Troppa facilità.. stroppia / Easy..not peasy

by simonacampli

There is a type of paradox in our daily life that everyone’s probably figuring out every now and then: the easiness of modern life sometimes makes our existences..too complicated! How is that even possible?

I have recently read an article about an anthropological essay from an italian researcher, Stefano Boni, where he uses the definition of “Homo Comfort” to name the current development of our species. The daily life of the Homo Comfort is strongly characterized by the use of technological devices that ease our routine and procure us a stream of shortcuts for every single action we make.

The idea of some writers and researchers interested in this paradox is that what we consider a modern innovation, an evolution for our species, can actually represent a step-back. The improvements supplied by technology make us conditioned by something external and not in our power.

Would you like a couple of decisive considerations?

  1. Women and Men, who learn to write with the use of a personal computer simultaneously as with their own hands, were already born many years ago.
  2. Our own phone is become something we use practically for everything, far more than only to communicate with people. Using the infinite app offered, we read the news on it, or a book, we cook following recipes from our phone, we exercise with it, we interact via social media on our phone. This blog could have been entirely written and edited with the sole use of my phone (if only touch screen wouldn’t be so thorny!).

Another anthropologist agreeing on the negative effects of the modern human evolution is Marc Schoen that is concerned mainly with offline causes of today’s excessive easiness: firstly a too soft educative system. Kids today grow up in an environment that reward them regardless of their efforts so they don’t need to interiorize the importance of trying, despite of all the difficulties, to reach a goal.

In the family the same softness is based on the democratization of relationships with no boundaries and the parents losing a part of their guidance role in favour of too close relationships inside the family.

On the opposite trend, modern society follows a complete different rhythm based on an extreme competitiveness based on, among things, today’s availability of knowledge –a lot thanks to the technology, again-.

So unprepared by an hyper-democratic family and a super-soft educational system the younger generation enter the adult world without a proper self-defence and personal strategies to reach a satisfactory independence.

What should be done? Should we close our eyes and think back to the gold past time, complaining about the decline of today’s easiness? Should we throw away all the expensive technology devices? There is another way: somewhere in between the extremes.

As always, the work with strategies is based on the assumption that a small change everyday is the optimal way to reach a bigger goal, as the revolution of a personal balance.

So, in this matter, let’s start with regaining a small dose of daily discomfort. What we can do with our own hands, let’s try to do it with no external help.

  • Keep in mind a set of instructions you’re using quite often: a recipe or an itinerary or a phone number. You’ll be in charge of this input, not your tech friend.
  • Reflect on the importance of quality, of working slowly: not everything in life need to be done in a second and it is crucial to support artisanal traditions around us. Handmade things are always more durable!
  • Search and find inspirations in the stories of famous –and less famous- people that fought many battles to reach incredible goals. Difficulties can be an amazing source for creativity. Schoen suggests listening to “Rocky” soundtrack when experiencing a tough moment in life!

Recently I had the pleasure to see the movie on Alan Turing’s life, the inventor of the first computer. I think this could be the perfect inspiration for this journey of yours since it is a bridge connecting two epic themes of today’s discussion: technology and difficulty.

  • Try every now and then, maybe monthly, the voluntary feeling of discomfort, experiencing something completely new and make a note of your emotions as in a notebook called “Out of my comfort zone”.

Rein your actions using technology to be helped when it is necessary to find a shortcut, but appreciating the longer journey when this can be source of personal enrichment.

Making a step back to go twice as much forward.

 

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easy (not too much!)

Eccoci di nuovo a parlare di un piccolo paradosso con cui ci confrontiamo ormai giornalmente: le facilità della vita moderna ci complicano la vita.. Come mai?

Nel saggio dell’antropologo Stefano Boni noi uomini e donne del duemila veniamo definiti con il termine “Homo Comfort”. La nostra routine quotidiana è caratterizzata da molteplici scorciatoie e semplificazioni ad opera della tecnologizzazione – o meglio ipertecnologizzazione – attuale.

La visione degli studiosi di questo paradosso è che ciò che apparentemente sembra essere un’innovazione della vita quotidiana, un’evoluzione della specie, rappresenta in realtà un passo indietro. Le migliorie che la tecnologia apporta al nostro “giorno per giorno” non sono prodotte direttamente da noi, rendendoci, quindi, dipendenti da qualcosa di esterno.

Volete qualche considerazione schiacciante?

1. Sono ormai nati da qualche tempo gli uomini e le donne che hanno imparato a scrivere contemporaneamente a mano e a computer.

2. Il nostro telefono non è più un semplice mezzo di comunicazione ma un vero e proprio personal computer che ci accompagna in ogni singolo movimento della nostra vita con le infinite app e le tante funzioni accessorie. Leggiamo libri e il giornale sul telefono, andiamo a correre con il telefono, cuciniamo seguendo le ricette sul telefono, interagiamo virtualmente con i social media che abbiamo sul nostro telefono. Questo blog potrebbe essere interamente scritto e curato dal telefono, se non fosse che il touch screen dopo un po’ stufa!

Un altro antropologo d’accordo su questa visione negativa dell’evoluzione odierna del genere umano è Marc Schoen che se la prende principalmente con le cause offline della facilità di oggi: primo tra tutte un sistema educativo troppo morbido. I ragazzi di oggi crescono in un ambiente che li premia indipendentemente dal loro risultato e non interiorizzano, quindi, attraverso le difficoltà, l’importanza dello sforzo per raggiungere un obiettivo.

A questo si accompagna uno stile educativo familiare caratterizzato dalla democratizzazione dei rapporti e dall’assenza, spesso, di autorevolezza (N.B. diversa dall’ autorità genitoriale di una volta, l’autorevolezza rappresenta la capacità di mantenere un ruolo guida e un rapporto genitore-figlio con dei giusti confini, basato sul rispetto nella diversità dei ruoli all’interno della famiglia).

La società odierna, invece, seguendo un ritmo inverso si è complicata attraverso la democratizzazione dello studio e del sapere (la tecnologia torna utile anche in questo): la competitività del mondo odierno è al massimo livello.

Perciò impreparati da una famiglia iperdemocratica e da una scuola non meritocratica e cullati da una tecnologia costante, i ragazzi di oggi crescono senza crearsi alcuna difesa né strategia personale che li renda capaci di affrontare la vita adulta ed indipendente.

Corriamo ai ripari? Ci rifugiamo nella nostalgia dei bei tempi che furono e ci deprimiamo sul degrado della facilità di oggi? Buttiamo tutti i cari (anche in senso di costosi!) strumenti tecnologici al secchio? C’è un’altra via: la via di mezzo!

Come al solito il nostro lavoro sulle strategie è caratterizzato da un piccolo cambiamento quotidiano per arrivare ad una grossa rivoluzione dell’equilibrio personale.

Cominciamo dal recuperare una piccola dose di scomodità giornaliera. Ciò che possiamo fare da soli facciamolo.

  • Tenete a mente un procedimento che ci capita di fare spesso: una ricetta, un percorso, una serie di istruzioni per una qualsiasi delle nostre attività quotidiane.
  • Ricordarsi del valore della qualità, del lavorare con lentezza: non tutto necessita di essere concluso in quattro e quattr’otto e ben venga supportare le artigianalità che troviamo intorno a noi. Le cose fatte a mano durano sempre di più!
  • Trovate inspirazione nelle storie di personaggi più o meno famosi che hanno affrontato dure prove per raggiungere risultati ammirevoli. Del resto, si sa, le difficoltà sono spesso la fonte primaria di inspirazione creativa.
  • Provate una volta al mese la sensazione volontaria della scomodità facendo qualcosa di nuovo e magari -se vi piace scrivere- tenete un diario delle nostre emozioni a riguardo dal titolo “Fuori dalla mia comfort zone”.

In questi giorni ho avuto modo di vedere il film sulla storia di Alan Turing, l’inventore del primo computer: mi sembra una visione – ed una lettura visto che è tratto dal libro “Storia di un enigma” di A.Hodges- più che adeguata dal momento che unisce il tema della difficoltà a quello della tecnologia.

Schoen invita all’ascolto della colonna sonora di Rocky per superare i momenti più difficili!

Riprendiamo la totale indipendenza di alcune delle nostre azioni, facendoci aiutare dalla facilità tecnologica quando davvero possiamo beneficiare della scorciatoia, ma apprezzando la strada più lunga quando questa può arricchirci personalmente.

Fare un passo indietro per farne due avanti.

 

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