Solitudine Esistenziale

by simonacampli

Feeling good in our own skin allow us never to feel really lonely. Nevertheless we still look constantly for love and affection, to avoid our life being filled with solitude; that won’t be a choice, more like a damnation.

Love is the most carnal of illusions said Fernando Pessoa, still it is an illusion in the way we perceive it that is helplessly different from how our partner is feeling it. We know, in the end, we are alone in living our life even if we have the luck to share it with loved ones.

The paradoxical condition of living in a big city today created a sense of farce where none would like to admit how lonely he/she is but still very hardly know a thing about the closest neighbour, if he/she has any friends at all. We are capable of reaching out mainly to complain as when there is too much noise for us to sleep.

We are too many but most of us are feeling lonely in this crowd.

A reserach from 2008 showed a connection between feeling socially excluded and giving high priorities to appearance, success and popularity. In a nutshell this would mean the more we feel lonely the more we search companionship in the wrong places and of the cheap quality.

A way to interpret this result could be having a deep sense of inadequacy and feeling not worthy of quality relationship because of a series of painful rejections and bad experiences, that also make us very needy of closeness, without having the luxury to wait around for the good one.

Whatever is the cause, solitude is a feeling that can’t be possibly resolved from the outside-in.

I never found the companion that was so companionable as solitude – Thoreau

Everytime I address the theme of solitude in a therapeutic setting I found the client astonished when I ask: “What is that you do once you feel solitude entering the room, getting closer, tapping on your shoulder for attention?”

Everytime I get the same reply: I try not to think about it! I try to get distracted or put myself to sleep; everything to bring a bit of light back in.

And what is next? The shadow comes back, everytime stronger, everytime harder to ignore or defeat.

Why is that we can’t stop for a second and listen? Invite your own solitudine in, greeting her cause we know her -is a part of us- and then we could maybe show her a bit of that compassion we’d love to be granted ourselves.

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Sentirci a nostro agio con noi stessi ci permette di non essere mai veramente da soli. Nonostante ciò ci innamoriamo e speriamo che la nostra vita non sia mai pervasa dalla solitudine perchè in quel caso non sarebbe una scelta occasionale lo stare da soli, ma una condanna.

L’amore è la più carnale delle illusioni diceva Fernando Pessoa, ma pur sempre di un’illusione si tratta perché alla fin fine sappiamo che siamo da soli a condurre la nostra vita, seppur fortunati abbastanza dal condividerla con altri, amici, parenti, amanti.

Il paradosso delle nostre città di oggi poi aumenta ancora di più questa sorta di farsa dove nessuno vuole far bandiera della propria solitudine ma spesso la vive; difficilmente sappiamo cosa fa la sera il nostro vicino di casa e se ha compagnia alcuna, se non quando ci lamentiamo del rumore eccessivo che non ci fa dormire.

Siamo troppi ma la realtà è che molti di noi si sentono molto soli in mezzo a questo caos.

Uno studio del 2008 sottolineava una correlazione tra sentirsi socialmente esclusi e avere priorità legate all’apparenza, al successo, alla popolarità. Come dire che più ci si sente soli più ricerchiamo compagnia nei luoghi sbagliati, nei legami meno sinceri e più superficiali.

Una spiegazione di questo potrebbe venire da un convincimento di non essere all’altezza o da una consuetudine al rifiuto che ci ha reso sempre più vogliosi di vicinanza, seppure non di qualità.

Qualsiasi sia la causa il sentimento di solitudine, però, non può certo essere colmato dall’esterno.

I never found the companion that was so companionable as solitude – Thoreau

Ogni volta che affronto il tema della solitudine in terapia mi trovo davanti a una risposta di sorpresa quando chiedo: e cosa fai quando senti l’ombra della solitudine entrare nella tua stanza, avvicinarsi a te e bussarti sulla spalla?

La risposta è sempre la stessa: cerco di non pensarci! Mi distraggo o cerco di dormire forzatamente, faccio di tutto per riportare un pò di luce e far scappare via l’ombra.

E cosa succede poi? L’ombra torna, ogni volta più grande, ogni volta più difficile da ignorare o da mandare via.

Perché, per una volta, non fermarsi ad ascoltare la solitudine, invitarla ad entrare invece di scacciarla e, visto che fa parte di noi, mostrarle quella compassione che vorremmo ricevere noi per primi?

 

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