Where the aid to fight global poverty don’t apply / Dove non vanno i nostri aiuti per combattere la povertà nel mondo

by simonacampli

What do you think about this new perspective on global poverty introduced by the lawyer Gary Haugen at the TED conference?

How come it looks like we can’t do more than sending humanitarian aid to help those people?

Studying strategies to solve problems is a method that guides thinking over psychological issues but also social situations with a psychological and emotional impact. How can we care about psychological well-being if we don’t address those issues that make the society, the environment and the world in general, suffer?

Looking for alternative and innovative answers I was asking myself the same question again after the terrible facts of the past week, when 900 people died in one of the many desperate journeys from Africa to Italy. The italian country, even with all its political and economical struggles, is still a chance for hope and wellness for them. So our country, along with the rest of Europe, is again divided into helping and rejecting them.

Going back to Mr Haugen’s speech let’s see what makes it so innovative at my -and hopefully yours too- ears? What’s working in the fight against global poverty and what still need to be addressed?

Humanitarian aid are, most of the time, moved by compassion. Feeling other people’s pain as it was ours create in us the need to help them. This mechanism had is good effects over the years. Let’s see a couple of examples:

* 35 years ago 40,000,000 kids died everyday because of poverty. Today this number is down to 17,000,000.

* 35 years ago the people living under the treshold of poverty (set at 1.25$ a day) were 50% of the whole population. Today this percentage is down to 15%.

But as Haugen underlined if we rise the cut-off by a minimum of 2$ a day the number of people in poverty spikes a very scary amount: 2 billions of people.

So compassion is not enough. It doesn’t solve the whole problem. Where should we look at next?

Mr Haugen has a long experience of working in poor environments and fighting these conditions with the weapon he knows best: law. Since people in poverty always live in conditions where the law that exists is not respected or enforced they mostly need to turn to private police. This type of police is obviously more corrupted and easily shifted than public forces so this only creates another source of discrimination based on money, richness vs poverty.

To give you an idea of how big this bussiness is: in Africa today private police is the n°1 employer.

This corrupted and anarchic environment is, in fact, the main reason why people in poverty need to live in an endless state of fear for everyday violence. Since law-enforcement doesn’t exist you can’t really call someone if you feel threatened. These people live in a constant state of hopelessness. As we now can understand better from the episode Haugen narrates of the canadian woman calling in vain 911.

How did you feel the last time you had no hope? Were you sad? Did you feel as if you wanted to renounce on life? Did you react with violence to violence?

So you can easily understand where this all can go to.

Going back to the tragedy of 900 hopeless people that the rich world has watched dying without any chance of prevention and, until now, punishment, how this make us feel?

Unfortunately the fight against global poverty currently doesn’t include the fight against violence. Auditors of international assistance didn’t find even the 1% of aid going to prevent violence. This is where the aid to fight global poverty don’t apply.

Don’t you think this should change?

 

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Cosa ne pensate di questo nuovo aspetto proposto al TED dall’avvocato Gary Haugen in rapporto alla lotta contro la povertà? Come mai sembra che non ci sia niente di più che si possa fare oltre l’invio degli aiuti umanitari?

Lo studio della strategia per la risoluzione dei problemi è un metodo che guida la riflessione non solo di problematiche psicologiche ma anche di situazioni sociali che hanno un loro risvolto emotivo e psicologico. Come facciamo a prenderci cura del nostro benessere se non ci prendiamo cura del benessere della società, dell’ambiente e del mondo in cui viviamo?

Alla ricerca di risposte nuove e innovative, mi sono chiesta questa domanda ancora una volta alla luce dei terribili fatti della scorsa settimana, la morte di circa 900 persone in uno dei tanti viaggi che portano migranti in fuga dalle tante guerre del continente Africano verso l’Italia. Proprio l’Italia che, nonostante le sue tante difficoltà politiche ed economiche, rappresenta per loro ancora un paese sicuro. E così il paese, un po’ come tutta l’Europa è di nuovo divisa tra aiutare e respingere.

Vediamo prima di tutto quante tragedie si sono susseguite negli anni solo in questo piccolo tratto di mare, qui potrete trovare una lista aggiornata.

Mi piacerebbe entrare nello specifico della spiegazione alternativa data dall’avvocato Gary Haugen che da anni partecipa a missioni sociali per combattere la povertà in varie parti del mondo vedendo anche notevoli risultati. Cosa è che funziona e cosa no?

La prima cosa sottolineata da Haugen nel video è la forza della compassione. Sentirsi vicini nel dolore ci spinge ad aiutare ed è così che nel passare degli anni la lotta contro la povertà ha raggiunto i suoi piccoli e grandi traguardi. Quali?

* 35 anni fa i bambini che morivano ogni giorno a causa della povertà erano 40,000,000; oggi sono 17,000,000.
* 35 anni fa il numero delle persone che vivono sotto la soglia della povertà (stabilito a 1.25$ al giorno) era del 50% sulla popolazione mondiale. Oggi è il 15%.

Purtroppo però se si alza questa soglia di povertà di poco, 2$ al giorno, le stesse persone che erano sotto quella soglia 35 anni sono ancora lì e i numeri fanno paura: 2 bilioni di persone.
Secondo l’interpretazione di Haugen, basata sulla sua esperienza più che decennale sul campo, una grande parte della responsabilità di questa immobilità per così tante persone nella povertà è per causa non strettamente economica ma perché essi vivono in un mondo violento dove, seppure esistano leggi e regole umanitarie simili a quelle del mondo “ricco”, in realtà la violenza è permessa, non prevenuta e soprattutto molto poco punita. La legge esiste ma le forze che dovrebbero applicarla no oppure ci sono ma sono così fondamentalmente corrotte che il loro operato è inutile. Queste forze di polizia sono così inutili che dove possibile si ricorre a polizia privata, come unica alternativa, con il risultato che essendo sponsorizzata dal denaro e da persone ricche, di nuovo la legge e la polizia diventano un lusso per pochi e una mano facilmente corruttibile e quindi influenzabile da un miglior acquirente.
In Africa il settore della polizia privata rappresenta al momento il primo datore di lavoro del continente.
Questo fa si che quei due bilioni di persone che vivono sotto la soglia della povertà vivono anche nella paura della violenza, non di quella inaspettata e occasionale ma di una violenza quotidiana senza fine.
Per far capire a noi abituati a un sistema di controllo della legge se non perfetto almeno presente Haugen fa l’esempio di una chiamata al 911. In quei paesi schiacciati dalla povertà più estrema questa opzione non esiste. Non c’è nessuno da chiamare. Essi vivono in una totale sensazione di impotenza. Cosa vuol dire? Haugen fa ascoltare al pubblico una chiamata di una donna canadese residente in una zona dove, a causa di tagli ai fondi per la polizia locale, non esiste un comando di polizia. La donna chiama il 911 spaventata da un ex-amante stalker che l’aveva minacciata già in passato di violenza e che si trova, al momento della chiamata, fuori casa sua impedendole una via di fuga per lei e per i suoi figli. La poliziotta che riceve la chiamata non può fare altro che ricordarle che non ha nessuna volante da inviare e dirle “mi dispiace”, “cerchi di trovare una via di fuga alternativa”, “cerchi di proteggersi”. Il risultato purtroppo è drammatico, la donna verrà abusata e picchiata dal suo persecutore. Senza alcuna speranza.

Come vi siete sentiti l’ultima volta che eravate senza speranza? Tristi? Avete provato voglia di rinunciare alla vita? Avete reagito con violenza alla violenza? Potete quindi immaginare come la situazione potrebbe sempre più evolversi.
Come ci sentiamo ora? Se ripensiamo alla tragedia dei 900 immigrati che il mondo occidentale ha visto morire senza poter prevenire una violenza così estrema, senza poterla ostacolare e fino ad ora senza poterla punire?
Purtroppo al giorno d’oggi la lotta contro la violenze nei confronti dei poveri non fa parte del pacchetto di aiuti umanitari che si considerano necessari per la lotta alla povertà globale. In questo settore della lotta contro la povertà gli aiuti non arrivano.
Non vi sembra che questo aspetto dovrebbe cambiare?

 

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