Live a tragedy and go on / Andare avanti dopo una tragedia

by simonacampli

 

“It’s never possible to rule out that events like this may happen, even with all the possible safety measures”.

This is one of the quotes I’ve read many times in the press regarding the tragedy of the Germanwings aircraft that has attacked the lives of many on board and their family and shocked so many more people around the globe, astonished public of this terrible episode.

How is it possible to live such a tragedy and still being able to go on?

trauma

When something so unpredictable and deeply violent happen is as the normal flux of daily events just has stopped for a second, the time of a breathless instant, to go on, then, inevitably but profoundly changed. In that instant inside of people can -but not necessarily will, depending on their psychological resilience- a clear-cut between the “before” and “after” the event.

In this hole there is space for a problematic reaction to trauma, by many mental health professionals named as “Post Traumatic Stress Disorder” that can be organized around different behavioral symptoms, depending on the main emotion(s) individually associated with it. There will possibly be a huge and unmanageable anger mixed with a deep and profound anguish but can also be present a certain amount of fear, in a vortex of sadness and panic related to the episode.

In this specific case the first reaction can simply be a strong unwillingness to fly and fear with a consequent avoidance of it.

Emotional shades can be still very different since everyone of us has his/her own emotional style but very generally going on after something like this can be lived as the most difficult and stressful thing to do. How is it even possible to go on with a scar this big and still have a future based on a full emotional well-being?

To understand how to manage a traumatic experience like this one we need to focus on what it is. The traumatic disorder is often characterized by the following behaviors, most of the time perceived as completely involuntary and upsetting:

  • Re-living, constantly, the event in mind, every time as the first time, with vivid details and even imagination. Our mind can make up what is missed and be stuck in the event over and over again.
  • Sense of confusion, numbness related to daily life.
  • Emotional peaks, even during unconsciousness, creating frequent nightmares.
  • Hyper-arousal in the body with insomnia, nervousness, anxiety and general tension.

The first and most common reactions to these symptoms is avoidance. This meaning both trying to be distracted from any recurrent thoughts of the event and trying to avoid any situations similar to the episode itself, in this case flying or still being able to do it but with a huge emotional and psychological distress caused by the self-control necessary to the task. Both of the reactions can be unsuccessful and both maintain the problem in time.

These reactions can lead the person to the extreme of living in isolation and can have a huge impact in the quality of life. With the help of a professionals it is possible to work mainly on two lines:

  • Managing the huge amount of emotions that need to be released in a safe and appropriate way.
  • Avoid the avoidance in order to prevent further panic issues that, instead of saving us from the panic itself, can let it grow in time until we are prisoner in a cage we made with our own hands.

Going on even after such a terrible tragedy.

It is also possible to accept the event itself, working on it; this is the topic we will cover in our post, next week.

 

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Non è possibile escludere che casi come questo possano accadere, anche con tutte le misure di sicurezza del mondo“.

Questa è una delle tanti frasi lette sui giornali in questi giorni a seguito della tragedia area che ha interrotto le vite di tutti i passeggeri del volo Germanwings e ha sconvolto le esistente di molte altre persone sia vicine alle vittime che semplici spettatori attoniti. Come si può andare avanti dopo una tragedia del genere?

trauma

Quando avviene un episodio così inaspettato e così violento è proprio come se il normale scorrere degli eventi di tutti i giorni si interrompesse per un attimo, il tempo di un istante di respiro rotto, per poi riprendere inevitabilmente il suo corso. In quell’istante dentro di noi può – ma non necessariamente, dipende molto dalla nostra resilienza psicologica – crearsi una vera e propria separazione emotiva tra il “prima” e il “dopo”. In questo spazio si può venire a creare un problema legato al trauma, da molti professionisti definito “disturbo post traumatico da stress” che ha poi una serie di sintomatologie associate a seconda delle emozioni prevalenti. Ci può essere un enorme e ingestibile senso di rabbia ma anche una grandissima tristezza che potrebbe anche tingersi di paura, creando una sorta di voragine interna di angoscia mista a panico nei confronti dell’accaduto. Nel caso specifico di questo tristissimo evento la prima reazione problematica può essere ad esempio la paura di volare con il conseguente evitamento dell’uso dell’aereo.

Le sfumature emotive possono comunque essere diversissime, perché ognuno di noi ha il suo stile emotivo, in ogni caso andare avanti seppur fuori dal nostro controllo può sembrare uno sforzo difficilissimo. Inoltre come possiamo psicologicamente superare una tragedia di queste proporzioni in un modo che lasci, nel tempo, la possibilità di un benessere futuro?

Per capire come gestire una situazione traumatica dobbiamo prima mettere meglio a fuoco di cosa si tratta. La fenomenologia di un disturbo reattivo al trauma è usualmente caratterizzata dai seguenti comportamenti, il più delle volte vissuti come totalmente involontari e sempre accompagnati da emozioni negative:

  • Rivivere nella propria mente l’accaduto, ogni volta in maniera vivida, immaginando ciò che non possiamo sapere. La nostra mente non riesce ad andare oltre all’evento ma è ferma su di esso.
  • Senso di confusione, distacco e intorpidimento nei confronti della vita quotidiana.
  • Picchi emotivi che possono essere, durante la notte, causa di incubi.
  • Iperattivazione corporea con frequente insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

La reazione principale a questi sintomi è l’evitamento. Questo significa sia che a livello mentale cerchiamo di scacciare i pensieri legati all’evento, vedendoli però tornare ogni volta lasciandoci impotenti, che a livello comportamentale il tentativo – da alcuni solo pensato – di evitare situazioni simili. Da qui la paura di volare o, per chi riesce a vincerla, il tentativo di controllare la paura con un’enorme dispendio psicologico.

Entrambe le reazioni possono essere costantemente causa di insuccesso ma perseverate e entrambe le reazioni mantengono il problema nel tempo.

Queste reazioni possono arrivare ad estremi di isolamento che hanno un impatto enorme nella qualità della vita. Con l’aiuto di un professionista si può, quindi, lavorare principalmente su due fronti:

  • La gestione dell’enorme flusso emotivo che deve trovare uno sbocco sicuro e appropriato.
  • Evitare di Evitare, in modo da scongiurare l’instaurazione di problemi legati al panico di volare o altre forme di evitamento che, invece di preservarci dal panico, lo aumentano sempre di più nel tempo, lasciandoci prigioneri in una gabbia che abbiamo costruito con le nostre stesse mani.

Per andare avanti anche dopo una tragedia profonda.

Infine si può lavorare sull’accettazione dell’evento, tema su cui ci concentreremo la prossima settimana.

 

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