A good play / Un buon gioco

by simonacampli

giocare

 

Qualsiasi cosa sia la creatività è una parte nella soluzione di un problema. – Bruno Munari

Perché essere creativi è essenziale al problem-solving e perché la creatività è stimolata dal gioco?

Mi vengono subito in mente le foto che spesso si trovano sulle riviste degli uffici di start up e aziende come Google dove si vedono tavoli da biliardino, scivoli, tappeti elastici e cosi via.

Gli studi psicologici e neurologici sull’importanza evolutiva del gioco sono tantissimi e, soffermandosi su diversi aspetti dell’esperienza del gioco, mettono in luce piccoli tasselli di un mosaico così grande che ancora non è stato interamente visualizzato. Ovviamente la ricerca, si sa, molto spesso tende a seguire priorità che nascono dai problemi (malattie, devianze, mancanze) mentre invece il gioco potremmo dire che fa parte dell’estremo legato alla soluzione. In che senso? Be’ da piccoli non abbiamo bisogno di imparare a giocare, a modo suo ogni bambino trova le attività che stimolano di più la propria curiosità e le cerca spontaneamente, senza resistenze.

Purtroppo col passare del tempo di resistenze al gioco se ne inseriscono moltissime e questo fa si che la spontanea ricerca di esso venga piano piano soffocata al punto tale che non ne sentiamo più il bisogno.

Ma se torniamo al momento evolutivo in cui compare il gioco, ovvero praticamente subito, appare lapalissiano come questo insieme di attività è il ponte attraverso il quale i bambini raggiungono le principali conquiste di sviluppo di cui necessitano:

• manipolazione

• esplorare – camminare

• nascondersi – difendersi

• parlare

• relazionarsi

• esprimere emozioni

• negoziare

e tante altre ancora.

I ricercatori del gioco, come dicevamo, suddividono quindi il momento del giocare in varie funzioni, studiandole separatamente. Abbiamo, quindi, il gioco corporeo, privo di scopo, come il salto, la corsa e cosi via; il gioco di oggetto in cui si manipolano oggetti di tutti i tipi; il gioco sociale, svolto insieme agli altri; il gioco immaginativo solitario, in cui la vastità della propria immaginazione è esplorata tra sé e sé quasi cullandosi in momenti spesso dedicati al relax; il gioco di esplorazione e così via.

Per citare una delle scoperte curiose a riguardo, ad esempio, la tipologia di gioco sociale è questa: a livello cerebrale le aree del cervello di destra delle persone che dialogano nel gioco sembrano quasi intonarsi l’una con l’altra durante il gioco, creando opportunità di apprendimento sociale che continuano con gli anni, raggiungendo livelli più sofisticati a seconda di quanto tempo si passi in questi momenti di gioco con gli altri.

Attraverso gli studi sugli animali da laboratorio un altro aspetto importante di apprendimento attraverso il gioco, cruciale per la sopravvivenza, è la capacità di risolvere problemi attraverso l’esplorazione. Un gruppo di topi suddiviso in due sottogruppi dei quali uno lasciato libero di giocare e l’altro no, dimostrano come, messi davanti ad una fonte di pericolo, da una parte viene usata esclusivamente la risposta istintiva di nascondersi, senza lasciare spazio ad altre soluzioni portando gli animali a morire nel loro nascondiglio, mentre il gruppo dei “giocatori” trova il coraggio di uscire dal nascondiglio dopo un primo momento di studio, per esplorare eventuali vie di fuga.

Non sorprende pure come la quantità di tempo passato a giocare influisca sullo sviluppo in grandezza del nostro cervello.

Ovviamente il gioco funziona meglio più è su misura, seguendo i nostri gusti. Solo così spingerà la nostra mente ad una full-immersion, ottimizzando focus e successo.

Vi ricordate come giocavate da piccoli e cosa preferivate fare? Provate a ritornare indietro con la mente a quei momenti di gioco e a trovare delle azioni che possono essere applicate anche alla vostra vita presente. Vedrete che piano piano le giornate si illumineranno di scoperta, creatività e.. divertimento!

 

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