Accepting the unacceptable / Accettare l’inaccettabile

by simonacampli

“It’s never possible to rule out that events like this may happen, even with all the possible safety measures”.

I chose to start this new post with the same words of the previous one for two reasons: we’re going back to the same topic, the terrible tragedy that has involved the Germanwings aircraft two weeks ago and also because these words go straight to the point:  how is it possible to accept such a terrible fact, such an unacceptable disaster?

The emotional and psychological struggle is mainly linked to the key aspect of pain that, unlike other emotions, can’t be overcome without going through it. As a dark river, if we don’t dunk in its water, going through it, we won’t be able to reach the other side.

The pain is also mixed in this case with the sensation of forgetting the victims, “going on” as if there is also a guilt of leaving behind; this can certainly create some sort of resistance.

Finally another aspect that the initial quote clearly explains is the difficult acceptance that none and nothing can really make us feel 100% safe from life tragedies because it is outside of our direct control.

Living means sometime taking some risks to discover something new and many of these experiences require us putting our lives in someone else’s hands with the result that in the web of events we’re all interconnected and mutually responsible for or influenced by others. Therefore we’re not completely in charge of our destiny or can’t really be in control of our dearest ones’ existences.

How do you feel after considering this? Angry? Scared? Panicky?

These are all perfectly understandable and common reactions but they can’t change the road we must follow: the acceptance.

Sometimes it can be a difficult process, especially if along the way there was a traumatic event like the one we refer to, so the journey can be too hard.

That is why sometimes, being a professional therapist doesn’t mean being able to solve a problem or “heal” someone from a psychological issue, but the goal is more likely being with the person, as a Dante’s Virgil, go with the person through a painful but necessary journey to reach the acceptance of something extremely difficult and unacceptable.

To go on, living as best as we can.

 

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Non è possibile escludere che casi come questo possano accadere, anche con tutte le misure di sicurezza del mondo

Ho deciso di cominciare questo articolo con le stesse parole del precedente per due motivi: torneremo a parlare del tremendo incidente dell’aereo Germanwings di una settimana fa ma anche e soprattutto perché riguarda esattamente ciò di cui vorrei parlare oggi ovvero, come si fa ad accettare un evento così tremendo e inaccettabile?

La difficoltà emotiva e psicologica è principalmente legata alla caratteristica chiave dell’emozione del dolore che, a differenza di altre emozioni, non può essere superata se non attraversandola. Come attraversando un fiume, se non ci bagniamo delle sue acque passandoci attraverso, non raggiungeremo mai l’altra riva.

Al dolore si mescola poi la sensazione di dimenticare le vittime e quindi questo “andare avanti” è tinto di una sorta di senso di colpa che può provocare una certa resistenza.

Infine un altro nodo centrale della questione è racchiuso proprio nella citazione iniziale: la sensazione che niente e nessuno può farci sentire al 100% sicuri e salvi dalle tragedie della vita, è fuori dal nostro controllo.

Vivere una vita piena spesso significa correre dei rischi e provare nuove esperienze e molte di queste ci forzano a doverci affidare ad altre persone con il risultato che nella rete degli eventi siamo sempre e comunque tutti influenzati ed influenzabili dalle persone che ci sono accanto, di fatto non in totale controllo della nostra esistenza e di quella dei nostri cari.

Come vi fa sentire un’affermazione del genere? Arrabbiati? Impauriti? Presi dal panico?

Sono tutte ragioni assolutamente comuni e plausibili ma non cambiano la strada che dobbiamo percorrere, quella dell’accettazione.

A volte questo è un processo che può essere difficoltoso, soprattutto se a monte c’è un evento traumatico come quello a cui ci siamo riferiti, perciò il percorso può essere troppo complesso da svolgere da soli.

A volte, quindi, in questi casi, il lavoro di un terapeuta non è di risolvere un problema o di “guarire” da una difficoltà psicologica ma solo di accompagnare la persona; come un Virgilio dantiano attraverso un percorso doloroso ma necessario per raggiungere lo scopo di accettare un dolore immenso ed inaccettabile.

Per continuare a vivere al meglio delle nostre possibilità.

virgilio

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