Narration and use of stories in teams / Il racconto e la narrazione nel team

by simonacampli

team narrative

Last week we started discussing the importance narration has in the personal individual experience, in order to sustain a satisfactory level of meaning in it.

The same can be said for the experience and meaningfulness of a project.

In this second scenario there are more people involved – a team – but when working at the project they gather around one, same, identity; narrative comes here to reinforce clarity of identity but also to establish the appropriate communication of goals.

As we prompted in the individual case, the initial indications stay the same in essence. Starting from a theoretical reflection, each member of the team can ask themselves what their thoughts or actions would be As If their determination and clarity was already completed. Where would they start?

Regrouping individual findings with the rest of the team, the discussion will gradually lead to establishing key steps and direction for the project. If this process is hard and hostile at times, to maximise active listening it is crucial to start every comment with a genuine curiosity by starting the question with “Correct me if I’m wrong, it seems like you’re saying..”.

Each team member should also identify their individual value, not just the tasks they need to complete, in order to personalize their commitment to the group and the project.

From the active listening phase within the team, the next step is to expand the same attitude towards clients, through research, in order to add other important meanings to the direction of the work.

Finally, collaboration with similar teams or projects, maybe active in different contexts but with like-minded goals, could bring back to the team a wider experience and understanding and even liberate some creative ignitions and development areas, originally not contemplated.

(…) ” Don’t bring unnecessary props into a story” (…) ‘But this is not a story. We’re talking about the real word.’ Tamaru narrowed his eyes and looked hard at Aomame. Then, slowly opening his mouth, he said ‘Who knows?” –  Haruki Murakami

 

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La settimana scorsa abbiamo iniziato a delineare l’importanza di una narrazione personale per l’individuo, in modo da aumentare il significato del proprio cammino di vita.

Ugualmente cruciale è la narrazione per un progetto di lavoro.

In questa secondo scenario ci sono più persone coinvolte – il team – ma nell’ambito del progetto si riuniscono intorno ad una identità che li unifica: ancora di più la narrazione non serve solo a stabilire chiarezza identitaria ma anche il linguaggio per comunicare gli obiettivi da raggiungere.

Cosi come nello scenario individuale le due indicazioni di partenza non cambiano nella loro essenza. Si comincia dal passaggio teorico:

ogni membro del team può riflettere sul Come Se la sensazione di determinazione e chiarezza si tramutasse in concrete azioni: cosa farei di diverso oggi? 

Si passa poi a discuterne nel team, mettendo insieme le risorse individuali, partendo dal dichiarare a turno cosa farei oggi per andare nella direzione dell’obiettivo / obiettivi chiave del progetto fino a che non si trovi un accordo su alcune direzioni chiave.

Gradualmente questo aiuterà a chiarire l’identità del progetto stesso. Se ci sono dei momenti meno chiari nella fase di ascolto attivo si possono chiedere spiegazioni cominciando con il “Correggimi se sbaglio, tu stai dicendo che..” per evitare malintesi e conflitti.

Ogni membro del team dovrà individuare, inoltre, il proprio valore, non solo i compiti da svolgere, e inserire il proprio tocco personale, la propria identità, nell’identità del gruppo.

Un’altra fase importante, successiva a quella di ascolto attivo del team, é l’ascolto attivo dei riceventi del progetto – i clienti -, attraverso la ricerca, che potranno aggiungere dei significati importanti alla direzione del lavoro.

Infine la collaborazione con altri progetti simili ma attivi in altre industrie o aree creative, riportata nel team di partenza attraverso discussione più ampia dell’esperienza di lavoro, potrebbe creativamente aprire nuove aree di sviluppo dapprima non individuate.

(…) In un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. (…) Ma questo non è un romanzo. Stiamo parlando del mondo reale. Tamaru socchiuse gli occhi e guardò fisso il volto di Aomame.– Chi può dirlo? – Haruki Murakami

 

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