Negativo / Negativo

by simonacampli

taylor leopold

There is an old mind-trick usually offered by common psychological knowledge to manage the emotional and negative stress or fear sometime associated with speaking in public which is visualizing the audience in underwear. A situation when the person feels at the most vulnerable inner state, isolated in confronting a panel which feels is judging his/her performance.

The same characteristics of this scenario are also pretty similar to other kind of performances; potentially the fear of judgement, failure and embarrassment, can be typical of all sorts of situations involving something we care about to the extent we feel it is close to our own identity and definition of our own personal value. This applies both in personal life – facing a challenge when for the first time we must appear in our entire vulnerability and authenticity to attract success and fulfillment – and in business, even more when the two domains overlap like in enterprises strongly intertwined with our passions and values.

Going back to the exercises of imagining your audience as in underwear, why should that help? Well, definitely there is an element of empathy which reassures the person in distress while envisaging the people perceived as judging the performance in equal awkwardness.

 

But also it is a funny way to remind ourselves that underneath our clothes we are always human.

 

As much as someone could know us deeply, we are always the ones knowing our flaws, regrets and shameful failures inside out, all those traits and experiences where our human imperfection was at its best. Many times when life brings us to face a higher – stakes challenge, our mind responds with a sad trip to memory lane, revisiting all these difficult times. It doesn’t necessary have to be a set of clear images might just be a feeling of a knot in our chest but gradually it is translated into harsh words, as “you’re not enough”, “you can’t possibly be right”, “you can’t be that lucky” etc etc.

More often than not this level of negativity in the thinking process has labelled as “lack of confidence” which immediately translates as a sort of label of defectiveness. On the other hand more and more voices are finally getting to realize that confidence is not a cause but an effect of the same negativity, which can be, therefore, modified or avoided entirely.

Next week we’ll see how usually people reacts to negative thoughts and feeling of inadequacy and being a fraud and how, instead, we can modify the route to despair into self-growth and affirmation.

 

Rather fail with honor than succeed by frauds. Sophocles

 

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C’è un vecchio trucchetto spesso consigliato in psicologia popolare per gestire lo stress emotivo o la paura spesso associata al parlare in pubblico che consiste nell’immaginarsi il pubblico in mutande. Questo tipo di situazione paurosa si associa ad altre simili situazioni in cui molte persone si sentono vulnerabili o “da sole”, nel confrontarsi con il giudizio esterno legato ad una performance.

Le stesse caratteristiche si ritrovano anche in altri ambiti legati alla performance dove potenzialmente la paura del giudizio altrui, del fallimento o dell’imbarazzo sono influenzate anche dal grado di importanza che il risultato rappresenta o se esso lo sentiamo vicino a una definizione della nostra identità o valore personale. Questo é presente sia nella vita personale – affrontando sfide che per la prima volta ci vedono mostrare la nostra vulnerabilità e autenticità per raggiungere successo e soddisfazione – che in quella professionale, soprattutto quando i due poli si sovrappongono in situazioni dove le passioni e i valori sono unificati.

Tornando al trucchetto mentale di apertura, come mai funziona? Sicuramente c’è un elemento di empatia e rassicurazione per la persona in difficoltà nell’immaginare le persone che percepisce come giudicanti, in una simile situazione di disagio.

 

Ma é anche un modo spiritoso per ricordarci che sotto i nostri abiti siamo tutti umani.

 

Per quanto qualcuno possa conoscerci profondamente, siamo noi che conosciamo meglio di tutti i nostri punti deboli, i rimorsi che ci trasciniamo o le memorie imbarazzanti; tutti quei momenti in cui la nostra imperfezione umana era al suo massimo. Molte volte quando la vita ci presenta sfide più ardue, la nostra mente può decidere di presentarci quelle stesse immagini. A volte é anche solo una sensazione di disagio e blocco interiore che può tradursi in parole taglienti come quando ci diciamo “non ce la puoi fare”, “non puoi avere ragione”, “sarebbe solo un colpo di fortuna” ecc. ecc.

Molto spesso questo livello di negatività nel pensiero é etichettato come “mancanza di autostima” che immediatamente si traduce con una sensazione di difetto. Al contrario, si sta finalmente delineando una definizione di “autostima” che non é considerata causa ma effetto di questa negatività, che può, quindi, modificarsi o essere evitata del tutto.

La prossima settimana vedremo come le persone reagiscono molto comunemente ai pensieri negativi e alle sensazioni di inadeguatezza, modificando la strada verso la disperazione in un viaggio di crescita personale e affermazione di sé.

 

Piuttosto fallire con onore che avere successo attraverso frode. Sofocle

 

 

 

 

 

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