Compulsive Shopping and disposable strategy vs durability / Shopping Compulsivo e strategia usa e getta vs la durata di un oggetto

by simonacampli

Recently I took part in a talk with subject something that I feel as very important: the attitude of consumers toward purchasing goods.

Today the general attitude toward purchasing is chasing the abundance, the unnecessary, with a maximum of satisfaction that is constantly going up. It is quite impossible now to trace back who’s behind the label -the designer, the producer, the craftsman or woman- knowing in what state they work and who our money are going to endorse.

It is by now very difficult to save for something we desire – postponing the satisfaction- so far more often we choose for something cheaper and immediately available.

Every purchase is a choice, even if not everyone can afford to have this choice but at least to be aware of it, even if the world of fast fashion would very much like to make this awareness disappear, knowing that every time we take our wallet out we are handling a powerful weapon. The Sustainable Fashion aims to propose, as already done in other industries as in the food industry with the Slow Food  movement, a more informed attitude toward consumption.

Unlike what we might think, clothes can do exactly as much harm than food. Maybe not as directly or immediately as what we eat, but someone -or something as for our environment- along an uncontrolled supply chain can suffer even for a deadly risk.

Having presented the important implications for the Triple Pundit system (People, Planet, Profit) let’s focus now on the main protagonist in this Strategy blog: people. What are the psychological issues related to shopping?

compulsive shopping

In the last years a new kind of compulsive problem has been drafted in relation to shopping: the spendaholism or oniomania (from greek ὤνιος onios “for sale” and μανία mania). The psychiatric world promptly responded with a new “ad hoc” label called: the Compulsive Buying Disorder.

What does it mean? Is there a new epidemic risk? Keep calm. As we said before, the academic psychiatric classification should give only a service to professionals that need a common language to speak among themselves. No diagnostic label should ever replace the individual personal story. Everyone has his/her own problems and the job for a good therapist is to find a solution that fit the request for a specific issue.

So when I quote the DSM (Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders) is merely to present a problem that has now been studied through research and percentage of presence in the population. So the compulsive shopping is a behavior that has been connected to similar pattern of difficult impulse control. The impulsive trait has been secondarily increased by the online shopping experience, when the people are alone in front of a computer, without any external inputs that can distract them or make them reflect on their actions, so the purchase is a matter of seconds. It is still a very pleasurable experience, indeed.

Many explications have been provided from professionals trying to sort out the why for this compulsive shopping behavior: the need to fill a void, self-confidence or self-appearance issues, underlying anxious or depressed feelings. Someone even push through a genetic implication.

Strategic interventions aim to identify how the problem works in order to develop a solution matching the same functioning scheme, so to relieve the individual from the pain once and for all but also as soon as possible.

It is true, indeed, that compulsive difficulties works similarly in terms of negative strategies and perception of the problem.

Next week we’ll go closer, as with an imaginary microscope, to enlarge the behavior that represents a compulsive shopping situation, identifying the common threads in order to develop useful strategies to gain back the control that has been lost. Baring in mind that there is no universal recipe that can replace a personal therapist, we can however pinpoint a few stratagems crucial in the initial compulsive shopping behaviors.

 

If you liked the topic of this post and you would want to be informed on this or other matters, or if you’d like to propose oneJust fill this useful form

——

Qualche sera fa ho preso parte ad una discussione la cui tematica mi è molto cara: le attitudini del consumatore di oggi all’acquisto.

Al giorno d’oggi acquistare è diventato un comportamento che mira all’abbondanza, con un limite di “soddisfazione” che si sposta sempre più in alto, dove è spesso impossibile ormai rintracciare chi c’è dietro un oggetto che acquistiamo – l’ideatore, il finanziatore, l’artigiano – e sapere, quindi, in che condizioni questo oggetto è stato prodotto e che tipo di realtà i nostri soldi andranno a finanziare. E’ sempre più difficile risparmiare per comprare un oggetto che desideriamo – rimandare lo sfogo del desiderio – e sempre più spesso preferiamo comprare oggi qualcosa di più economico e disponibile.

Ogni acquisto è una scelta, anche se non tutti possono permettersi di averla ma sì almeno di esserne consapevoli, anche se il mondo della moda veloce ci vorrebbe far dimenticare questa importante arma che, come consumatori, abbiamo in mano ogni volta che tiriamo fuori il portafoglio. La Moda Sostenibile cerca di promuovere, come è già successo nel contesto del cibo con movimenti quali Slow Food, un atteggiamento di consumo più consapevole e attento. A differenza di quanto pensiamo, un vestito può fare del male esattamente come un cibo cattivo. Magari non direttamente e immediatamente a noi, ma una produzione non controllata può essere altamente nociva per il nostro ambiente e può contribuire allo sfruttamento di lavoratori svantaggiati, sottopagati, minori, spesso in situazioni lavorative così precarie che il rischio di incidenti e di vittime è altissimo.

Dopo aver introdotto l’importanza di queste implicazioni per le cosiddette 3 P (Persone, Pianeta, Profitto) andiamo a focalizzarci sulle persone, da sempre al centro del nostro appuntamento settimanale con Strategy. Quali sono le difficoltà psicologiche che possono costruirsi nell’ambito dello shopping?

compulsive shopping

Negli ultimi anni si è sempre più delineata una forma di compulsione chiamata Shopping Compulsivo o spendaholism o oniomania (dal greco ὤνιος onios “in vendita” and μανία mania). Il mondo della psichiatria, rappresentato dal manuale DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali)  ha “creato” un quadro ad hoc : il Disturbo da Acquisto Compulsivo.

Cosa vuol dire? E’ una nuova epidemia in corso? Calma. Come abbiamo detto in passato, le classificazioni accademiche dei problemi psicologici dovrebbero servire principalmente ai professionisti per comunicare tra loro. Nessuna diagnosi deve mai sostituire la storia personale dell’individuo; ognuno ha la propria difficoltà ed il lavoro di un bravo terapeuta è di individuare una soluzione ad hoc per quello specifico problema.

Quando mi riferisco, quindi, al DSM o altre definizioni diagnostiche è puramente per introdurre una categoria di difficoltà che si è fatta conoscere attraverso ricerche, studi e incidenza. Nel caso dello shopping compulsivo questo comportamento è stato ricondotto, come funzionamento, ad un problematico controllo degli impulsi. La caratteristica impulsiva ed incontrollata si è poi esacerbata nello shopping online dove la persona, da sola di fronte ad uno schermo, senza tutta una serie di stimoli esterni che possono rallentare la decisione dell’acquisto e far riflettere, rendendolo più razionale, vengono meno. L’acquisto diventa un evento di pochi minuti, mantenendo però la sua caratteristica piacevole.

Molte sono state le interpretazioni fatte dagli studiosi per lo shopping compulsivo: bisogno continuo di distinguersi, riempire un vuoto interiore, problemi legati alla soddisfazione personale, alla propria estetica, calmare uno stato di ansia o di depressione. Alcuni si sono spinti nella ricerca della causa genetica.

Al fine di individuare il meccanismo di un problema per poter sviluppare una soluzione calzante che sollevi la persona dalla difficoltà che vive, nel minore tempo possibile, lo studio delle strategie mette da parte la causa per osservare da vicino il funzionamento. E’ vero per esempio che problemi differenti legati alla compulsione funzionano spesso in maniera simile, riguardo alle strategie negative messe in atto e alla percezione del problema.

La prossima settimana andremo, quindi, ad ingrandire con un immaginario microscopio il comportamento di shopping compulsivo per individuarne le ricorrenze universali, ciò che tutti gli shopper in questa difficoltà fanno, per poter immaginare delle strategie utili a ritrovare il controllo perduto. Seppur non possiamo dare una ricetta di guarigione valida per tutti, perché non esiste ricetta che possa sostituire una terapeuta personale, possiamo però individuare degli stratagemmi che aiutino chi ha appena iniziato a vivere un problema di compulsione legato allo shopping.

 

Se ti è piaciuto l’argomento di questo post e vorresti essere contattato per essere avvisato su questo o altri argomenti, o proporne uno, riempi solo questo utilissimo form

Advertisements