’obiettivo della rivoluzione psicologica diventa, allora, un equilibrio dinamico dove il nostro benessere è il risultato dell’uso di strategie ottimali che ci aiutino ad avvicinare i nostri desideri e a minimizzare le nostre sofferenze. Vi sembra poco?

 

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