Abstaining Compulsion / Compulsione ad astenersi

by simonacampli

astenersi

In another post on the eating disorder subject we discussed the common perception on these is still quite often  simplistic. This week on The Guardian I’ve read an interesting analysis on anorexia (you can read the full article here) and I’ve found especially bright the distinction made on asking why this abstaining compulsion is developed and asking how this dysfunctional balance keep going on, the latter being far more therapeutically informative than the first question, in order to find a better way to stop it and, in time, solve the problem once and for all.

In the article the author, having been herself a victim of this terrible disorder of the perception and behavior, is quite clear in stating that anorexia is not a disorder you can solve simply finding a cause behind its start. Under its foundations there can be various need or desires frustrated over time; what is the real crux in order for it to be so devastating is the abstaining behavior and the meticulous control over the kind of food that are gradually excluded from the diet.

So it is true that lots of people can feel not satisfied of their bodies and sometimes even deeply uncomfortable but not everyone reach a proper anorexia disorder, maintaining only an initial difficulty in accepting their body image. These are problems more related to relational or personal satisfaction issues while anorexia is a completely different problem based on the abstaining compulsion from pleasurable sensations.

The compulsive control mechanism established toward every source of pleasure, with a focus on food, once created and maintained through a bit of time can developed quite quickly the perceptive disorder often called deforming lens, as a result of the body weight collapse; this mechanism is responsible for the inability of the person to realize how much the body is changing for the worse. The person always see the reflection in the mirror as it was before starting to loose weight and this is partially why the problem can reach stages of concrete surviving risk.

What can be done to stop a compulsive problem like this and, in time, even solve it?

  • If the person is still in an early stage when abstaining from food is not entirely compulsive, the importance turn would be to embed a bit of pleasure -depending on the subjective taste- in every meal, as a granted temptation.
  • If there is already a routine on distinguish between “good” and “bad” food, the latter being the ones considered dangerous for the figure, it would be important to damage this dysfunctional pattern mixing the rules up. More pleasurable temptations must be granted little by little, maintaining the rules that if something must be preferred it must be healthy and pleasurable for the person’s taste.
  • If the weight loss is already substantial and the person is not aware of the abstaining compulsion then the best option is to contact a professional to discuss the therapeutic routes available.

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Abbiamo già parlato in passato di disturbi alimentari e di come la percezione comune di queste dinamiche è spesso ancora riduttiva. Oggi sul The Guardian è pubblicato un interessante approfondimento in particolare sull’anoressia (potete leggerlo in originale qui), su come chiedersi il perché si sviluppa una compulsione ad astenersi dal cibo abbia poco di informativo a livello terapeutico rispetto allo studio del come questo meccanismo disfunzionale agisce e, quindi, a come si può interrompere e nel tempo risolvere.

Come ben descritto dall’autrice dell’articolo, la quale è passata in prima persona attraverso questo grave disturbo percettivo e comportamentale, soffrire di anoressia non è qualcosa che si può facilmente risolvere semplicemente trovando una causa. Alla base possono esserci i più diversi desideri o bisogni, magari frustrati nel tempo, ma ciò che crea il vero problema e che costituisce la sua più grave e pericolosa caratteristica è l’astensione dal cibo attraverso il controllo meticoloso di ciò che si mangia e gradualmente di tutto ciò che si evita. Se è vero, perciò, che molte persone possono sentirsi a disagio o non del tutto soddisfatte con il proprio corpo non tutti vivono un vero e proprio problema di anoressia ma si fermano a una lieve difficoltà di accettazione della propria immagine esterna. Questo ha molto più a che vedere con problemi di soddisfazione personale o sicurezza in sé stessi o può presentarsi in concomitanza con difficoltà relazionali, mentre l’anoressia rappresenta un problema ben diverso, basato su una compulsione nell’area del piacere.

Il meccanismo compulsivo di controllo delle fonti di piacere e del cibo in particolare una volta instaurato e mantenuto nel tempo, molto velocemente può passare ad una fase in cui, a seguito del crollo del peso corporeo, crea delle lenti deformanti che fanno si che la persona non si renda conto del cambiamento corporeo che sta realizzando. Si è sempre più magri ma ci si continua a vedere uguali a prima. Queste lenti contribuiscono a far si che la compulsione vada avanti fino a che, se non interrotta, la sopravvivenza stessa della persona può essere a rischio.

Cosa possiamo fare quindi per interrompere un problema di anoressia e risolverlo?

  • Se siamo ancora ad una fase iniziale in cui la compulsione ad astenersi dal cibo non è ancora presente totalmente prediligiamo il piacere a tavola inserendo in ogni pasto qualcosa di estremamente piacevole al nostro gusto, una piccola tentazione concessa.
  • Se già si sta venendo a creare una certa routine di distinzione tra cibi buoni e cibi “cattivi”, quelli che consideriamo pericolosi per la nostra linea, cerchiamo di mescolare le carte abolendo questa distinzione e concedendoci a piccole dosi i cibi considerati pericolosi per la linea, magari prediligendo comunque delle alternative sane ma comunque piacevoli.
  • Se già la perdita di peso è stata consistente e non ci si rende conto della compulsione ad astenersi che si sta venendo a creare contattiamo un professionista per discutere delle opzioni terapeutiche.

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