Problem alert: I don’t know what is my problem! / Il mio problema è che non so qual’è il mio problema

by simonacampli

One of the earliest discovery I made in my journey in counselling is that being prepared or having your mind clear is not a requirement for your first session in therapy. The fear most people have, that pushes them to postpone starting a therapy, is to be “weird” or “wrong” ’cause they can figure out what is wrong, but they definitely know that something is, cause they can feel it they’re not satisfied with their life as it is.

Discovering that therapy is a process and one of its first task can be to open the clouds in your mind is something I’ve learnt in my therapy, the one I started when I was still in university. I couldn’t bring into focus my issue but I felt I needed to know me better and even widen my self-perception, to regain a stronger spontaneity in my acts.

Sometimes therapy is not to solve something that is broken but to help something that is already working well, only too slowly and with struggle.

Clearly every story is different and each individual in his/her own uniqueness is carrier of a whole world that can’t be compared with others, but this clarifying value of strategic therapy is something always valid. It’s no coincidence that the first stage of therapy is called “Problem Definition”, we spoke about it in the past.

The other part of the cake to taste during the first session is the one made of solution. Sometimes investigating possible future scenarios, over the problem, can re-give breath and makes us discovering in which future we see ourselves in, as in a temporal jump. This future need to be properly seen and detailed described so that the goals of the therapy can be set. When this is done the next task is to figure out the missing steps between there and here.

This is another way to open the clouds and figure out, in a dialectical rhythm between therapist and client, the challenges and problems to face in the present.

definizione

 

 

Did you like the argument of this post?

Do you have some content you would like to read about?

Just fill this useful form

———

Una delle prime scoperte fatte nel mio rapporto con il counselling è che non bisogna arrivare preparati al primo incontro, come invece molti di noi pensano. Il timore di molte persone, che le spinge ahimè spesso a rimandare un primo approccio con la terapia, è di essere “strane” o “sbagliate” perché non sanno bene quale sia il problema, sanno solo che lo sentono, che non si sentono totalmente soddisfatte della loro situazione.

Scoprire che la terapia come un processo può essere utile a far diradare le nubi prima di tutto è qualcosa che ho scoperto durante il mio counselling, un percorso terapeutico che ho scelto di intraprendere durante i miei anni di università. Non sentivo di avere messo a fuoco nessun nodo problematico particolare ma sentivo di aver bisogno di capire meglio alcune cose e sentire meglio alcuni lati di me stessa, per riacquistare maggiore spontaneità nel vivere.

A volte la terapia non serve a risolvere qualcosa che non funziona ma semplicemente ad aiutare a rafforzare ciò che già va bene da sè, ma con fatica.

Ovviamente ogni storia è diversa e ogni persona nella sua unicità è portatrice di un mondo che non si può paragonare ad altri, ma questo valore chiarificatore della terapia strategica rimane valido per tutti. Non a caso la prima fase della terapia viene proprio chiamata la definizione del problema, l’abbiamo descritta e ne abbiamo parlato anche in passato.

L’altra metà della torta da assaggiare durante il primo incontro è quella dedicata alla soluzione. A volte investigare scenari oltre il problema può immediatamente dare una sensazione di respiro alla persona e farci scoprire ,in una sorta di salto temporale, in che futuro vorremmo vederci. Una volta definito in maniera dettagliata questo desiderato obiettivo (o questi obiettivi perchè, infatti, possono essere più d’uno) dobbiamo individuare a ritroso i passaggi che ci separano dal raggiungerli.

Anche in questo modo piano piano diraderemo le nubi e individueremo, in un lavoro dialettico tra terapeuta e paziente, le sfide e i problemi da affrontare nel presente.

definizione

 

Ti è piaciuto l’argomento di questo post?

Hai un argomento di cui vorresti sapere di più?

Riempi solo questo utilissimo form

 

Advertisements