Living with a severe illness / Vivere accettando la malattia

by simonacampli

Life is full of surprises, some good some less good, but they all can caught us out. One of these can be finding out of having a serious illness and, as a consequence, watching the life we had radically changing in front of our eyes.

Suddenly this new event will upset the way we had of looking at things, at every day, every single moment we live; will change the perception we have of time, of memories, and will probably affect our future decisions and relationships.

Even if we look at the simple everyday routine a severe illness can alter them in a way that can only makes life seem so different and make us feel as we don’t know who we are anymore. This will all start from the changes we’ll feel in our body. There might be things we now need someone else’s help for or that we can still do by ourselves but with extreme fatigue. We’ll need to accept that we need to ask for help and sometimes this could make us feel less independent.

It comes without saying that this confusion has a huge emotional impact. First of all the reaction can be of feeling bewildered and this can even lead to denial; while our mind settle with the news we’ll probably start experiencing pain, fear of what will come and even anger for having to accept this struggle. The difficulty of finding sense on this event has something in common with situations of loss and trauma; effectively we are losing a part of ourselves that before we would have taken for granted. But, luckily, this will bring new, even positive, discoveries.

If handling the anger and make it draining can be the effect of writing, having to face the immense worry and the temptation of letting everything go – feelings that usually replace anger when it’s gone – can be the real challenge.

What could we do then? Pushing ourselves out there as we probably hear from the advices of the people that love us? If we can manage, then it would probably help. But what we can say of those situations where we can’t escape the tendency of renouncing life?

This can be the darkest shadow that can sneak in and rapidly take over our life, when we feel more overturned by the impairing illness. And when we are in the darkness might be difficult to take our mind off of it. Maybe we could paradoxically go with the flow, as we were having a chat with our shadow. Contemplating the splendour of the ruins of our life, we could rest from the battle, while we re-live, going backwards in our memory, all the things we suffer for, the wounds we’ve been piling up, that are now aching in unison in this difficult time we’re living.

So while we contemplate the majesty of what’s left, taking every fragment in our hands to look for its details, the ones that form the sad story of our existence, we could finally make peace with the emotions. And maybe even, day by day, finding a way to live with our illness.

 

 

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vivere malattia

 

La vita è piena di sorprese, belle e meno belle, che ci possono cogliere davvero impreparati. Una di queste può essere scoprire di avere una malattia seria e vedere di conseguenza cambiare radicalmente davanti ai nostri occhi tutta la vita presente e futura che avevamo fino ad un minuto prima.

Improvvisamente questo nuovo evento sconvolgerà il nostro modo di guardare alle singole giornate, ai singoli attimi che viviamo; cambierà la nostra percezione del tempo, dei ricordi, influenzerà necessariamente le nostre decisioni e le nostre relazioni.

Se anche ci limitiamo a concentrarci sul giorno per giorno una malattia seria può profondamente alterare le nostre abitudini e la vita non sembrerà più quella che conoscevamo con l’effetto che potremmo chiederci chi siamo ora? La prima causa di ciò sono i cambiamenti che sentiremo nel nostro corpo. Ci saranno cose che non riusciremo più a fare da soli o che ci risulteranno estremamente più faticose; ci dovremmo anche abituare a dover chiedere aiuto e a volte persino a dipendere da qualcun altro.

Inutile dire che tutti questi sconvolgimenti hanno un impatto emotivo estremo su di noi. Prima di tutto c’è lo sgomento e l’incredulità che, mano mano che la nostra mente si abitua alla notizia, lascia spazio al dolore, alla paura e alla rabbia. L’incapacità di trovare un senso nell’evento ha molto a che vedere con le situazioni di perdita e di lutto; di fatto stiamo perdendo uno status quo che fino a poco prima davamo per scontato. Ma questo potrà, nella migliore delle ipotesi, portare nuove scoperte, anche positive.

 

Se per gestire la rabbia e farla defluire ci aiuta la scrittura, avere a che fare con la tristezza e la voglia di rinunciare che sopravvengono quando la rabbia non c’è più, può essere una sfida a volte anche più grande.

E allora cosa possiamo fare? Dovremmo sforzarci di resistere come, probabilmente, ci consigliano le persone che ci vogliono bene? Se ce la facciamo probabilmente lo stiamo già facendo. Ma cosa dire di quei momenti in cui vorremmo solo lasciare perdere tutto perché tanto non possiamo certo cambiare da soli la realtà delle cose?

La rinuncia è un’ombra che si può insinuare ed estendere velocemente nella nostra vita quando siamo sconvolti da una malattia invalidante. E quando siamo nel buio è molto difficile cercare di distrarsi. Forse varrebbe la pena, al contrario, sederci con quest’ombra e parlarci. Come se stessimo contemplando lo splendore delle macerie della nostra vita, potremmo passare un po’ di tempo senza combattere, serenamente nell’ombra andando a ritroso nella nostra memoria per cercare tutte le cose che ci fanno stare male, le ferite che abbiamo accumulato e che ora bruciano all’unisono nella situazione difficile che stiamo vivendo.

Così, contemplando lo splendore di questi resti, prendendoli uno a uno tra le mani e ricostruendo la triste storia della nostra esistenza potremmo finalmente ritrovare un po’ di pace con le nostre emozioni. E, forse, giorno dopo giorno, imparare a vivere con la malattia.

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