Here and Now

by simonacampli

(video by The School of Life )

Few times before in the blog I’ve discussed the subject of Staying in the Present, in the here and now, and how this is an habit that can really improve our psychological and physiological wellbeing. The reason why this theme has become so popular recently is that it represents one of the most common – if not The most common – difficulty in today’s society.

Putting on hold, for a second, the sociological interpretation regarding the frenzied life rhythm – virtual life and multitasking habits included – and how this is cause of a gradual disconnection from the present, there is another key we could use to unlock new meanings on the matter.

The present can be full of struggles, fear, anger, anguish or is simply lacking satisfaction. Consequently, being able to get carried away with a story in a movie or a book can be an easy way to escape a grim reality we feel unable to change.

The escaping strategy is a good tool when it comes to momentary difficulties but is, certainly, not enough in the long term, when can become a limitation of one’s growht, expansion, success or happiness.. whatever term is most appropriate.

The first step toward a more solid presence in the Here and Now is being aware of escaping tendencies, all those imaginary doors opened to follow a thought that gradually transport our minds away from our body, left alone in the present life. Mathematician, physicist and philosopher Peter Russell calls this “Ego Mind” – a concept that has quite a costructivist reference- the habit of perceiving life subjectively so much that it’s hard to stay in it all the time, with both our mind and body, because everything happening to or around us, strikes some chord of our subjectivity, distracting our present self.

Again these are like doors opening, or the White Rabbit nest we can resist to explore.

Back to the strategies, the one mentioned above is definitely the best way to start having a new and improved connection with the Here and Now, trying to be aware of the exact moment our mind is disconnecting from the present, right when it happens. This should be enough to begin with, to start sabotaging our disappearance from the present. Although, as often said for many other sophisticated strategies, simplicity is only apparent. Exercise only can truly make the difference.

Do not hurry; do not rest – Goethe

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Molte volte nel blog abbiamo parlato di quanto sia benefico al nostro benessere psicofisico approcciare un ritmo di vita più slow, più nel presente, il famoso Qui ed Ora.  Il motivo per cui se ne parla sempre di più è che in realtà questa rappresenta una, se non, La difficoltà più comune nella società odierna.

Se però guardiamo al fenomeno mettendo da parte un attimo l’aspetto sociologico, del ritmo frenetico che porta a disconnettersi dal momento presente – preferendo il multitasking o la virtualità – c’è anche un’altra chiave di interpretazione del non essere in grado di ancorarsi al qui ed ora. Il presente può rappresentare un momento di difficoltà, di insoddisfazione, di paura o rabbia o angoscia. Magari farsi trasportare da ricordi del passato o pianificazioni future o dall’infinite scrolling di un social media o da un bel film o libro, sono tutti modi per evadere da una realtà che non ci piace e che sentiamo di non poter cambiare.

Questa strategia dell’evasione può essere utile ad alleviare situazioni passeggere ma può anche tramutarsi in uno stile evitante che limita l’espansione dell’individuo, la sua crescita e, di conseguenza, il suo successo, la sua soddisfazione o felicità, a seconda del termine che si vuole utilizzare.

Perciò il primo passo è la presa di coscienza di tutte le volte che ci distraiamo dal momento presente, seguendo un treno di pensieri per esempio, e lasciando il nostro corpo indietro, da solo, a vivere la nostra vita attuale. Questo è un fattore viene definito dal matematico, fisico e filosofo Peter Russell “Ego Mind” – in maniera, se vogliamo, molto costruttivista – ovvero la nostra tendenza a percepire il mondo così soggettivamente che qualsiasi cosa che viviamo o sentiamo invece di lasciarci andare alla sua esperienza immediatamente la nostra mente la ricollega alla nostra soggettività portandoci a pensare al passato o futuro collegato o a fare considerazioni in uno spazio temporale diciamo “meta” in cui, però, ad ogni modo ci spostiamo perdendoci l’esperienza presente iniziale che l’ha instigato.

E’ come se visualizzassimo una porta in cui decidiamo di entrare, una sorta di tana del Bianconiglio, e in un attimo siamo altrove, lasciando la nostra vita scorrere senza di noi. Quante volte vi è capitato?

Tornando alle strategie, quella iniziale dicevamo, al fine di riprendere un più saldo contatto col nostro Qui ed Ora, è renderci conto, notare ogni volta che entriamo nella porta. Basterebbe quello per interrompere il processo di fuga ogniqualvolta si presenta. Sembra facile, ovviamente, come in molte altre strategie sofisticate, la semplicità è solo apparente. L’esercizio è la chiave di volta.

“Come raggiungere un traguardo? Senza fretta ma senza sosta.” – Goethe

 

 

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