The secret is in the secrecy / Il segreto sta nella segretezza

by simonacampli

 

 

abbuffata_binge

 

Quite often I hear people asking: how is it that a problem of recurring binging behaviour start? One of the main ingredient is definitely the secrecy. Driven by the sense of shame we can decide to find a safe space where we are completely alone, where we feel comfortable enough to let go of everything; it can be the bathroom, as can also be the case of our own bedroom or the kitchen. The other key factor is having our favourite food at hand, the kind of things we know we can enjoy with a deep sense of pleasure so much that there, far from jugdging glances, we have no self-restraint and we’ll indulge in the total loss of control of the binge.

The effects of a similar behaviour might be different, depending on the rhythm that this act follows; we can decide to work off the guilt with a day of intense work-out or with a restrictive diet, the most dangerous and useless kind, the lightning diet. We can even give up in the forced emptying act of vomiting.

One thing is a fact, though, the problem of secret binging is a dangerous habit for 1 woman every 6 but recently the incidence of the issue has become stronger also in men. Another new data is the presence of the problem in adulthood, while for many years this was considered merely an adolescence risk.

What is the cause then? This is another recurrent question. The truth is as often that there is no univocal factor that can count as answer for everyone. Surely it is very common to have a conflict with food in general. Instead of considering it as a source of pleasure and social experience, this is perceived as a risk and a constant challenge so much that the defense is mainly abstinence and restrictive rules. Food is some kind of emotional thermometer that measures anxiety and tensions. Restriction is the main strategy and this represents also the maintaining force of the problem. So the consequence is the need of maintaing secrecy for every little treat with a domino effect that can reach catastrophic levels.

Secrecy is the key to the sinful experience and time after time these become the new source of pleasure otherwise excluded; the binge ritual can turn into a much more severe vomiting disorder.

 

 

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Spesso ci si chiede: come si fa a costruire un problema di abbuffate ricorrenti? Uno degli ingredienti principali è la segretezza. Spinti, inizialmente, dalla vergogna ci ritagliamo uno spazio segreto, tutto nostro, in cui ritrovarci all’interno di un luogo sicuro, confortevole, a casa propria, in cucina come in bagno o in camera da letto. Accanto a noi la scorta dei nostri cibi preferiti, quelli che sappiamo sono in grado di farci risuonare al massimo tutte le corde del piacere, e così, lontani da sguardi giudicanti che farebbero scattare in noi il senso di vergogna e auto-censura, ci lasciamo andare alla perdita totale di controllo dell’abbuffata.

Gli effetti possono essere di vari tipi, a seconda dalla ricorrenza dell’episodio di ingestione incontrollata del cibo, possiamo decidere di “smaltire” il senso di colpa con una giornata di esercizio intenso o con una dieta iper-restrittiva di quelle meno funzionali, le cosiddette diete lampo, oppure addirittura con la depurazione forzata per remissione.

Questo problema dell’abbuffata segreta rappresenta una consuetudine pericolosa per 1 donna su 6, ma negli ultimi anni è aumentata tantissimo anche l’incidenza tra gli uomini e un altro dato che rappresenta una novità, per un problema molto spesso legato all’età adolescenziale, è che lo si ritrova, invece, sempre di più anche tra le persone adulte.

Ma quale è la causa? Questa è un’altra delle domanda ricorrenti. La verità come spesso accade sta nel l’assenza di una risposta univoca, valida per tutti. Sicuramente un fattore che aggrava l’incidenza di abbuffate compulsive è un rapporto conflittuale con il cibo che, invece di rappresentare come dovrebbe una fonte di piacere e di esperienze sociali, viene vissuto come una sfida giornaliera al controllo astinente. Il cibo diventa, quindi, una sorta di termometro emotivo che misura ansia e tensioni; quindi l’altro lato della medaglia, che contribuisce fortemente al mantenimento del problema, è la presenza di una dieta quotidiana piena di regole rigidissime e inflessibili. E, di qui, la necessità di rendere segreto ogni momento di caduta nel piacere che poi, inevitabilmente, si trasforma in una catastrofe di dimensioni sproporzionate.

Ma proprio la segretezza rende questo momento peccaminoso un rituale volta dopo volta sempre più piacevole; il rituale può, quindi, cristallizzarsi nella forma più pericolosa del disturbo da vomiting.

 

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