Being who you are / Essere ciò che sei

by simonacampli

identity

 

“You are not your job, you’re not how much money you have in the bank. You are not your family and you’re not who you say you are. You’re not your name.” – Chuck Palahniuk, Fight Club

In this society – the one  based on “like”, of the success weighed by others’ approval – is quite hard to stay honest to ourselves, and follow who we feel we are.

The main risk is to be constantly confused through the many masks we have to wear on our many roles and, in the end, forget about our main essence.

What and who is that defines our identity? When is that one day we simply look in the mirror and know what we’re looking at? The moment we know what we like, what is interesting for us, what we’d like to reach in life and what is not important to follow, who is the right person to have beside and what are the types to avoid.

In the finite time we have in life we are forced to make choices, we can’t simply do everything and see everything or be with everyone.

From the moment our life begins to be evaluated, graded by institutions or people in general, our choices and our goals are being influenced by these results and our identity can be mixed up with them. This can happen even before we have a proper identity; the result is that the fine line between the goals we’re trying to reach and who we are is covered in dust and the two things might start overlapping.

So what is the effect of this situation if we add an experience of failure to the mix?

  • Our identity starts to crumble as our goals and our dreams are crushed
  • We can’t see any more chances of change, expansion, everything is dark and negative. Something finite – our goals – have been confused with something possibly infinite – our identity – giving limits to our personal growth.
  • We feel angry, betrayed by the people who we consider guilty, even ourselves or the destiny if we believe in it, or the wrong society. Anger can turn into despair when we start to realize that we lost in one second our purpose and our self.
  • Life itself is now sterile; no more challenges or discoveries, no fun, everything is lost and we feel like there is no point from where we can start over. Surrender is the main reaction to this deep state of loss.

Differences among people may cause implosions or explosions, but for everyone this is a moment of paralysis.

Have you ever felt like the fine line between who you are and what you do has been confused? Do you think this instructions to unhappiness sound familiar? What are you going to do about it?

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Tu non sei i soldi che hai in banca. Non sei il tuo lavoro. Non sei la tua famiglia e non sei quello che dici di essere a te stesso. Tu non sei il tuo nome. – Chuck Palahniuk, Fight Club

In questa cultura in cui viviamo, sempre più costruita sulla ricerca dell’approvazione sociale – reale o virtuale – dei “like” o del successo stabilito dall’esterno, è molto difficile rimanere ancorati ad una onestà basilare verso noi stessi e ricordarci sempre chi siamo.

Si rischia spesso di confonderci con ciò che facciamo e distrarsi dall’essere semplicemente noi stessi.

Chi o cosa definisce la nostra identità? Quando accade che un giorno ci guardiamo allo specchio e ci conosciamo? Sappiamo ciò che ci piace e ciò che non ci interessa, quello che vogliamo e quello che vogliamo evitare di raggiungere, chi desideriamo accanto a noi e chi invece preferiamo lasciare a distanza. Perché, si sa, la vita è un viaggio finito e quindi ricco di scelte, non si può fare tutto, vedere tutto, stare con tutti e essere un infinito numero di persone.

Dal momento in cui la nostra vita comincia ad essere scandita dai ritmi della scuola e le nostre azioni giudicate da un sistema di punti e voti – e per alcuni di noi questo accade ancora prima nell’infanzia – le nostre scelte e i nostri obiettivi diventano gran parte della nostra identità. Spesso ancora prima che la nostra identità si sia del tutto formata e rivelata a noi stessi. A volte la sottile linea  di separazione tra questi obiettivi e il nostro essere si copre e ci dimentichiamo di essa con il risultato di unire le due cose e sovrapporle.

Cosa succede se in una situazione del genere subiamo o realizziamo un fallimento?

  • la nostra identità si disintegra per effetto della distruzione dei nostri obiettivi mancati
  • cessiamo di vedere possibilità di crescita, espansione personale perché abbiamo fatto combaciare la nostra identità – qualcosa di possibilmente infinito – con uno specifico obiettivo – qualcosa di finito – che adesso è oltretutto macchiato di negatività
  • ci sentiamo arrabbiati con chi sentiamo abbia la colpa di questo fallimento – noi stessi, qualcuno di specifico o il fato, il destino, la società – e la rabbia si tinge di angoscia perché sentiamo di essere stati deprivati in un solo colpo di scopo e della nostra identità
  • la vita improvvisamente non è più un insieme di sfide e di scoperte, non c’è più divertimento, tutto è perso e non sappiamo più da dove ripartire. La rinuncia prende il sopravvento.

Di conseguenza, sia che si esploda sia che si imploda, sia che ci si lamenti o che si tenga tutto per sé, il senso di perdita è dilagante e paralizzante.

Tutto questo perché quella sottile linea di demarcazione tra ciò che facciamo e ciò che siamo non é stata difesa, rimarcata, sottolineata o evidenziata. Che te ne sembra di queste istruzioni per rendersi infelici? Ti è mai capitato di dimenticarti d’essere ciò che sei, perdendoti in ciò che fai?

 

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