Diventare amiche della Strega di Biancaneve: l’invidia

by simonacampli

Quando da piccole abbiamo sentito la storia di Biancaneve, sono certa che il 99.9% di noi si è automaticamente immedesimato con Biancaneve e non con la strega invidiosa di lei. Quell’1% rimanente forse si sentiva più a suo agio ad identificarsi con uno dei sette nani, magari Pisolo, ma assolutamente non con la strega!

Ma da dove viene l’invidia e perché è considerata un sentimento tabù? Come mai, quando capita di sentirsi invidiosi, questo ci ferisce due volte, direttamente ed indirettamente? Ma l’invidia è solo un sentimento negativo?

1. L’invidia e il suo cattivo compagno, il Confronto.

L’invidia spesso nasce dal confronto con l’esterno. Il confronto può riguardare il nostro aspetto fisico, caratteristiche della nostra personalità, il nostro successo professionale, la nostra creatività, i traguardi in generale..chi più ne ha più ne metta! Il giardino del vicino è sempre più verde ed ogni scusa è buona per sbirciare dalla staccionata e farci venire il nervoso!

Ma non diamo la colpa all’esterno! Il confronto è il meccanismo che costruisce e mantiene l’invidia ma essa fiorisce dentro di noi solo se trova terreno fertile..tipo?

Desideri frustrati, insoddisfazioni, insicurezze, procrastinazione e mancanza di prospettive.

Se ci sentiamo invidiosi nella maggior parte dei casi è per qualcosa che ci sta a cuore; il soggetto della nostra invidia è carico delle nostre emozioni, il più delle volte frustrate, e quando ci capita di ritrovarlo negli altri, questi diventano l’oggetto della nostra invidia.

2. Il tabù della società

Siccome ci hanno insegnato che è sbagliato e di pessimo gusto sentirsi invidiosi, più ci sentiamo feriti e più lo reprimiamo, spesso con l’unico risultato di sentirlo aumentare dentro di noi. Per quanta vergogna ci possa provocare o per quanto la società non accetti questa realtà, l’invidia è molto più comune di quanto possiamo pensare e tocca assolutamente tutti: giovani, anziani, uomini e donne.. soprattutto da quando con i social media si è diffusa quella che io amo definire la cultura del “confronto per apparenze”.

Prima di avere un portatile sempre con noi o uno smartphone o un tablet, insomma una costante finestra verso l’esterno, le situazioni in cui andare a trovare motivi per sentirsi invidiosi potevano trovarsi solo nella nostra cerchia di conoscenti diretta o attraverso la televisione e i giornali nei confronti delle persone famose. Con l’utilizzo quotidiano dei social media le possibilità sono cresciute a dismisura aprendo una nuova zona di confronto con persone apparentemente conosciute, ma solo in superficie!

Insomma invece che usare i social media per socializzare e interagire con gli altri li usiamo per voler essere come loro e sentirci sempre più feriti dal confronto!

Invece che fare questo:

social engaging

facciamo questo: envy

Un disastro!

Sia che nasca dal confronto con una persona fisica o una virtuale, in ogni caso l’invidia nasce, per l’appunto, dal confronto e dalla convinzione erronea che questo sia un processo di indagine scientifica, che prova infine il nostro fallimento. Nella maggior parte dei casi, invece, il confronto non è  assolutamente condotto in maniera scientifica e non prova un bel niente! Questo perché paragoniamo il nostro interno (un desiderio, un obiettivo, un nostro modo di essere) con l’esterno delle altre persone. Sappiamo veramente cosa hanno affrontato queste persone per raggiungere quegli obiettivi? Siamo sicuri che corrispondano ai nostri valori, desideri, progetti, fino in fondo?

3. Una ferita in superficie e una più profonda

Mentre il livello di rabbia sale alimentato dal senso di ingiustizia che proviamo dal confronto con chi ha ciò che noi vorremmo ma non sentiamo di poter avere o  di meritare, ci stiamo ferendo due volte! La ferita superficiale è, appunto, la rabbia e il senso di fallimento che la sostituisce subito dopo, ma la ferita più profonda è a livello della nostra sicurezza personale. Aprire la porta all’invidia è come dire a noi stessi che non siamo in grado di ottenere quello che vorremmo raggiungere, è un’assunzione di incapacità. Secondo voi quante energie avremmo per metterci all’azione dopo questa pugnalata al cuore?!

4. Fare amicizia con l’invidia

Dobbiamo fare qualcosa perché dall’unione dei punti 1+2+3, sopra esposti, abbiamo la ricetta perfetta per l’infelicità. Come possiamo girare la situazione a nostro favore? Facciamoci amica l’invidia! Aggiungiamola su Facebook, seguiamola su Twitter, decoriamole una stanza infiocchettata su Pinterest. Se cominciamo a vedere dietro l’invidia le nostre paure e le nostre ferite, possiamo essere meno arrabbiati e più comprensivi verso di lei e capire che più che preoccuparci dell’esterno dobbiamo guardare dentro di noi. L’invidia capita a tutte le persone “growth-oriented”, ricettive all’idea della crescita e del cambiamento, bisogna solo trasformarla in attivo!

a. Giriamo perciò i riflettori verso di noi: quali sono i desideri che abbiamo trascurato? Le paure di cui ci siamo riempiti la testa? Le insicurezze che abbiamo trasformato in credenze? Prepariamo una bella lista dell’insoddisfazione.

b. Trasformiamo l’invidia in ammirazione ed in motore all’azione. Se ce l’hanno fatta gli altri, ce la possiamo fare anche noi! Studiamo le loro storie, facciamoci inspirare dai loro successi e segniamo accanto ad ogni fonte di insoddisfazione le idee che ci vengono in mente via via per passare all’azione.

c. Valorizziamo i nostri risultati, seppur piccoli, che riconosciamo lungo la strada. La soddisfazione personale non arriva tutta insieme, si costruisce mattoncino su mattoncino.

Quindi ora non ci resta che prendere sotto braccio la nostra nuova amica invidia e passare all’azione!

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