Unravelling Burn-Out / Sciogliere il Burn-Out

by simonacampli

sciogliere il burn out

 

As there are many ways to experience burn-out, coming out of it is as much a personalize path as the problem itself. Having said that, the core of change always lies in one main concept: time is needed. The come-back-to-light path should be slow and steady.

Starting from the main source or sources of stress, trying to neutralize them by re-structuring the perception we have of them but also, to have a long-lasting result, trying to re-structure our whole perception on the external world.

It is also important to consider if originally there were unrealistic expectations that, once being disappointed, have created a general sense of injustice.

Another key aspect is to counterbalance the void felt during burn-out with new creative stimuli. Sometimes, as usually happens, unexpected insight to find these come during moment of relaxation or even during chores or other automatic actions, as taking a shower or driving. Our mind is set free to wander and then is when creativity strikes. This is a mental state called by scientist default mode network and it is only possible if during our daily life emotions are tuned in an overall sense of serenity and well-being, feelings that tend to lack during burn-out. It is not easy to take advantage of small, slow moments of life when we’re constantly on a super-fast, unsustainable, rhythm.

Too often we tend to consider most of our problems as coming exclusively from the outside while many studies show how a general sense of satisfaction and long-lasting happiness towards everyday life is only for its 10% related to external success while for its 90% to how we perceive our life, how we judge it, the internal value we’ve set. So, if we define this with a constructivist equation:

personal perception on the world = personal belief on the world = individual reality.

Not the other way round!

From complex issues to simple solutions.

It’s not about making it (apparently) simple but following this we have to conclude that if we tweak our perceptive lenses towards a more positive attitude, the individual reality and overall sense of happiness will be, as a result, improved.

Going back to work-related matters, in most cases we tend to think, again, that feeling of satisfaction is linked to our results and success coming from the external world. So: the more I work and the more I have success, the more I’ll be happy. This without considering that while we reach certain goals we tend to move up the standard of success so that, in reality, we never reach the top and experience true satisfaction that we have promised ourselves. On the contrary, many studies show how 75% of happiness related to jobs comes from social support, an optimistic perception on reality and being able to see and live problems as challenges. This is defined as the happiness advantage.

That is ultimately linked to less risk of burn-out.

 

***

Come ci sono molti modi di arrivare a vivere un momento di burn-out, anche uscirne è un percorso generalmente personalizzato. Il succo del cambiamento che va messo in atto è, però, uguale per tutti: c’è bisogno di tempo, il percorso che andrà seguito sarà lento ma continuo.

Si comincia dalla fonte o fonti principali di stress cercando di neutralizzarle o ristrutturare la nostra percezione di esse ma poi, per avere risultati duraturi, è tutta la percezione individuale sul mondo esterno che va ristrutturata.

Bisogna valutare anche se, alla base di questo stato di demoralizzazione estrema, non ci siano delle aspettative che sono state ferite, magari un senso generale di aver subito un’ ingiustizia, e, in questo caso, se queste aspettative erano funzionali o meno al benessere della persona.

C’è anche la necessità di controbilanciare il vuoto espresso nel burn-out, con dei nuovi stimoli. La creatività ci viene in aiuto e, come spesso accade, momenti di sblocco e di insight si propongono quando la nostra vita quotidiana è piacevolmente spezzata da automatiche routines che ci permettono di divagare con la mente di tanto in tanto. Uno stato mentale che viene chiamato dagli scienziati default mode network (come mentre facciamo la doccia o laviamo i piatti). Questo default state è possibile, però, se nella nostra quotidianità l’emotività è sintonizzata su una generale serenità e felicità, quella sensazione di benessere generalizzato che nel burn out viene a mancare. Questa capacità di gustare i momenti lenti della vita non è facile quando il nostro ritmo interiore è sintonizzato sull’eccesso di velocità.

Spesso tendiamo a pensare che la maggior parte dei problemi esterni causi stress che, se non viene risolto, ci porta ad estremi come nel caso del burn out. In realtà molti studi provano che il senso di soddisfazione e prolungata felicità associato alle nostre attività lavorative e quotidiane è predetto solo al 10% dall’esterno e per il restante 90% da come noi percepiamo la nostra vita, il giudizio personale che ne diamo insomma. Quindi, seguendo un’equazione di pensiero costruttivista:

percezione del mondo soggettiva = personale credenza sul mondo = realtà individuale.

Non viceversa!

Da problemi complessi a soluzioni semplici.

Non per renderla (apparentemente) semplice, ma va da sé che se aggiustiamo le lenti per avere una percezione del mondo più positiva, la realtà individuale e il senso di felicità ne risulteranno aumentati.

Tornando al lavoro nella maggior parte dei casi si pensa, di nuovo, che la soddisfazione derivi dal risultato, dal successo (riconosciuto dall’esterno). Quindi più lavoro duro, più successo avrò, più felice sarò. Ma siccome la barra massima di successo viene abitualmente alzata più in alto mano mano che si raggiungono degli obiettivi, non sentiamo mai di provare quel senso di felicità che ci eravamo promessi. Al contrario, molti studi hanno provato che nel 75% dei casi la felicità nel lavoro è data da fattori quali il supporto sociale, una percezione ottimista della realtà ed essere in grado di vedere i problemi come sfide. Questa attitudine positivista viene definita il vantaggio della felicità.

Che, ovviamente, è collegato a meno rischio di burn out.

 

 

Advertisements