My dear Time/ Caro Tempo

by simonacampli

Chronophobia

 

“Dear old friend Time” or “Damn it”? Have you ever felt scared by the passing of time?

A birthday or a specific other event or maybe just a comment made by someone else and suddenly we feel like we’re outside of our body looking at the scene and realizing how much time has passed: has it all gone at once? We haven’t certainly realized the passing of time, maybe distracted from the many daily tasks but now we finally get some perspective and see at what point we are in the time-frame.

This sensation provoked by the passing of time can be even stronger if you compare it with the eternal present we felt when you were little or maybe during adolescence when the time was ticking along with the school calendar and the future in our mind could only reach summer vacations. During these stages life is, in fact, lived mainly in the present, a virtuous inclination that is often lost through the years – even if it could be preserved more!

And now what? Performance anxiety, fear of not being able to reach those goals, fatigue, worries and maybe even a bit of anger for those things that should have been different in the end.. the perfect ingredients for an emotional arrest.

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Cronophobia, or fear of the passing of time, goes very often with anxiety and/or depressive symptoms. Sometimes it is also possible to feel an increasing sensation of unfamiliarity for the present life. Important changes suddenly happen and we feel that nothing is as we knew from the beginning of time.

The goal can be then to regain the bigger picture, where heavy or light changes are considered as part of a journey and we can accept them without restraint, finding new meaning and feeling new emotions even without losing the guidance of our life. What is always the same is inside us, in our memories, in our values, in our inner world. This emotional baggage should be a safe place where always feeling as we’re at home.

How can we reach this important step when we feel so confused and tired and profoundly worried or even panicking?

First thing to consider is the emergency state we can be in, the emotional or behavioral symptoms we may feel or do. Only when these are tamed we’ll be able to face our true relationship with Time. The strategies needed to reach this brightening stage are different, depending on the specific situation, the emotional core of the problem and the reactions that are acted in response to it.

If there’s panic we’re probably over-talking about the issue or trying our best to shoo the thoughts, or we maybe feel more sad and therefore we tend to say No to the challenges life has prepared for us. Another situation is the one where we try to preempt future events with negative prophecies and this is very different from when we feel disappointment for the mistakes we’ve done in the past or the lost opportunities that make us doubtful on “how it would have been IF” .. but now it’s too late to know.

Since we can’t address one specific case right now I’ll present a couple of strategic paths to follow in any of these (or the infinite other variations that the human mind can create) scenarios.

1. Writing. As we said many times already, writing is a powerful tool to process important events in our life and get a-hold of the emotional weight they might have. Writing helps us finding new perspectives and just simply help us venting. Trying to find the real emotional core of the situation, it’s always good to write about it everyday for a few minutes. But it is crucial to remember the golden rule of therapeutical writing: never reading back what we’ve written before. Every blank page is a chance for a new discovery.

2. Every minute is a present instant that infinitely repeats itself. Sometimes we forget about this immense gift we have in our hands. Giving back to “now” the real substance it has, we should ask ourselves everyday:

What should I do today that tomorrow I may regret not having done and what can I skip, instead, that tomorrow I’ll be glad not to have waste my time on?

Are you ready for this new adventure with your old friend Time? Have a good one!

now

 

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Chronophobia

Caro tempo o maledetto tempo? Vi siete mai sentiti spaventati dal passaggio del tempo?

Un compleanno, un evento specifico o anche un semplice commento sentito da qualcun altro e improvvisamente vi sentite trasportati per un attimo fuori dalla vostra persona e vi osservate dall’esterno prendendo atto tutto insieme del passaggio del tempo: è passato tutto insieme? Non ve ne siete resi conto o forse eravate troppo presi da mille attività quotidiane ma adesso avete acquistato finalmente una nuova prospettiva temporale e vi rendete conto di essere ad un certo punto del percorso.

La sensazione del passaggio del tempo può essere avvertita emotivamente in maniera ancora più forte se messa a paragone con la percezione che avevamo da piccoli o anche in adolescenza, quando il tempo era scandito dai ritmi della scuola e il futuro nelle nostri menti arrivava al massimo alle vacanze estive. In queste fasi della vita è, infatti, comune vivere estremamente ancorati al presente, una tendenza virtuosa che molto spesso col tempo si perde – anche se si potrebbe invece imparare a conservare!

E ora? Ansia da prestazione, paura di non farcela a raggiungere determinati obiettivi, stanchezza, preoccupazioni e magari anche qualche residuo di rabbia per accadimenti passati. Ci sono tutti gli ingredienti per un blocco emotivo.

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La cronofobia, o paura del passaggio del tempo, viene spesso accompagnata da sintomatologia ansiosa e/o depressiva. A volte la paura del passaggio del tempo si manifesta con una crescente sensazione di estraniamento dalla nostra vita presente. Grandi cambiamenti ci turbano e improvvisamente perdiamo quel senso di familiarità nei confronti della nostra vita che ci sembra abbia accompagnato ogni attimo della nostra esistenza fin dall’inizio.

L’obiettivo in questo caso sarebbe di recuperare una prospettiva più ampia dove i cambiamenti, piccoli o grandi, di cui la vita è composta vengono accettati dalla persona come parte integrante del viaggio e, piuttosto che opporsi ad essi, l’individuo cerca di dar loro un proprio significato personale, vivendone le emozioni che si accompagnano ad essi in maniera piena, pur mantenendo, però, un senso di controllo generale. Ciò che rimane invariato nella vita è dentro di noi, nei nostri ricordi, nei nostri valori, nel nostro mondo interiore. Questo bagaglio emotivo dovrebbe rappresentare un luogo sicuro dove sentirsi sempre a casa.

Come si fa ad ottenere un risultato del genere quando, invece, ci sentiamo confusi, spossati, angosciati o addirittura presi dal panico?

La prima cosa da considerare è il livello di emergenza, i sintomi emotivi e comportamentali che avvertiamo. Solo una volta che avremmo schiarito le nubi della nostra confusione, avendo fatto defluire il panico o i sentimenti depressivi o la rabbia, potremmo rivolgerci al nucleo del discorso, ovvero il rapporto che abbiamo col tempo. Le strategie per raggiungere questo stato di schiarimento delle nubi variano, ovviamente, da caso a caso, a seconda del nucleo emotivo del problema e delle reazioni messe in atto dalla persona per contenere l’emozione.

E’ diverso se la persona si sente presa dal panico e se per reazione ne parla sempre o cerca di scacciare il pensiero, da una situazione in cui il passaggio del tempo ci deprime e come reazione ci sentiamo di rinunciare alle prove che la vita ci propone. Come anche è estremamente diverso se, nel tentativo di controllare gli eventi del futuro, cerchiamo di anticiparli nella nostra mente facendoci costantemente delle profezie negative su ciò che accadrà. Infine è molto specifico il problema di chi si sente di aver fatto degli errori o perso delle occasioni e per questo motivo la vita ha ormai preso un corso distante da ciò che “sarebbe dovuto essere”, senza ormai avere possibilità di recupero.

Non potendo indirizzare ognuna di queste situazioni in maniera specifica (che rappresentano solo una piccola parte dell’infinita varietà umana di reazioni al passaggio del tempo) posso solo indicare un paio di accorgimenti strategici generalmente utili.

1. La scrittura. Come abbiamo già ricordato tante volte scrivere ci aiuta a processare gli avvenimenti e a gestirne il peso emotivo. Ci aiuta ad acquistare una nuova prospettiva e semplicemente dà una via di sfogo alla nostra mente. Cercando, quindi, di trovare il nucleo del tuo rapporto con il tempo (per esempio, il passato brucia di più o il futuro ignoto ti angoscia?), scrivine finché ne sentirai il bisogno, ogni giorno per qualche minuto. Ricorda, inoltre, la regola d’oro della scrittura terapeutica: non andare a rileggere ciò che hai scritto il giorno prima. Ogni pagina bianca è una nuova possibilità di scoperta.

2. Ogni minuto è un attimo presente che si ripete all’infinito. A volte non ce ne rendiamo conto, ma questo è il dono più prezioso che abbiamo. Per ridare all’ora l’importanza che dovrebbe avere chiediamoci ogni giorno:

Cosa vorrei fare oggi che domani mi pentirei di non aver fatto e cosa posso invece evitare di fare che domani potrei considerare come uno spreco del mio tempo?

Siete pronti ad imbarcarvi in questa avventura di ri-scoperta del vostro caro amico Tempo? Buona scoperta e, soprattutto, buon viaggio!

now

 

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