Wellbeing at work / Benessere a lavoro

by simonacampli

benessere lavoro

Resuming the discussion exactly where we left off, group is now on stage, at work.

When a group becomes a team, sharing goals, values and responsibilities, the interconnection among members gets stronger.

To function well and enhance wellbeing among members, the team must feel well. An expert in this field, researcher and professor at Cambridge University Felicia A. Huppert, identifies 10 factors as crucial elements for wellbeing at work:

positive emotion, engagement, relationships, meaning, accomplishment (or competence), resilience, emotional stability, vitality, optimism and self-esteem.

One of these elements – meaning or purpose – represents the central aspect for organizations and projects where goals have an ethical or social impact. Where success is not merely defined by monetary achievements, but rather it is a matter of improvement for people and the planet.

Purpose for a team can be a powerful motivational tool, increasing chances of success; individuals will merge their identities with the team’s, being extremely devoted to their tasks and will also find easier to cooperate for a greater good, feeling extremely satisfied by positive results.

Unfortunately even with these great preconditions and even in groups driven by purpose, stress, frictions and emotional burn out can become serious issues that need attention. These situations of increasing stress can initiate from personal experiences of the individual or also have their start within the team. Let’s see these two scenarios, one at a time.

 

When personal issues enter the workplace

The individual can live a personal crisis and very easily this will be reflected into problems dealing with the work/life balance, concentration issues, fear of failure or success, constant comparison with colleagues, procrastination and even what is broadly defined as “impostor syndrome”.

It might even happen that one feels more and more threatened from the outside world or in competition with it, extremely worried of any criticism. When sensitivity is at its highest levels one can easily fall into a negative spiral, with difficult reactions following a perception of crisis, lower and lower into a process that will only end when real damage has been done to the work and the team’s structure.

Under important pressure from team goals, the individual can easily give more than possible to the cause – in terms of time, emotional and physical energies – and finally end up heavily in deficit. Here’s a matter of boundaries.

 

What can be done

To re-equilibrate a good level of productivity and happiness it is crucial to focus on relational and communicational styles of the individual toward the team, working with ad hoc strategies to approach a more sustainable cooperation.

At the same time it would be beneficial to look into inner factors; necessities, needs, desires, fears or dissatisfactions which haven’t been cared for in a long time.

With the help of specific tools to improve functional communication, creativity, problem resolution and to identify alternative and unconventional solutions, it will be possible to reach a better work rhythm and to dissolve the emotional blocks, ultimately re-establishing wellbeing.

 

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benessere lavoro

 

Riprendiamo direttamente da dove abbiamo lasciato la settimana scorsa con il gruppo al centro del palcoscenico, a lavoro.

Quando il gruppo diventa team, condividendo obiettivi, valori e responsabilità, la interconnessione tra i membri si intensifica.

Per funzionare bene il team, come i singoli individui che lo compongono, ha bisogno di sentirsi bene. Uno dei massimi esperti in UK di wellbeing, la studiosa Felicia A. Huppert, definisce il benessere a lavoro come l’insieme di 10 elementi:

Emozioni positive, coinvolgimento relazioni positive, senso/scopo, risultati (o competenze), resilienza, vitalità, ottimismo e senso di sicurezza personale.

Uno di questi elementi – lo scopo – è centrale per tutte quelle organizzazioni e aziende che lavorano per una motivazione etica o  “socialmente utile”. Dove il successo non è stabilito esclusivamente dal profitto monetario ma da un risultato in termini di impatto sulle persone o il pianeta.

Lo scopo per il team rappresenta sicuramente una potentissima arma in termini di potenzialità di successo – gli individui sono dediti ai propri compiti e la cooperazione è più stimolata così come la soddisfazione finale – ciò nonostante anche in queste situazioni, così come nel business, proprio nel team di lavoro si possono venire a formare attriti o blocchi indesiderati.

Queste situazioni di stress crescente possono nascere da una o più difficoltà dell’individuo nella sua esperienza personale, oppure crearsi all’interno del gruppo o team, nell’interazione. Vediamo una alla volta queste due possibilità.

Problemi personali che entrano nel lavoro

Quando l’individuo è in crisi, l’equilibrio lavoro/vita personale si incrina e può riportare difficoltà di concentrazione, problemi di sicurezza personale, paura del fallimento  o ansia del successo, costanti paragoni con colleghi, procrastinazione o anche quella che viene comunemente definita “sindrome dell’impostore”.

Ci si può sentire costantemente minacciati o in competizione o preoccuparsi eccessivamente di essere giudicati male. Quando l’emotività é esasperata può venirsi a creare una sorta di spirale negativa, dove le reazioni problematiche di risposta alla nostra percezione di difficoltà emotiva non si fermano, fino a quando si sia creato un evidente danno alla propria posizione lavorativa o al lavoro di tutti.

Sotto pressione per gli obiettivi importanti stabiliti dallo scopo di gruppo, la persona può anche facilmente trovarsi a dare più di quanto può – in termini di tempo, forze fisiche ed emotive – al lavoro e trovarsi poi in deficit. Si tratta qui di un problema di confini.

Cosa si può fare

Per ristabilire una buona produttività bisogna soffermarsi sugli stili relazionali e comunicativi dell’individuo col team, lavorando con strategie ad hoc per renderli più funzionali.

Contemporaneamente si andrà ad analizzare anche il suo mondo interiore; necessità, bisogni, desideri, paure o insoddisfazioni, che non sono stati ascoltati per molto tempo.

Con strumenti specifici di stimolazione della comunicazione funzionale, creatività e risoluzione del problema e con l’individuazione di soluzioni alternative e non convenzionali, si andrà a ristabilire un buon ritmo di lavoro, sciogliendo tutti i nodi emotivi accumulati e ristabilendo benessere.

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