Dealing with imperfection / Perché accettare l’imperfezione

by simonacampli

imperfection

Here we are in a new year with our first article. It’s been a while since, here at Strategy, we committed to a resolutions-free new year’s approach, but since it is still a time when most of the people are in “action-mode”, is always good to take advantage of this activation and use it to discuss a core-theme to tackle individual and group difficulties: dealing with imperfection.

There is a crack in everything, that’s how the light gets in – L. Cohen

Imperfection is part of human life, even if too often we tend to forget it. Our perception of reality can easily be clouded by the goals we’ve set or even our desires. If these are not completely actionable then, here’s when the real struggle begins. Maybe our goals resembles more a set of illusions.

Where do you go from an illusion? Most probably to a delusion, and from there quite soon to depression.

There is a beautiful quote about this from Portuguese writer Fernando Sabino who says

“Afterall we’re left with three things: a certainty that we’re always just beginning, a guarantee that we must keep going but also that we will most likely be interrupted before getting to the end. Therefore we must turn interruption in a new path, downfall into a dance, fear into a ladder, our dreams into bridges and our needs into an encounter”.

Just to be clear: accepting imperfection does not mean saying no to goals of embracing change or even simply to settle without happiness. Quite the opposite, it should expands our view of what we want to achieve, understanding the possible limitations or obstacles we may encounter, to adapt our goals and make them really actionable, feasible, doable. Keeping a flexible attitude towards our objectives, since every time our mind becomes too rigid it will, most likely, have a breakdown.

A beautiful example of this comes from nature: bamboo is one of the most resistant, durable material but still has a great flexibility when it comes to wind power so that it will never break.

Continuing with the oriental-inspired philosophy or point of view, it is rather nice to quote here the Wabi – Sabi vision or aesthetics: beauty lies in imperfection, in accepting peacefully the transience of life in all its aspects, as a constant cycle of growth and decay.

Let’s see why it is so important to deal with imperfection and how, when we can’t do it, we may easily suffer and worsen our situation.

• Under an individual point of view, it is possible to start having rigid values, desires or requests for the people around us because things “should be a certain way otherwise it’s not right”. A never-ending sense of injustice and deception bring even more inflexibility and a continuous pain having been “betrayed” in our expectations over and over again. When this lack of flexibility becomes systematic and excessive, satisfaction is an impossible goal to achieve, gradually we feel alone, as if there was an empty space dividing us from the rest of world. Recriminations, conflict, arguments… life is a constant struggle, always expecting the worst while keep trying to defend ourselves from the next enemy attack.

• When accepting imperfection is a group or team issue, this can be present in the design phase of objectives, creating impossible goals, both in their inner qualities as much as in the path to achieve them (timing and so on).  If there isn’t a good risk analysis linked to various “check-up” moments, throughout the completion of the project, it would be merely impossible to reach a satisfactory result. This will bring to a series of unfortunate events within the team, such as: recriminations among members, disengagement, sense of inadequacy or even failure… until the real failure happens.

Let’s stop here. There is one simple and clear resolution above all the others here: to start the year with positivity and a strategic attitude let’s embrace imperfection, in and around ourselves.

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Eccoci al primo articolo dell’anno nuovo e, anche se da tempo abbiamo giurato devozione ad uno stile di vita senza superficiali risoluzioni dell’anno nuovo, mi piacerebbe prendere spunto da questa attivazione nei confronti del nuovo che molti di noi sentono ad inizio anno per parlare di un tema molto comune a tante difficoltà individuali e di gruppo: l’imperfezione.

C’è una crepa in ogni cosa. E’ da lì che entra la luce. (Leonard Cohen)

L’imperfezione fa parte dell’essere umano e della vita degli esseri umani. Troppo spesso ce ne dimentichiamo sovrapponendo a questa realtà i nostri obiettivi, i nostri desideri. Se questi non si poggiano su un esame di realtà concreto e il più possibile obiettivo – sempre tenendo a mente la lezione costruttivista che la soggettività permea ogni conoscenza ed esperienza umana – più che di obiettivi possiamo parlare di illusioni.

E qual’è il percorso di vita di un’illusione? Dall’illusione si passa alla delusione e poi alla depressione.

Non un bel quadretto vero?

Imperfezione significa anche accettare le interruzioni nel nostro cammino, le difficoltà.

Lo scrittore portoghese Fernando Sabino a riguardo magistralmente scriveva

“Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.”

Intendiamoci bene accettare l’imperfezione umana non significa evitare di porsi grandi obiettivi di cambiamento o accontentarsi di qualcosa che non è esattamente ciò che volevamo. Piuttosto, significa includere i limiti e gli ostacoli che in ogni buon piano di azione dovrebbero essere analizzati, ricercati ed individuati, per adattare gli obiettivi e renderli fattibili, raggiungibili. Mantenere una attitudine flessibile nei confronti di ciò che vogliamo realizzare, perché ogni volta che ci irrigidiamo eccessivamente e sistematicamente, tendiamo a spezzarci.

Un bellissimo esempio dell’importanza della flessibilità in relazione alla forza ci viene dalla natura; il bambù, pur essendo durissimo e di grande resistenza, ha una flessibilità tale da non spezzarsi sotto la forza del vento.

E sempre dalla filosofia orientale vale assolutamente la pena citare la visione o estetica giapponese del Wabi-Sabi: uno stile di vita in cui la bellezza si ritrova nelle imperfezioni e si accetta pacificamente la transitorietà di tutti gli aspetti della vita umana, come ciclo costante di crescita e decadimento.

Vediamo meglio come una difficoltà di accettazione dell’imperfezione può portarci a soffrire e a peggiorare la nostra situazione.

• A livello individuale la rigidità nei nostri valori, desideri, richieste che rivolgiamo a noi come agli altri con cui viviamo ed entriamo in relazione porta, quando diventa eccessiva e sistematica, a un continuo susseguirsi di delusioni e ad una costante sensazione di essere stati “traditi” in un certo senso. La soddisfazione è un evento irrealizzabile e piano piano è come se si venisse a creare un vuoto intorno a noi che ci allontana da tutti. Recriminazioni, scontri, litigi, praticamente si vive in costante attesa che qualcosa vada male e che qualcuno ci attacchi.

• Se consideriamo la difficoltà di accettare l’imperfezione a livello del team, essa si può presentare nel design di obiettivi irrealizzabili, sia nella loro qualità intrinseca, sia in qualche aspetto della loro realizzazione (tempistiche, quantità, ecc). Se non si fa una buona analisi dei rischi accompagnata da diversi momenti di analisi dei limiti che si possono presentare nello svolgimento di un progetto, sarà molto difficile arrivare ad un vero e proprio risultato soddisfacente. Questo porterà a tutta una serie di sfortunati eventi: recriminazione, disinvestimento di membri del team dal progetto, senso di inadeguatezza e  fallimento .. fino al fallimento reale.

Fermiamoci qui. Con una, piccola e chiara risoluzione sopra tutte le altre: per cominciare un anno in maniera positiva e strategica, accettiamo l’imperfezione dentro e fuori di noi.

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