Missing out / Occasioni perdute

by simonacampli

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“If the unexamined life is not worth living, it’s equally true that the unlived life is not worth examining.” – Se una vita non esplorata non vale la pena d’esser vissuta, allo stesso modo una vita non vissuta realmente, non vale la pena d’essere esplorata” – P. Palmer

Feeling anxious of missing out is a very unpleasant feeling that over recent years has become more and more poignant thanks to the conjunction of three main factors:

  1. People now have endless access to a huge amount of information on the external world, directly on their phones – what other people are doing right while I’m writing this post, what is the weather like in Alaska and so on – as a result of this the curiosity of knowing more and more has been growing exponentially.
  2. The type of information is getting extremely sensory accurate, especially with the growing popularity of social media that use pictures and videos. Instead of reading about somebody’s description of an event we can actually have our own virtual experience of it, live, right when it happens.
  3. One of the most common relational mechanism – comparison – applied to this new type of experiences, has grown into an expanded version of it, a sort of comparison+, fed by the numerous details we can gather virtually, even comfortably lying down on the sofa.

So how does this new type of anxiety work?

During one of these moments, when we’re picking in other people’s lives through social media, among pictures of amazing food and a tropical landscape or the video of an exclusive party, we start feeling a bit uncomfortable, surprisingly excluded, wondering why we’re not there to enjoy those beautiful things as well. We could then thoroughly examine our recent life-experience to find similar exciting events, checking-in if everything is going well enough, if we’re living at the best of our (our?) possibilities. Gradually, the sense of uncertainty will poison completely the moment we were living, up until then, quite serenely.

One of the most interesting characteristic of this – as other forms of – anxiety is that through the time it will expand, becoming precautionary as well as on the moment. Following a sort of distorted sense of pleasure people start to self-inflict information that will lead to more anxiety,  now being voluntarily affected by it instead that purely by accident!

In this it definitely is not helpful having advertising playing with it, presenting new items of interest as “Must-see”: aren’t you afraid to miss those out?

The step to imagine other people living exactly the same anxiety we live is a short one so when we’re in fact living a great moment it becomes more and more important to take a photographic proof of it, to then share it, looking for some kind of compensation from others’ envy or appreciation of our own life events. Sometimes we also lie a little presenting the most common episodes of our life as irreplaceable, fantastic events.

It is indeed an endless vicious cycle that gradually impact our capacity to have a present and authentic attitude on our own existence.

It’s from frustrations that we get the strength to realize our desires – M.Popova

In all this one positive side of the story is that, behind the fear of missing out, there is usually something else. It might be a signal of personal insecurities or dissatisfactions that we are, unfortunately, too lazy to take care of. Maybe is just a bit of boredom. So when anxiety kicks in and push us to do something about it, in a – even unpleasant- way is helping us to renew commitment to our own existence.

The best thing would be to realize this during one of the beautiful moments, those when we feel lucky to be in our shoes; to break the vicious cycle and instead of taking a shallow picture to share that moment with the world, engrave it in our own memory and in those of the people that are sharing that precious moment with us.

***

L’ansia delle occasioni perdute, o semplicemente ansia da partecipazione, è una sensazione spiacevole che negli ultimi anni si è andata consolidando tra le difficoltà quotidiane principalmente per via di tre fattori:

  1. Abbiamo accesso ogni secondo ad una quantità vastissima di informazioni legate al mondo esterno, direttamente sullo smartphone – cosa fanno le persone in questo momento che sto scrivendo, che tempo fa in Alaska, e cosi via- che prima erano esclusivamente legate alla nostra fantasia e nella maggior parte dei casi, come risultato, non ci pensavamo proprio.
  2. Queste informazioni stanno diventando sempre più sensorialmente dettagliate, dall’avvento di social media basati sulle immagini e i video non si tratta più di leggere informazioni descritte da altri, ma le possiamo proprio vedere o ascoltare di persona, avendo una nostra privata esperienza di contemporanee realtà virtuali.
  3. Uno dei meccanismi relazionali più comuni – il confronto – applicato alla nuova quantità di informazioni sulle realtà virtuali degli altri, si trasforma in una versione più ampia di esso, una sorta di confronto+, un nuovo livello di paragone tra noi e gli altri, la nostra vita e gli altri, che può potenzialmente arricchirsi di dettagli abbastanza sofisticati, pur rimanendo comodamente sdraiati sul divano di casa nostra.

Quindi cosa è questa ansia da partecipazione, cosa succede, come funziona?

In uno dei molteplici momenti che occupiamo a guardare cosa succede agli altri attraverso i social media, tra una foto di un piatto d’alta cucina e una di un paesaggio tropicale o un video di una festa esclusiva, cominciamo a sentirci improvvisamente esclusi, chiedendoci perché anche noi non siamo lì e a passare in rassegna la nostra recente esperienza per trovare qualche evento simile che ci faccia sentire altrettanto soddisfatti altrimenti il dubbio di non star vivendo al massimo la nostra vita arriva e comincia ad avvelenare quel prezioso momento che stavamo, fino a un secondo prima, vivendo seranamente, quasi in maniera inconsapevole.

La caratteristica che trovo tra le più interessanti di questa forma di ansia è che mano mano che le persone ne soffrono si instaura addirittura preventivamente. Con una sorta di senso distorto del piacere si finisce ad auto somministrarsi immagini o suoni che sappiamo ci faranno sentire quell’ansia prima di avvertirla; non più, quindi, casualmente ma volontariamente!

In questo non aiuta che anche la pubblicita’ si adatti alle nuove paure, presentandoci nuovi ristoranti, nuovi locali, nuove mete turistiche sempre più come “Must-see”: in poche parole se te le perdi chissà cosa succede!

In breve tempo cominciamo a immaginare come anche gli altri si trovino nella nostra stessa posizione emotiva, perciò, alla prima occasione, invertiamo i ruoli: condividiamo sui social media un’esperienza qualsiasi della nostra vita quotidiana, imbellettata come se fosse un evento irripetibile che ci ha cambiato la vita. E mentre lo facciamo una parte di noi si sente diabolicamente soddisfatta per l’invidia che provocherà agli altri.

Abbiamo già capito che si tratta di un vortice potenzialmente senza fine che ci porta sempre più lontani da un’attitudine presente e autentica della nostra esistenza.

E’ dalle nostre frustrazioni che arriviamo a realizzare i nostri desideri – M. Popova

Ma in tutto ciò un’aspetto positivo c’è; quella parte di noi che teme occasioni perdute ci sta forse cercando di comunicare delle insicurezze o delle insoddisfazioni che siamo troppo pigri  per ascoltare. Magari semplicemente un po’ di noia. E allora quando l’ansia arriva e ci sprona a fare qualcosa per farci sentire di nuovo vincenti, tutto sommato ci sta anche facendo un piccolo favore, ristabilendo la voglia di vivere più attivamente la nostra vita.

L’importante sarebbe rendersene conto sul momento, proprio quando ci sentiamo felici e fortunate di vivere nella nostra pelle; spezzare il circolo vizioso, evitando di immortalare il momento che stiamo vivendo semplicemente per “condividerlo” col mondo, limitandoci invece ad inciderlo felicemente nella nostra memoria e in quella delle persone che stanno vivendo quel prezioso momento con noi.

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