Public Speaking / Parlare in pubblico

by simonacampli

Did you ever heard the word “gelato” meaning a mic?

It might only be an italian saying, but, despite of this reassuring image of an ice-cream, for the majority of people receiving a mic in their hands to deliver a public speech, it’s not a happy moment. On the contrary! The face turns red-ish, the legs tremble, shortness of breath: these are all signs of the fear most people have of public speaking. Delivering a speech on a stage? The fear turns into terror!

I think that often people, when in the situation of public speaking, go back in mind to school years. What is difficult of public speaking is that, growing up, the situations where we need to deliver a speech or simply stand up in front of the public, are more and more. We are lucky if our “audience” are just the colleagues in our office, because in some careers delivering speeches can be a big part of the job itself, sometimes even just to one person, but the result of our speech is highly important, like when we need to present a “pitch”, a short proposal to sell a project or finding investors for a business venture.

So how can we manage the stress or the fear of public speaking in front of an auditorium? First of all let’s discriminate situations when the fear is the result of a previous “traumatic” experience of public speaking and situations where the fear is specifically oriented toward the present.

In this second scenario, there are things that we can do, or avoid to do, as: “avoid the avoiding”. What does it mean? As in other situations related to fear, when it comes to public speaking, people who suffer the most from this fear tend to avoid the exposure as much as they can, delegating the burden to some colleague or simply not being available for it. Doing so the fear becomes stronger and stronger until it is like a cage that makes us prisoner.

In other words, it’s like a ghost that haunts us, it is always behind us; we must turn and look it in the eye to make it disappear, otherwise it will follow us more and more!

But once we decide that we must face the situation we are in front of this problem: how to manage the anxiety or, worst, awkward interruptions during the speech? Let’s start with this : “declaring the secret”.

Do you fear that you’ll turn red, you’ll mumble or you won’t remember what you were saying? The first question you need to ask yourself is: considering my anxiety on an imaginary thermometer, is it on the red zone or still in a low position? If the anxiety is already on a high level, then it is probably a good idea to use an open-face. Before falling into panic, trying to deliver the speech while you cover the signs of your anxiety, admit to the public that you may be a little red “cause the room is very hot” or you may stutter because “you have a sore throat”. Having prepared the audience to these strange eventualities will set you free from containing them and you’ll only have to focus on your speech!

If the last time you faced a situation of public speaking is long ago, or you simply never face situations like these, you can also try with a gradual exposure to the task, starting with one to one speeches or in small groups. Remember that looking the people in the eyes or smiling when speaking to them, are helping tools in order to open your audience to your words. After having practiced for a while you can turn to bigger audiences, bearing in mind that if you feel lost on the stage, you can always find few people in the first row to focus on, re-establishing that positive connection that you’ve managed in the past.

Other useful strategies, focusing on the speech itself, could be:

  • Start with a snappy slogan. The more your speech needs to be convincing, the more it needs to be short. The first lines are always the most important. What is the heart of the matter?
  • Organize your speech into a structure. Make a mental map of it. Draw it.
  • Memorize this map but avoid trying to memorize the words. It never works and always kills the spontaneity of the speech.
  • When you’re done with the structure, ask yourself: is there something unnecessary? Pascal said “I am sorry I have had to write you such a long letter, but I did not have time to make it shorter”. Having time to be prepared the one thing to focus is, again, making the speech as much blunt as possible.
  • Ask yourself also: which are my strongest aspects as a speaker? The smart tone of your voice? Your sense of humor? Being focused on these positive allies during the speech is a must!
  • During the closure of your speech remember the audience what is the essence of it. Circularity and redundancy of words will help them to keep in mind what is that you consider important.

Public speaking? No problem!

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Avete mai sentito usare la parola “gelato” per il microfono? Nonostante questa immagine rassicurante del gelato, la maggior parte di noi a cui viene passato un microfono per parlare in pubblico, non è felice, anzi, sente il viso diventare rosso, le gambe tremare, il respiro si fa corto e la mente diventa vuota: parlare in pubblico fa proprio paura! Figuriamoci poi, se con il “gelato” dobbiamo anche salire su un palco, la paura si trasforma in terrore!

Scommetto che la maggior parte delle persone che si trovano a dover parlare in pubblico, istantaneamente si ritrovano, nella loro mente, a ricordare i banchi di scuola, quando l’insegnante scorreva i nomi sul registro per decidere chi chiamare e noi ci nascondevamo sotto il banco o facevamo finta di cercare qualcosa nella borsa per non dover affrontare il supplizio di alzarci e parlare di fronte a tutti.

Quello che non si realizza mai durante la scuola è quanto, invece, sempre più spesso ci si trova a dover fare discorsi davanti ad un pubblico, mano mano che si cresce. Se siamo fortunati il pubblico sono solo poche persone con cui si divide l’ufficio, ma in determinate carriere le persone nell’auditorio possono essere molte di più, magari paganti, venute appositamente per il nostro discorso! Oppure il pubblico può essere rappresentato da una persona sola ma il risultato del discorso può valere molto, come nel caso di un “pitch”, un mini discorso che mira a vendere un’idea, una proposta lavorativa.

Allora come l’affrontiamo e la vinciamo questa paura di prendere il microfono e parlare di fronte agli altri?
Prima di tutto voglio ricordare che a volte la paura può essere legata ad un episodio del passato che ci rincorre come un fantasma, in quel caso bisogna affrontarla in un modo un po’ diverso, più specifico.

Ogni caso è ovviamente diverso dall’altro e si giova di un intervento specifico, ma se volessimo delineare delle buone strategie per affrontare la paura di parlare in pubblico nel presente, cominciamo da ciò che non dovremmo fare : evitiamo di evitare.

Come in altre forme di paura, anche nel caso della paura di parlare in pubblico, più evitiamo di esporci ad essa più la paura si fortifica, diventando ben presto una fonte di panico tale che ci ingabbia. Bisogna girarsi e guardare il fantasma negli occhi per farlo svanire, altrimenti ci rincorrerà ovunque andremo!

Una volta deciso di esporci siamo davanti al problema: come faccio a gestire l’ansia e ad evitare che mi blocchi nel discorso? Possiamo cominciare con la strategia del “dichiarare il segreto”.

Se abbiamo paura di arrossire, balbettare e avere dei vuoti di memoria, temendo quindi una brutta figura, la prima domanda da porsi è la seguente: se immaginassi un termometro la mia ansia si posiziona sulla zona rossa oppure è abbastanza bassa da poterci distrarre? Se il livello di ansia è molto alto la cosa migliore da fare è giocare a carte scoperte.

Prima di sentire il panico, confessiamo il nostro timore in due parole, adducendo un mal di gola per il possibile balbettio o magari il caldo della stanza per l’eventuale rossore in viso. Aver preparato il pubblico a dei possibili cedimenti ci farà sentire più rilassati e soprattutto non sprecheremo energie a nascondere questi segni e potremmo andare avanti con il discorso!

Se è tanto tempo che non ti esponi a parlare davanti ad un grande gruppo o non l’hai mai fatto, potresti anche cominciare con l’esporti a persone singole e poi a piccoli gruppi, spostando la tua intenzione da un interlocutore ad un altro. Guardare negli occhi e sorridere chi ci sta ascoltando manifesta sicurezza e serenità e predispone l’interlocutore in maniera positiva alle nostre parole. Con questa  “palestra”, potrai piano piano avvicinarti ad un pubblico sempre più grande e quando sarai davanti ad un intero auditorio potrai scegliere delle persone nelle prime file su cui concentrarti nel caso tu voglia ricreare quella sensazione positiva che hai già affrontato, di parlare davanti a pochi interlocutori.

Altre strategie riguardano poi la costruzione del discorso:

  • Metti all’inizio una frase vincente. Più il discorso deve essere convincente più deve essere breve. Le prime frasi sono quelle che contano di più. Qual’è il succo del tuo discorso?
  • Organizza il discorso in una struttura, crea una mappa mentale di esso. Disegnala.
  • Memorizza la struttura di ciò che vuoi dire, ma evita di memorizzare le parole. Non funziona mai del tutto e uccide la spontaneità.
  • Quando hai finito di scrivere la struttura chiediti: c’è qualcosa di superfluo? Pascal diceva : “Ho scritto questa lettera così lunga solo perchè non ho avuto tempo di farla più breve”. Se hai tempo dedicati a rendere il tuo discorso più asciutto possibile.
  • Chiediti : quali sono i miei punti di forza come oratore? Il sorriso? Il tono della voce? Il senso dell’umorismo? Concentrati su questi aspetti positivi e tienili a mente mentre fai il tuo discorso.
  • Alla fine ripeti il concetto centrale del tuo “pitch”, racchiudi l’essenza in poche parole. La circolarità e la ridondanza aiuteranno il pubblico a tenere a mente ciò che è importante per te.

Parlare in pubblico? No problem!

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