Creativity for wellbeing / La creatività per il benessere

by simonacampli

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Pleasure and food as vehicles for wellbeing. Too good to be true right? Quite the contrary, especially if we look at them under the common denominator of creativity.

A recent study, guided by  kiwi psychologist and professor Tamlin Conner and published on the Journal of Positive Psychology, connects creativity and emotional wellbeing through the execution of small daily crafty tasks or activities, such as cooking for example.

“Recent experience sampling and diary studies have shown that spending time on creative goals during a day is associated with higher activated positive affect (PA) on that day”

The study has been following a very large group of individuals – 658 people – for a period of 13 days  measuring their PA levels – positive or negative- while some of them were spending their time in creative tasks; these individuals were reporting higher levels of PA.

So, which are the aspects of creativity that can truly help us feeling better and happier?

The list should start with the almost meditative / mindful effect of carrying out a sequence of creative steps, like when we’re following a recipe; our conscience and attention must stay in the present in order to fulfill the sequence in the right way.

More than this, people tend to feel content with concrete results, even enterteined by them. But what is specifically related to creative tasks is that creativity is a medium to express emotions, especially tough ones that tend to stay under the surface; so creativity can, then, have  a cathartic, liberating effect.

Depending on the type of activity, through creative endeavours one can also measure or acquire other useful skills, like leadership, negotiation, collaboration, risk-acceptance and management, planning of goals, strategy, personal growth and so on.

There is a word created in the philosophical context of ancient Greece that unifies precisely creativity and wellbeing: eudaimonism. It means literally being possessed by a -good- demon through the quest for talents fulfillment and full expression of the individual (Annamaria Testa, 23/06/2014).

How much creativity is in your daily life? How many good demons you have and how often you truly listen to them? It’s time to let them free so to benefit from a higher and stronger wellbeing.

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Il piacere del cibo come veicolo per il benessere. Troppo bello per essere vero? No, se ci focalizziamo sull’aspetto legato alla creatività.

Un recente studio condotto dalla dott.ssa neozelandese Tamlin Conner e pubblicato sul Journal of Positive Psychology riconduce miglioramenti nel benessere emotivo all’intraprendenza creativa utilizzata per piccoli compiti quotidiani, come il cucinare.

“Recent experience sampling and diary studies have shown that spending time on creative goals during a day is associated with higher activated positive affect (PA) on that day” – L’esperienza raccolta in diversi studi recenti ci dimostra come passare il tempo in attività con scopi creativi anche piccole ma quotidiane è associata a un più alto effetto di attivazione positiva nella giornata.

Lo studio seguiva un gruppo molto ampio di soggetti – 658 persone – in un periodo di 13 giorni, durante i quali a volte svolgevano dei compiti creativi, riportando alla fine di ogni giorno il loro livello di PA, negativo o positivo.

Quali aspetti della creatività possono aiutarci a stare meglio e sentirci più felici?

Prima di tutto l’effetto quasi meditativo dello svolgere piccoli step finalizzati ad uno scopo creativo; questi inchiodano nel presente il soggetto e svolgendo il compito, la persona si può sentire all’altezza, in controllo e anche divertita dal risultato. Inoltre durante un compito creativo c’è spesso più capacità di farsi trasportare dalle proprie emozioni, liberandone anche alcune che tenevamo un po’ chiuse sotto chiave. Quindi la creatività può avere effetto catartico.

Poi, ovviamente, a seconda del compito ci si potrà misurare con aspetti quali la collaborazione o la leadership, la negoziazione, l’accettazione del rischio, la soddisfazione del risultato, la crescita personale, e così via.

Un termine, preso in prestito dalla filosofia greca, ci rimanda proprio alla fusione di creatività e benessere: eudemonismo. Letteralmente l’essere posseduti da un genio o demone (daimon) che però è buono (eu), indicando la ricerca dell’appagamento attraverso la piena espressione di sé e dei propri talenti (Annamaria Testa, 23/06/2014).

Quanti demoni buoni avete nella vostra vita e quanto date loro ascolto? E’ ora di ritagliare più tempo per la creatività così da innalzare il nostro benessere.

 

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